Oppositori meridionali

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 21/03/1906

Oppositori meridionali

«Corriere della sera», 21 marzo 1906

 

 

 

Quando furono presentati al Parlamento i disegni a favore della città di Napoli, della Basilicata e della Calabria, i deputati delle regioni interessate, lieti del concorso volonteroso che paese e Governo si apprestavano a porgere al loro risorgimento economico ed intellettuale, si accinsero nelle Commissioni ad un lavoro, che fu in parecchie parti utile, di disamina accurata e di modificazioni nei particolari, affinché le leggi riuscissero rispondenti al loro fine.

 

 

Noi eravamo persuasi che i deputati meridionali avrebbero ugualmente operato per i provvedimenti a favore del Mezzogiorno. Criticare e migliorare si, poiché nessuno può essere costretto a pensare colla testa di un altro; e la critica amorosa e spassionata avrebbe giovato assai a migliorare i progetti Sonnino. Invece noi assistiamo al fatto strano e curiosissimo di una opposizione in parte palese ed in parte sorda, ostruzionistica, fatta appunto a quei provvedimenti da molti deputati meridionali. Da che muove questo contegno, a prima vista inesplicabile, della deputazione meridionale?

 

 

Se badiamo all’intrinseco contenuto dei provvedimenti si stenta a capirne la ragione. La riduzione del 30 per cento dell’imposta fondiaria poteva far venire l’acquolina in bocca ai deputati di altre regioni e l’invidia poteva muoverli ad osteggiarla nella speranza di ottenere qualcosa di simile per i propri collegi elettorali. Ma i deputati meridionali, i quali nelle condizioni attuali del bilancio non possono chiedere di più, e nel tempo stesso non possono apertamente rinunciare a questo beneficio recato ai loro rappresentanti, come possono votar contro? E quanto alle esenzioni decennali dalle imposte di ricchezza mobile e dei fabbricati per i nuovi opifici e per quelli tecnicamente trasformati od ampliati, non sono essi ogni giorno testimoni del mirabile sviluppo economico che quelle provvide disposizioni hanno provocato nella zona franca di Napoli? E come poter supporre che essi siano tanto amanti della quiete rurale e delle antiche costumanze da voler allontanare da sé e dai loro vicini lo spettacolo superbo degli alti camini che si lanciano al cielo e del nuovo industrialismo che dal Nord scende a conquistare il Mezzogiorno?

 

 

No. I Deputati meridionali non possono essere contrari alle esenzioni tributarie stimolatrici ed avvivatrici di energie sopite, non possono obbiettare a che le quote d’imposte superiori a 6.000 lire si accumulino a costituire il primo nucleo delle Casse di credito agrario, non possono a viso aperto sostenere che la imposta di famiglia debba essere applicata anche pei redditi inferiori a 400 lire all’anno nei Comuni di meno di 5.000 abitanti, o la tassa sul bestiame pei proprietari di due bovini od equini e non possono volere procacciarsi la taccia di retrivi opponendosi alla legge che consacra quel limite di esenzione. Potranno essere scettici sull’efficacia delle disposizioni intese a favorire l’enfiteusi e la proprietà coltivatrice; ma come rifiutarsi ad approvarle, quando esse si fondano quasi in tutto sulle iniziative private e lo Stato interviene soltanto per agevolare queste iniziative togliendo quei freni e quegli impacci che derivano da una legislazione fiscale opprimente? Né infine possiamo immaginare che i deputati meridionali, tanto smaniosi, a somiglianza del resto dei loro colleghi di tutte le parti d’Italia, di promettere tranvie, ferrovie, stazioni, strade, ponti, ecc., ecc., vogliono proprio ora respingere il dono che il Governo si appresta a fare ad essi di una Rete tranviaria atta a sussidiare utilmente le ferrovie e le strade ordinarie.

 

 

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No, ripetiamolo ancora una volta, i deputati meridionali di fronte a queste disposizioni potranno nella loro esperienza locale trovare argomenti per suggerire utili ritocchi e miglioramenti compatibili colle risorse del bilancio: ma non sappiamo vedere come e dove attingano i motivi per una opposizione accanita e sistematica.

 

 

Bisogna scendere in basso, molto in basso per rendersi ragione di quanto avviene. La guerra o l’ostruzionismo degli oppositori meridionali prescinde recisamente dagli interessi del Mezzogiorno e ha in mira solo la conservazione dei loro collegi. Se l’amore verso la propria terra li muoverebbe ad esaminare con spirito di sincerità e con desiderio di bene i provvedimenti odierni, a correggerli ed a migliorarli, la paura di perdere il proprio collegio li spinge a reprimerli in blocco. Essi sono come fachiri ossessionati dalla contemplazione di un punto fisso: essi attraverso al voto favorevole ai provvedimenti pel Mezzogiorno vedono il consenso dato a Sonnino, mentre sentono che le palle nere saranno con piacere contate da Giolitti. E tra i due essi temono ed amano di più il secondo. Lo amano di più perché ricambia con ampie concessioni il loro voto favorevole; lo temono perché è convinzione diffusa, se anche errata, che Giolitti è destinato a fare le elezioni generali; e perché è convinzione diffusissima che egli sappia fare le elezioni. L’on. Sonnino in questa materia è completamente screditato. I più lo ritengono di una ingenuità siffatta da permettere persino che passi la volontà del paese senza incagli e senza freni. Non vuole egli rinunciare all’arma potentissima, in tempo di elezioni, dello scioglimento dei Consigli comunali?

 

 

Nel bivio, i deputati meridionali che hanno paura di perdere il collegio se si lascia passare la volontà del paese o se Giolitti, memore del voto favorevole ai provvedimenti, li combatterà come egli sa fare, votano per Giolitti e contro il Mezzogiorno.

 

 

Noi crediamo però che essi abbiano sbagliato il calcolo; e che le astuzie degli ascari – timidi con i forti e con i più astuti di loro e coraggiosi contro chi è risaputo fiero abbastanza da non volere fare meschine vendette – abbiano oramai fatto il loro tempo. Vi è in Italia un’opinione pubblica che è decisa a mettere alla berlina costoro che votano contro il proprio paese per salvarsi il collegio; e contro la sua invincibile pressione non prevarrà chi faccia indegno traffico del proprio mandato.

 

 

In questa lotta altissima per il risorgimento morale dell’Italia ci saranno forse delle soste nel Parlamento; ma a farle cessare provvederà l’incessante vigile voce del paese.

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