Tratto da:

La Riforma Sociale

Per la costituzione di una “lega antiprotezionista”

«La Riforma Sociale», aprile 1913, pp. 339-343

«La libertà economica», 20 agosto 1913, 122-127

 

 

 

Il movimento per l’attenuazione del carattere rigidamente protezionista degli attuali regimi doganali ha acquistato in questi ultimi anni nuova forza nei principali Stati d’Europa e d’oltre Atlantico. Il rincaro della vita, dovuto a molteplici cause, ma indubbiamente inasprito dagli alti dazi sulle derrate alimentari, e principalmente sul grano, sullo zucchero, sul bestiame da macello e sulle carni congelate, come anche sui tessuti, su molti materiali da costruzione e su tutto ciò che è strumento di lavoro e di produzione ha fatto diventare dappertutto di attualità la domanda: quali sono i mezzi migliori per provocare una diminuzione od almeno ostacolare un ulteriore aumento dei prezzi? Ed in tutti i paesi sono legione coloro i quali ritengono essere d’uopo innanzitutto provvedere a togliere le cagioni artificiali di caro dei prezzi, fra cui principalissima è l’esistenza di dazi doganali protettivi. La vittoria del dott. Wilson, nella lotta per la presidenza degli Stati Uniti d’America, fu dovuta esclusivamente alla solenne promessa fatta dal candidato e dal partito democratico di ridurre la tariffa doganale, la quale rincara oltremodo il prezzo dei generi necessari all’esistenza. E già si vede come il nuovo presidente intenda mantenere le fatte promesse e proponga ampie e larghe riduzioni nella tariffa doganale. In Inghilterra il partito protezionista, detto della Tariff reform, che si era annunciato con grande frastuono e predizioni di facile vittoria, incontra invincibili ostilità tra le masse elettorali inglesi, le quali comprendono che la vittoria dei protezionisti vorrebbe dire tendenza dei prezzi a salire sino al livello degli altri paesi europei; onde il partito conservatore ha scarse probabilità di vittoria, finché si trascina al piede la palla di piombo della riforma doganale in senso protettivo. E già fin d’ora, per non perdere del tutto ogni probabilità di ritornare al governo, i conservatori hanno dovuto eliminare praticamente i dazi sulle derrate alimentari dal loro programma di riforma doganale, Impegnandosi a non stabilirne alcuno senza previa e speciale consultazione del paese. La grandissima maggioranza degli industriali e degli operai, insieme con tutto il commercio, è persuasa che solo la libertà degli scambi può assicurare il meraviglioso fiorire dell’economia di quel gran paese. In Germania, in Austria ed in Francia i partiti agrari ed i gruppi industriali protezionisti incontrano opposizioni crescenti da parte delle masse operaie, che chiedono libera importazione per i cereali e le carni, e di gruppi i industriali e commerciali, non interessati al protezionismo, sibbene al buon mercato delle materie prime, delle macchine e degli altri strumenti di produzione.

 

 

Le medesime cause dovrebbero produrre i medesimi effetti anche in Italia; poiché anche da noi è sentitissimo il rincaro della vita, e pure da noi è indubitato che la più ovvia maniera di frenarlo è l’abolizione o la riduzione dei dazi protettivi. Gruppi potenti industriali, specialmente gli zuccherieri, i siderurgici, i cotonieri, i lanaioli e gli agricoltori cerealicoltori hanno già iniziato un accorto lavorio per ottenere un aumento della protezione doganale in occasione della prossima rinnovazione dei trattati di commercio nel 1917. Non chiedono apertamente che i dazi siano inaspriti, perché avrebbero contro di sé unanime l’opinione pubblica; ma invocano una revisione scientifica delle tariffe, in guisa da tener conto dei progressi tecnici delle industrie; della necessità di opporsi al dumping straniero, ossia alle vendite a bassi prezzi sui mercati esteri, ecc. ecc.

 

 

Perciò opportunissima si presenta in questo momento la costituzione in Italia di una lega antiprotezionista col programma preciso di far propaganda affinché i prossimi trattati di commercio siano congegnati in modo conforme all’interesse del maggior numero degli italiani, anzi di tutti gli italiani, dai contadini agli operai, dai commercianti agli industriali, dagli impiegati ai professionisti, salvo un piccolo numero di agricoltori ed industriali più largamente protetti (per i più invero la protezione è una parvenza). Dopo un terzo di secolo di politica protezionista e dopo un quarto di secolo dacché il protezionismo fu inasprito, si ha ben ragione di chiedere l’avviamento ad un regime di libertà di scambi, il quale segnerebbe del resto un ritorno a quella politica doganale, iniziata dal Cavour, che tanto contribuì, fra il 1851 e il 1859, ad accrescere la floridezza e la forza del Piemonte ed a prepararlo ai fortunati cimenti della guerra. In questo lunghissimo spazio di tempo che va dal 1878 e più dal 1887 ad oggi, le industrie giovani e promettenti hanno avuto campo di rinforzarsi e di diventare adulte e capaci di camminare da sé. Quelle che non diventarono ancora adulte, non lo diventeranno più.

 

 

Perciò noi ci associamo e faremo propaganda gli uni con la parola, con l’organizzazione, gli altri con gli scritti, a seconda delle individuali attitudini e propensioni – per ottenere che i prossimi trattati di commercio siano informati al criterio di una revisione generale dei dazi in senso più liberale. Noi non chiediamo l’abolizione completa ed immediata dei dazi protettivi, sebbene le promesse antiche e ripetute dei protezionisti ce ne darebbero diritto; ma, nell’interesse dei consumatori, dell’erario dello Stato, questo principalissimo tra i consumatori, degli industriali e degli agricoltori, che si dedicano alle produzioni ed alle industrie in cui entra sovratutto il lavoro abile, finito, intelligente, chiediamo una generale diminuzione della tariffa doganale, diminuzione la quale faccia parte di un programma più vasto e bene studiato di riduzioni progressive e continue dei dazi attuali.

 

 

Il nostro programma massimo comprende e presuppone naturalmente un programma minimo che è l’opposizione ad ogni subdolo tentativo di aumentare, col pretesto di una revisione intonata ai progressi tecnici e scientifici più recenti, la già altissima protezione esistente in Italia. Si rivedano e si riaggiustino pure i dazi doganali, ma in modo che il loro livello generale venga diminuito ed in nessun concesso caso sia un aumento. Gli industriali, i quali, invecchiando, si lagnano di non essere protetti abbastanza, devono cercare la loro salvezza nel compensare le ormai necessarie diminuzioni dei dazi sulle merci da essi prodotte, con una equivalente diminuzione dei dazi sulle merci che sono la materia prima delle loro industrie. In tal modo essi potranno ridurre i loro costi, e, spinti dalla concorrenza estera a diminuire all’interno i prezzi di vendita, otterranno in paese quell’incremento di consumo che essi oggi ricercano svendendo all’estero.

 

 

Così il risanamento delle imprese si otterrà con beneficio e non come oggi accade, con danno delle masse consumatrici italiane.

 

 

Certamente noi, con questo programma strettamente limitato al campo doganale, non ci lusinghiamo di risolvere tutti i problemi economici e sociali che travagliano l’Italia nel momento presente. Ci basti affrontarne uno. Col qual metodo noi possiamo chiamare a raccolta tutti gli uomini, a qualunque partito appartengano, i quali hanno sulla materia doganale le nostre medesime convinzioni e che possono pertanto (siano essi conservatori, liberali, radicali, repubblicani, socialisti) procedere d’accordo finché si tratta di risolvere il problema dei prossimi trattati di Commercio. Senza andare fino all’estremo di coloro i quali dichiarano finita la missione dei grandi partiti integrali, ed unicamente possibile l’azione dei raggruppamenti temporanei intorno ad un problema scientifico ed attuale, certa cosa è che l’esperienza insegna l’opportunità di limitare in certi momenti i programmi di azione a punti ben concreti e determinati per ottenere risultati praticamente efficaci. Con questi intendimenti noi speriamo ottenere l’adesione di quanti son persuasi che il protezionismo sia, sovratutto nel presente momento, di gravissimo nocumento all’espansione industriale commerciale del paese ed al miglioramento nel tenor di vita delle masse lavoratrici.

 

 

IL COMITATO PROMOTORE.

Torino, 1913.

 

 

Soci effettivi od aderenti: Prof. Angelo Bertolini, della Scuola superiore di commercio di Bari, segretario della Camera di commercio di Bari – Giovanni Borelli – Dott. Gino Borgatta – Dott. Mario Borsa, pubblicista – Prof. Attilio Cabiati, della Università e dell’Istituto tecnico di Torino – Arturo Dolara, industriale tessitore in seta (Como) – Prof. Luigi Einaudi, della Università di Torino – Prof. A. Giovannini, della Università di Bologna, Direttore della Libertà Economica, Bologna – Edoardo Giretti, industriale filatore in seta in Bricherasio – Prof. Pasquale Jannaccone, della Università di Padova -Dott. Gino Luzzatto, della Regia Scuola di Commercio di Bari – Prof. Ugo Guido Mondolfo – Dott. Achille Necco – Comm. F. Nicola – Prof. Giuseppe Prato, della Università e della Scuola Superiore di commercio di Torino – Giuseppe Prezzolinl, direttore della Voce di Firenze – Prof. G. Salvemini, dell’Università di Pisa, direttore dell’Unità di Firenze – Pio Schinetti, pubblicista – Avv. Arturo Schultz – Gaetano Perotti, Piacenza – Prof. Pio Viazzi, deputato al Parlamento, Roma – Oliviero Zuccarini, dirett. dell’Iniziativa, Roma.

 

 

Per incarico del Comitato Promotore, si pregano coloro che intendono far parte della “Lega Antiprotezionista” di mandare sollecitamente la loro adesione all’indirizzo della nostra Rivista, ovvero all’indirizzo delle Riviste: L’Unità di Firenze, la Libertà Economica di Bologna, l’Iniziativa di Roma, la Voce di Firenze.

 

 

Saranno anche ricevute con piacere le osservazioni e proposte che gli aderenti vorranno fare.

 

 

Statuto della “lega antiprotezionista”

 

 

  • I. È costituita la Lega Antiprotezionista
  • II. La Lega Antiprotezionista ha per scopo:
    • a) di contrastare il prevalere delle tendenze protezioniste in Italia e di propugnare la generale e progressiva trasformazione della nostra tariffa doganale da un sistema di protezione a favore di classi e di gruppi di produttori in un semplice e moderato strumento di tassazione scale ad esclusivo profitto dell’Erario;
    • b) di ottenere che i trattati di commercio siano preparati e conclusi non nell’interesse di un piccolo numero di produttori agricoli ed industriali privilegiati, ma nell’interesse del maggior numero di produttori e dei consumatori italiani;
    • c) promuovere tutte quelle inchieste industriali, commerciali ed agricole le quali si ravvisino necessarie ad illuminare l’opinione pubblica intorno alla convenienza per il paese di una politica doganale antiprotezionista;
    • d) di cooperare inoltre, d’accordo colle Associazioni congeneri che già esistono e che potranno esistere all’estero, alla diffusione ed all’applicazione dei principii del libero scambio.
  • III. La Lega Antiprotezionista è composta di soci effettivi e di soci aderenti i quali ne accettino il programma e facciano domanda di iscrizione al Consiglio direttivo, impegnandosi di pagare una quota annua: di lire 20 almeno per i soci effettivi e di lire 2 almeno per i soci aderenti.
  • IV. Le iscrizioni dei soci effettivi saranno subordinate al voto favorevole della maggioranza del Consiglio direttivo.
  • V. Potranno partecipare alle assemblee della Lega tanto i soci effettivi come gli aderenti, ma i soli soci effettivi avranno diritto di voto per l’elezione delle cariche sociali. Il diritto di voto potrà essere esercitato per corrispondenza.
  • VI. La Lega sarà amministrata da un Consiglio direttivo di almeno sette membri. Il Consiglio nominerà nel suo seno 1 presidente, 2 vice presidenti. Provvederà pure alla nomina di 1 cassiere e di 1 segretario generale, i quali potranno anche essere scelti fuori del Consiglio e ricevere stipendio. Il Consiglio della Lega potrà eventualmente costituire Sezioni speciali di propaganda e di studio, aggregandosi per questo altri membri forniti dei necessari requisiti.
  • VII. Il Consiglio direttivo della Lega sarà soggetto a rielezione annua. Colla stessa scheda di votazione saranno eletti 9 revisori dei conti, che dovranno riferire annualmente sullo stato finanziario della Lega e proporre d’accordo col Consiglio, i provvedimenti opportuni.
  • VIII. La Lega potrà anche esercitare le propria azione con Comitati e Sezioni locali, che non potranno però intraprendere nessuna iniziativa oltre quelle deliberate dal Consiglio direttivo, se non dopo intesa con questo. Per regola generale le quote versate dai soci tanto effettivi che aderenti dovranno essere trasmesse al cassiere a disposizione del Consiglio direttivo. Questo però potrà autorizzare le amministrazioni dei Comitati e delle Sezioni locali a trattenere su dette quote la parte necessaria per far fronte alle loro spese quando queste non siano coperte con quote od offerte addizionali.
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