Ostruzionismo, chiusura, ghigliottina e canguro

Tratto da:

Gli ideali di un economista

Minerva

Data di pubblicazione: 01/08/1914

Ostruzionismo, chiusura, ghigliottina e canguro

«Minerva», 1 agosto 1914, pp. 673-676

Gli ideali di un economista, Edizioni «La Voce», Firenze, 1921, pp. 45-56

 

L’ostruzionismo dello scorso giugno ha lasciato uno strascico di malcontento tra le file della maggioranza e un vago desiderio di modificare il regolamento della Camera, onde le minoranze non possano trarne profitto per impedire il funzionamento degli istituti parlamentari. Essendo perciò ridivenuti interessanti i metodi antiostruzionistici, sarebbe stato strano che non si ricordassero quelli grazie ai quali non si sente più parlare di resistenza defatigatoria dell’opposizione nella Camera dei Comuni inglese.

 

 

Il primo di questi metodi, introdotto nel 1887, e conosciuto, con modalità varie, anche in altri paesi, è il diritto del gabinetto, quale rappresentante della maggioranza, di chiedere in qualsiasi momento, col consenso, quasi sempre concesso, dello Speaker o presidente della Camera, la chiusura delle discussioni e la votazione immediata del disegno o provvedimento in discussione.

 

 

Il secondo metodo fu introdotto, dieci anni fa, dal signor Balfour, quand’era primo ministro. Il signor Balfour, politico fine, scrittore acuto di cose economiche e filosofiche, era noto per il fastidio aperto e quasi sprezzante con cui ascoltava le interminabili discussioni dei suoi colleghi; e si comprende come egli, annoiato, facesse votare la cosidetta ghigliottina, con la quale la Camera stessa delibera che la discussione di un dato disegno di legge abbia a durare non più di un dato numero di giorni, sette, dieci, quindici; giunti alla scadenza del qual termine, all’ora segnata, siano o no finiti i discorsi, si procede senz’altro alla votazione del disegno di legge. La ghigliottina può anche essere a sezioni (guillotine by compartments), nel qual caso si fissano preventivamente il giorno e l’ora in cui deve ritenersi finita la discussione e deve procedersi alla votazione di ogni singolo articolo del disegno di legge.

 

 

Finalmente vi è l’istituto del canguro, il quale dà diritto allo Speaker della Camera dei Comuni di saltare, come fa il canguro, ossia di escludere dalla discussione e votazione tutti quegli emendamenti e ordini del giorno che egli discrezionalmente ritenga futili, defatigatorii, non pertinenti all’argomento, o meno importanti di altri.

 

 

Né bisogna dimenticare che, mentre fino al 1902 il tempo disponibile per le discussioni era dai regolamenti (standing orders) assegnato per quattro decimi al governo e per sei decimi ai private members, ossia ai semplici deputati non provvisti di alcuno stipendio od assegno sul bilancio dello Stato, in quell’anno la distribuzione fu profondamente mutata, assegnandosi i nove decimi ai placemen (membri appartenenti al gabinetto o provvisti di una delle numerose cariche ministeriali esistenti in Inghilterra, anche fuori dei posti di ministro propriamente detti) e solo un decimo ai private members.

 

 

Sarebbe erroneo affermare che un siffatto sistema di riduzione della capacità di discorrere dei private members sia stato mal visto dall’opinione pubblica. Tutt’altro. Salvo irrilevanti eccezioni, i giornali d’ogni partito si sono adattati alla chiusura per volontà del ministro, alla ghigliottina ed al canguro; e si direbbe quasi siano felici di potere risparmiare lo spazio, prima dedicato ai discorsi parlamentari, per dedicarlo al chricket, al football, all’aviazione ed ai vari altri generi di sport. Pare che il pubblico si interessi sempre meno della Camera dei Comuni e si compiaccia di vederne ghigliottinati i discorsi, anche nei riassunti dei giornali; talché lo stesso Times, il quale un tempo era gelosissimo del vanto di non tralasciare mai neppure una parola dei discorsi parlamentari, in questi ultimi anni ha dato segno di voler rallentare alquanto la rigidità delle sue venerabili regole a questo riguardo.

 

 

I partiti hanno subito fatto lor pro dei metodi introdotti dal Balfour. Il governo al potere, che dicesi liberale, ma che è sovratutto radicale e labourista, ed è protetto da quei nazionalisti irlandesi, che si erano altre volte resi famosi per accanite manovre ostruzionistiche, ha fatto suo pro della chiusura, della ghigliottina e del canguro, e ripetutamente se n’è servito per fiaccare l’opposizione dei conservatori; né questi poterono ribellarsi, essendo stati essi gli inventori dell’elegante congegno. Neppure si può affermare che delle armi antiostruzionistiche si sia fatto palese abuso, poiché giovarono solo a sollecitare l’approvazione di provvedimenti per cui era certo il consenso della maggioranza della Camera. Ora, si osserva dai difensori della ghigliottina e del canguro, il governo di gabinetto è governo di maggioranza. Se la maggioranza non può tradurre in leggi la sua volontà, per l’opposizione ostruzionistica della minoranza, non abbiamo più governo rappresentativo, governo di maggioranza, bensì l’inerzia, l’arresto del governo, ad opera di una minoranza faziosa. Se questa crede cattivi i provvedimenti votati dalla maggioranza, ne dimostri al paese i difetti, trasformi l’opinione dell’elettorato, abroghi la legge cattiva. Ma finché questa maggioranza esiste, essa ha diritto di attuare in leggi i voleri del popolo, così come si sono manifestati negli ultimi comizi elettorali.

 

 

Questa è indubbiamente la teoria dominante in Inghilterra nel momento presente. Dominante; ma non pacifica. Poiché se in parlamento rarissime voci si alzano a combattere contro la ghigliottina e il canguro, se i giornali vi sono favorevoli, se l’opinione pubblica vede con piacere lo stroncamento delle chiacchiere dei politicanti, non mancano qua e là voci di solitari osservatori, i quali mettono in chiaro i pericoli dei nuovi metodi. Per ora le critiche si leggono solo sui libri e sulle gravi riviste trimestrali, le caratteristiche riviste inglesi che sembrano libri, dove si leggono articoli che non di rado passano alla storia e segnano l’inizio di un movimento di idee destinato a fruttificare in avvenire. Sarebbe un errore disdegnare queste critiche, solo perché scritte su libri e su riviste lette da un pubblico ristretto; troppe volte essendosi veduto in Inghilterra che la forza di penetrazione delle idee esposte ai pochi che sanno pensare e riflettere è maggiore di quella delle impressioni fugaci che vivono sui quotidiani la vita effimera di un giorno.

 

 

Su una di queste riviste trimestrali, anzi su una rivista nuova, di cui finora furono pubblicati solo due fascicoli, la The Candid Quarterly Review of Public Affairs, ossia sulla Sincera, rivista trimestrale di affari pubblici, diretta da un singolare tipo di pubblicista, il signor T.G. Bowles, noto come critico ferocissimo del bilancio e per una famosa sentenza con cui egli riuscì a farsi restituire dal Tesoro una somma indebitamente pagata a titolo di imposta sul reddito, si leggono parecchi articoli, anonimi, come tutti quelli di questa rivista e di parecchie altre, fra le più reputate, d’Inghilterra, dove sono esaminati gli effetti ultimi della ghigliottina e del canguro. Il giudizio che vi si dà di questi avvenimenti sta tutto nella famosa distinzione che il Bastiat faceva, a proposito dei problemi economici, tra quello che si vede e quello che non si vede. Come gli effetti visibili e immediati del protezionismo, del corso forzoso, limiti legali al tasso dell’interesse, ecc. ecc., sono buoni, e sono dannosi invece gli effetti invisibili e lontani; così sono buoni gli effetti visibili e immediati della ghigliottina e del canguro – bando alle chiacchiere inutili e facilità di governo alla maggioranza, – ma sono dannosi gli effetti invisibili e mediati. È vero infatti, notano gli scrittori della rivista citata, che l’essenza della costituzione stia nel governo della maggioranza? No. L’essenza vera sta nel potere della maggioranza della Camera dei Comuni di deliberare in seguito a discussione. Le parole scritte in corsivo sono quelle che esprimono la vera virtù intima e profonda del sistema rappresentativo. Tutti i governi vivono con la maggioranza; anche i governi più assoluti. Persino le monarchie antiche persiane e babilonesi dovevano governare secondo le idee od i pregiudizi nella maggioranza della popolazione in quel momento. La caratteristica del governo rappresentativo quale si formò, non per creazione ma per lenta evoluzione, in Inghilterra, sta nella potestà della maggioranza della Camera dei Comuni di deliberare e quindi di governare, dopoché ai singoli membri della Camera sia stata garantita, come diceva trecent’anni fa lo Speaker Lenthall, «ampia ed illimitata libertà di parola, con libera e compiuta discussione».

 

 

Le nuove norme restrittive quali effetti tendono ad avere su questa libertà di discussione, che è la condizione prima e indispensabile affinché la legge votata possa essere ritenuta «ferma, stabile e sacra?». Dieci anni oramai sono passati e già si possono vedere gli indizi degli effetti remoti dei provvedimenti che alla superficie appaiono indirizzati soltanto a togliere la possibilità di incomportabili sopraffazioni della minoranza.

 

 

Un effetto grave è la tendenza a limitare le discussioni, escludendone i private members e limitando il diritto di parlare alle due front benches. È noto che alla Camera dei Comuni i dibattiti sono capeggiati dalle due front benches, ossia dagli uomini maggiori che stanno seduti sui primi banchi ministeriali e di opposizione. Vi è la Ministerial Front Bench, il banco del Ministero, che novera trentasei membri; e la Opposizione Front Bench, composta di circa venti membri, la quale comprende gli uomini scelti dell’opposizione, quelli che vorrebbero essi andare al potere, al posto della Ministerial o Treasury Bench, che ora vi si trova. Questi 56 sono i front benchers; gli altri deputati, i membri privati sono i back benchers, coloro che stanno sui banchi di dietro; macchine da votare, agli ordini dei whips o fruste dei due partiti, qualcosa di simile in grande a quello che dicesi sia in piccolo l’on. De Bellis per la maggioranza giolittiana.

 

 

È curiosissimo leggere la descrizione delle sorpresa da cui è colto il deputato novellino inglese, quando, pieno di entusiasmo per i suoi ideali, arriva alla Camera e si accorge che gli è quasi impossibile di parlare. Se egli vuole esporre le sue idee in generale, lo può fare solo nella discussione sulla risposta al discorso della Corona; ma solo per miracolo vi riuscirà, perché, prima che arrivi il suo turno, lo Speaker avrà chiusa la discussione. Se egli vuole svolgere un ordine del giorno sul discorso stesso della Corona, potrà farlo se il suo nome esce dall’urna dove sono messi i nomi di tutti i 670 deputati e da cui è estratto il nome del fortunato che solo ha diritto di parlare. Se, durante una discussione, egli si alza e domanda la parola, venti volte di alzerà e per venti volte lo Speaker farà mostra di non accorgersi di lui. Se egli vorrà iscriversi a parlare, bisognerà si raccomandi al whip del suo partito; e questi, se egli appartiene al partito del governo, gli farà presente l’inopportunità di far perdere tempo al governo, quando già l’opposizione glie ne fa perdere tanto. Se egli è d’opposizione, il whip gli farà notare che il poco tempo disponibile ai deputati privati è meglio lasciarlo agli opposition frontbenchers, ai venti capi cioè dell’opposizione, i quali sanno come meglio mettere a dura prova il ministero.

 

 

In breve, i deputati che non hanno la fortuna di appartenere ai 56 privilegiati front benchers non sono nulla. Se alcuno dei reietti riesce nonostante, a furia di abilità e di conoscenza dei regolamenti, a prendere la parola ed a far sentire una nota personale, diversa da quella iscritta nei programmi rispettivi del partito al governo o dell’opposizione, con rabbia del ministro e con fastidio del presidente (to the rage of the Minister and the concern of Mr. Speaker), la sua sorte è segnata. Il suo whip lo segna sulla lista nera; alle prossime elezioni non sarà più portato dal partito e rimarrà escluso dalla Camera dei Comuni.

 

 

In conclusione, la soppressione della «intiera ed illimitata libertà di discussione», che lo Speaker Lenthall trecent’anni fa proclamava essere la massima prerogativa della Camera dei Comuni, tende ad instaurare una nuova tirannia: non più quella dei Tudors o degli Stuardi, bensì quella dei capi dei due partiti. E notisi che, se le due Front Benches fossero scelte liberamente dai membri dei due partiti, il male sarebbe ancora sopportabile. Il male maggiore si è che alla loro volta i due grandi banchi, governativo e d’opposizione, sono nominati di fatto dalle organizzazioni dei partiti, di cui il chief whip, ossia il capo dei whips dei due partiti, tiene in mano le fila. Organizzazioni di partito le quali in appartenenza sono aperte, dove in apparenza vi è libertà di discussione dei programmi che dovranno essere presentati agli elettori ed attuati dal partito vincitore alla Camera; ma che in realtà, per molte circostanze, fra cui non ultima l’esistenza di un fondo elettorale di guerra, costituito in parte dalla vendita delle onorificenze e dei titoli di nobiltà, amministrato, senza controllo, dal chief whip di ogni partito, sono dominate da un caucus o comitato centrale, il quale formula il programma, sceglie i candidati, conduce la campagna elettorale, fa votare alla Camera gli eletti, così come vuole il ministero, a sua volta in definitiva scelto dal comitato irresponsabile del partito.

 

 

Dire quale di questi fatti sia la causa e quale l’effetto, è impossibile. Sarebbe esagerato affermare che i comitati centrali dei partiti, deliberanti in segreto ed irresponsabili, siano divenuti dominanti grazie alla soppressione della libertà illimitata di discussione; poiché i comitati esistevano prima che trionfassero la ghigliottina e il canguro. D’altro canto è certo che ghigliottina e canguro hanno reso irresistibile il potere, già grande, del ministero, ossia del comitato del partito, che seppe conquistare la maggioranza, sgominando le ultime tracce di quegli spiriti indipendenti i quali sono stati sempre il lievito della formazione di nuovi partiti o della trasformazione dei vecchi. Ciò che si può dire è che ghigliottina, canguro, soppressione della facoltà illimitata di discutere, soppressione della Camera dei Lordi, onnipotenza della Camera dei Comuni, ossia onnipotenza della maggioranza di essa, ossia ancora del ministero e finalmente del caucus o comitato centrale del partito al potere, trasferimento delle prerogative regie dal Re al gabinetto e cioè di nuovo al potere dominante nel partito governativo, attribuzione del diritto di presentare i candidati alle onorificenze ed ai titoli di nobiltà al chiefwhip del partito al potere; sono tutti fatti strettamente legati tra di loro, i quali contribuiscono a trasformare sotto i nostri occhi il sistema di governo di discussione, in cui la volontà dalla maggioranza riesce a trasformarsi in legge solo quando sia ben dimostrato che essa è una vera volontà, ossia una deliberazione maturata e ragionata in guisa da poter resistere alle più vive, ostinate, minute, feroci critiche delle minoranze, nel tipo del governo del piccolo gruppo che è diventato, con metodi buoni o cattivi, padrone della maggioranza pro tempore. Il primo è il tipo del governo liberale, il secondo del governo giacobino.

 

 

Queste le due grandi correnti di opinioni che in Inghilterra si contrastano il campo rispetto ai meriti e ai demeriti dei metodi antiostruzionistici. L’ambiente italiano è diverso; e quindi il contrasto non può essere trasportato tale e quale nel nostro paese. A citare solo una differenza, non esistono da noi partiti organizzati, come esistono in Inghilterra; ed appena se ne scorgono alcune pallide imitazioni nei partiti socialista, clericale e nazionalista; mentre il grosso della deputazione è tenuto a segno da capi personali, fra cui primeggia uno solo, divenuto padrone incontrastato del parlamento. Il che sembra essere assai peggiore cosa di quel grosso malanno che sono divenuti in Inghilterra e negli Stati Uniti i partiti organizzati.

 

 

Ma, pure attraverso a queste differenze profondissime di ambiente, alcune deduzioni aventi un valore generale si possono ricavare dall’esperienza inglese:

 

 

  • essere assai dubbio che l’essenza del governo parlamentare stia nel diritto alla maggioranza di votare le leggi. Una maggioranza che si offenda al pensiero di una lotta senza quartiere, da combattere contro la minoranza prima di giungere ad attuare i suoi voleri, è l’araldo della tirannia; l’essenza del governo parlamentare sta nella libertà illimitata di discussione; e quindi l’ostruzionismo non è offesa agli istituti parlamentari, ma la loro pietra di paragone. Un parlamento, il quale, per debellare l’ostruzionismo, ricorre ai metodi restrittivi tipo inglese, dimostra di non essere più il parlamento di tipo classico, ma una camera di registrazione della volontà, in Inghilterra del caucus o comitato centrale del partito dominante, in Italia della volontà del capo personale del gruppo più numeroso dei membri della classe politica;

 

  • una maggioranza, per avere il diritto di chiamarsi tale, nel senso parlamentare della parola, deve essere composta di persone le quali sono convinte della bontà della causa che difendono e sono pronte a rintuzzare gli argomenti della minoranza con argomenti propri, ed a lottare con la pazienza, la risolutezza, le sedute di venti ore al giorno o le sedute permanenti per settimane e mesi, contro l’ostruzionismo della minoranza. È molto dubbio se le qualifiche di minoranza e di maggioranza potessero sul serio essere applicate a quelle che così da sé si chiamarono in Italia durante l’ultima campagna ostruzionistica. Poiché da un lato si aveva una cosidetta minoranza, la quale non aveva nessun piano proprio meditato ed organico di riforme finanziarie da sostituire a quello proposto dal governo; e sapeva solo invocare la grande riforma, che da trent’anni si proclama e che non si sa in che cosa consista. Dall’altro si aveva una maggioranza, la quale, invece di difendere come utili e buoni i provvedimenti da essa medesima propugnati, li disprezzava come espedienti temporanei e invocava e prometteva quella medesima grande riforma che era desiderata dalla minoranza.

 

 

Assistendo alla quale eroicomica pugna, si rimane facilmente persuasi che male a proposito si usarono i nomi vistosi di minoranza e di maggioranza. Non erano una minoranza i socialisti, perché costituiscono minoranze solo coloro che hanno idee capaci di conquistare il consenso dei più; né erano una maggioranza gli altri, perché spregiavano le proprie idee e dichiaravano belle quelle degli avversari. Il qual consenso mirabile può dimostrare una verità: che la grande riforma tributaria forse è voluta da tutti gli uomini politici, perché tutti sono persuasi che essa in pratica funzionerà in guisa da lasciare sussistere gli scandali odierni, per cui le classi professioniste, curiali, discorritrici, scribacchiatrici, tra cui massimamente si recluta la classe politica italiana, non contribuiscono nulla o pochissimo al carico comune delle imposte; e sono fermamente avverse alla prima e più urgente, alla sola e grande riforma tributaria, che è la revisione e l’accertamento dei redditi soggetti a imposta. Laonde si conclude che l’ostruzionismo non può mai offendere la dignità del parlamento; poiché o esso è fatto sul serio e allora è una sublimazione del potere illimitato di discutere, in che consiste l’essenza delle istituzioni rappresentative, ed è la prova del fuoco del valore intimo della maggioranza e della minoranza; ovvero è una cosa buffa, come fu in Italia, e la dignità del parlamento era già morta prima, per la poca fede della cosidetta maggioranza nelle proprie idee e per il difetto di idee diverse nella minoranza di energumeni, per cui l’ostruzionismo era divenuto fine a se stesso.

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