Per il sale

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 26/08/1901

Per il sale

«La Stampa», 26 agosto 1901

 

 

 

Fra i provvedimenti che si dice il ministro Carcano abbia in animo di proporre alla approvazione del Parlamento vi è quello della riduzione del prezzo del sale.

 

 

È un problema questo assai difficile a risolversi.

 

 

Noi abbiamo sotto gli occhi il testo delle proposte presentate dall’ex-ministro Wollemborg al Consiglio dei ministri. Esso consta di due parti, sulla seconda delle quali, riflettente la riforma tributaria, crediamo inutile di ritornare dopo il lungo discorrere che se ne è fatto anche su queste colonne. Ma sulla prima parte crediamo opportuno di insistere perché si riferisce precisamente al problema del prezzo del sale ed espone l’ingegnoso disegno che il Wollemborg aveva ideato allo scopo di ridurre quel prezzo a profitto delle classi disagiate.

 

 

È poiché l’on. Carcano studia intorno al medesimo provvedimento, non è male vedere quali critiche il Wollemborg movesse alla riduzione generale per tutti del prezzo del sale, e quali accorgimenti fossero da lui escogitati affinché la riduzione giovasse soltanto alle classi disagiate.

 

 

E prima le critiche alla riduzione generale per tutti i consumatori.

 

 

Una riduzione da centesimi 40 a 30 il chilogramma ha certo il pregio della semplicità, ma importa una perdita per il bilancio di 18 milioni, senza che si possa sperare in un sensibile aumento compensativo del consumo.

 

 

Sarebbe un ristrettissimo beneficio per i meno agiati, un dono inutile agli agiati, e se ne avvantaggerebbero quasi esclusivamente gli industriali che adoperano il sale, quali sono quelli dei formaggi, dei salumi e delle salagioni dei pesci; e tali industrie non sono tra quelle che abbisognino di una speciale protezione.

 

 

La notevole perdita dell’erario non avrebbe quindi per questa parte un vero e proprio carattere di sgravio dei consumi: i prezzi dei generi salati non subirebbero diminuzione per i consumatori minuti.

 

 

D’altra parte, una riduzione di soli 10 centesimi non avrebbe efficacia sicura e notevole per accrescere il consumo del sale tra le popolazioni disagiate, rurali in ispecie, la cui alimentazione è più deficiente dell’importante elemento.

 

 

L’on. Wollemborg da ciò è stato condotto alla conclusione che il ribasso del prezzo deve intensificarsi nella misura, riducendo piuttosto l’ambito della sua applicazione. Di qui l’importanza delle sue proposte, le quali tentano di risolvere praticamente il difficile problema di trovare un metodo facilmente applicabile e senza soverchio costo per ridurre il prezzo del sale soltanto per i poveri.

 

 

Secondo le proposte dell’ex-ministro, sarebbe stata autorizzata la vendita del sale comune al prezzo di 20 centesimi il chilogramma quando il sale fosse stato richiesto dai sindaci dei Comuni rurali per il consumo esclusivo delle famiglie dei contadini e dei piccoli proprietari di fondi rustici gravati di non oltre cinque lire annue d’imposta diretta. La quantità di sale a metà prezzo che avrebbe potuto annualmente ritirare ciascuna famiglia non avrebbe dovuto eccedere cinque chilogrammi e mezzo per ogni persona di oltre nove anni.

 

 

Agli effetti del provvedimento proposto, sarebbero stati considerati come rurali tutti i Comuni la cui popolazione non superasse quattromila abitanti e quelli più popolati pei quali risultasse che almeno tre quarti dei capi-famiglia sono abitualmente occupati nei lavori agricoli. L’elenco dei Comuni rurali, provincia per provincia, sarebbe stato stabilito con decreti reali, sentito il Consiglio di Stato.

 

 

Il ruolo delle persone raggruppate per famiglie aventi titolo ad acquistare il sale a metà prezzo sarebbe stato compilato dal sindaco ed approvato dal Consiglio comunale, con l’intervento dell’agente delle imposte. Definita ogni contestazione, il ruolo sarebbe divenuto esecutivo con decreto dell’intendente di finanza.

 

 

La rivendita del sale a metà prezzo si sarebbe fatta per conto del Comune ed esclusivamente nella casa comunale, in un giorno della settimana, per quantità fissa di 250,500 o 1000 grammi ai prezzi rispettivi di cinque, dieci e venti centesimi.

 

 

Il sale a metà prezzo non sarebbe uscito dai depositi governativi se non in sacchi di modello uniforme, con chiusura assicurata da contrassegni metallici, di cui i contabili dovrebbero rendere conto.

 

 

La fornitura dei sacchi sarebbe stata a carico del Comune; mentre lo Stato avrebbe assunto le spese di trasporto. Un indennizzo ai Comuni sarebbe stato dato per cali e per piccole spese, nella misura del due per cento del prezzo del sale.

 

 

L’on. Wollemborg riteneva cotesta procedura sufficiente a garantire dalle frodi; tuttavia la cessione del sale da parte dei beneficati a persone che non ne avessero diritto sarebbe stata soggetta a penalità, e, cioè, ad un’ammenda, e, in caso di recidiva, alla sospensione del beneficio.

 

 

Quale la perdita per lo Stato?

 

 

I Comuni continentali con popolazione inferiore a quattromila abitanti, erano, secondo il censimento del 1881, in numero di 6099, sopra un complessivo di 7541; e vi si aggiungerebbero alcuni grossi Comuni, che hanno carattere di rurali, dell’Italia Meridionale.

 

 

La base sarebbe stata quindi larga. Il censimento del 1881 ha accertato l’esistenza nel continente di 7,533.187 persone al di sopra di nove anni addette a lavori agricoli ed affini, che si devono aumentare della percentuale del 10,43 per l’accrescimento della popolazione verificatosi dal 1881 al 1899.

 

 

Però se si deducono coloro che abitano nei Comuni capoluogo di provincia e di circondario e coloro, altresì, che pagano oltre 5 lire d’imposta diretta, si può ritenere che il beneficio si sarebbe esteso a 7 milioni di persone. In ragione di chilogrammi 5.5, a persona, il consumo del sale, a prezzo ridotto, sarebbe stato di quintali 385.000, e quindi la perdita dell’erario sarebbe stata inferiore agli otto milioni annui, pur computato il compenso ai Comuni per i cali e la spesa per i contrassegni e trasporti che va messo a carico del bilancio dello Stato, ecc.

 

 

A combattere le eventuali obbiezioni, l’onorevole Wollemborg aveva inoltre escogitato un secondo metodo che si sarebbe potuto applicare invece del primo. I poveri inscritti alle Congregazioni di carità e così gli operai che sono soci della Cassa Nazionale di previdenza per la invalidità e la vecchiaia avrebbero potuto ricevere annualmente un foglio che avrebbe dato loro diritto a comperare il sale a 20 centesimi presso le rivendite, rilasciando, a complemento di prezzo, appositi scontrini che avrebbero avuto per il rivenditore valore di carte contabili.

 

 

Il concetto sarebbe sempre stato quello di ridurre il prezzo del sale per le classi disagiate; nessuna innovazione sarebbe stata fatta all’attuale sistema di vendita e per gli inscritti alla Cassa Nazionale, lo Stato avrebbe concorso indirettamente a pagare per gli operai una parte del premio che è destinato ad assicurare loro una modesta pensione.

 

 

I progetti dell’on. Wollemborg sono certamente assai ingegnosi ed interessanti. Noi non sappiamo se il nuovo ministro delle finanze vorrà farli suoi, anche in parte. Forse potrà parere che essi malgrado le escogitate cautele, lascino facile campo a frodi su vasta scala. E si potrà anche dire che una riduzione d’imposta non deve assumere il carattere di elemosina fatta dallo Stato ad alcune classi di cittadini più poveri.

 

 

Il sacrificio di otto milioni deve essere fatto dallo Stato in modo che riesca di vantaggio non solo ai contribuenti, ma anche allo sviluppo dell’economia nazionale. Il che non si può dire che si ottenga permettendo a 7 milioni di gente povera di acquistare il sale a 20 a 40 centesimi. Si aggiunga che a molti può sembrare ingiusta l’esclusione del beneficio della riduzione delle città e dei grossi Comuni urbani, dove spesso si affolla una popolazione più miserabile di quella abitante nelle campagne. Neanche la concessione del beneficio del prezzo ridotto agli operai iscritti alla Cassa Nazionale per la invalidità e la vecchiaia può essere ritenuto un mezzo opportuno di giovare alle classi disagiate, se si pensa che codesti iscritti si riducono a poche migliaia ed appartengono in gran parte all’aristocrazia operaia, la quale si trova in condizioni economiche migliori della massima parte degli operai che, pur non essendo iscritti come poveri presso le Congregazioni di carità, non hanno salari sufficienti a pagare il premio di assicurazione richiesto per iscriversi alla Cassa.

 

 

Contuttociò, il progetto ideato dall’onorevole Wollemborg presenta particolari – come quello della limitazione della perdita finanziaria dello Stato – che sono degni di nota. E non sarebbe a meravigliare che quel progetto ricomparisse, sott’altra forma, dinanzi al Parlamento. Perciò abbiamo creduto opportuno rilevarne lo scopo ed il pratico congegno.

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