Per la cultura economica

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 30/10/1901

Per la cultura economica

«La Stampa», 30 ottobre 1901

 

 

 

Gli uomini di Stato dei piccoli paesi hanno spesso contraria la fortuna. Mentre il nome dei presidenti del Consiglio d’Inghilterra, Francia ed Italia, dei cancellieri russi, tedeschi od austriaci corre sulle labbra di tutti e sono notissimi i nomi di alcuni che sono semplicemente ministri, sono invece scarsamente conosciuti i nomi di uomini di Stato che ebbero la sventura di governare contrade ristrette di territorio. Eppure, bene spesso in codesti ignoti era la stoffa di uomini superiori di cui sarebbe andato orgoglioso qualunque grande paese.

 

 

Uno dei più singolari uomini di Stato, di un piccolo paese, è il Pierson, che fu presidente del Consiglio di ministri in Olanda ed ora combatte bravamente la lotta parlamentare per la causa liberale contro i clericali ed i socialisti che lo hanno vinto ed allontanato dal potere.

 

 

Bella figura davvero questa di Nicola Gerardo Pierson, l’autore di quei Problemi fondamentali dell’economia e delle finanze, che ora la Casa editrice nazionale Roux e Viarengo pubblica, tradotti dall’olandese in elegante veste italiana, per opera del professore Erasmo Malagoli! Egli appartiene ad una generazione di uomini politici e di scienziati che negli anni correnti sembra non poter esistere più. In Italia, dopo le fugaci apparizioni di Cavour, di Ferrara e di Scialoja, divenuti illustri per dottrina prima di cimentarsi colla dura realtà dei fatti, noi abbiamo visto gli scienziati orgogliosamente straniarsi dalla politica militante ed i finanzieri pratici guardare con dispregio alle vane teoriche dei professori che non fruttavano subiti applausi dalle folle parlamentari.

 

 

Grave disgrazia, poiché l’esperienza dimostra quanto sia fecondo il connubio della scienza colla pratica per risolvere i complicati problemi della politica economica e tributaria dei tempi moderni. Se in Italia noi non abbiamo ancora iniziato l’opera riformatrice, dobbiamo incolparne un pò le dure circostanze della nostra formazione nazionale, ma molto altresì coloro che non seppero profittare delle favorevoli occasioni sorte negli anni posteriori al 1880. E se l’Inghilterra e la Germania e l’Olanda hanno introdotto un congegno d’imposte di gran lunga più perfetto del nostro lo devono in parte alla loro più grande ricchezza iniziale, ma in parte, eziando, all’abilità con cui Roberto Peel, Guglielmo Gladstone, Miquel e Pierson seppero, illuminati dalle moderne dottrine scientifiche, far convergere l’azione dello Stato ad incremento di quella ricchezza medesima.

 

 

Al Pierson, direttore prima e presidente poi della Banca dei Paesi Bassi, professore di economia politica all’Università di Amsterdam, ministro per dieci anni delle finanze e per quattro presidente del Consiglio dei ministri d’Olanda, spetta il vanto, rarissimo nella storia contemporanea, di essersi acquistata fama duratura di scienziato eminente, come autore di uno dei più bei trattati di economia politica scritti nell’ultimo quarto di secolo e di aver compiuto, a vantaggio della sua Olanda, una fra le più importanti riforme fiscali in senso democratico dei tempi nostri.

 

 

Un libro scritto da un uomo siffatto sarà certo lietamente accolto dal pubblico italiano, sovratutto quando esso è scritto con spirito largo e sereno e quando si occupa di problemi di vivissima attualità.

 

 

Poiché il Pierson delle abitudini antiche di insegnante universitario non conserva se non la scienza profonda e sicura; aggiungendovi tutta la freschezza e la praticità di chi per lunghi anni è vissuto a contatto delle cose vive e reali ed ha governato gli uomini.

 

 

Perciò il suo libro adempie ad un ufficio veramente utile: quello di diffondere la cultura economica, innestando le nozioni scientifiche sul tronco vivo delle questioni che rampollano dal suolo ognora fecondo della vita contemporanea.

 

 

Pierson non scrive un trattato e non annoia infliggendo ai suoi lettori una dogmatica esposizione scolastica. E nemmeno dispensa superficiali nozioni attinte al bagaglio della cosidetta sociologia e non sollecita l’applauso dei critici con teorie stravaganti e che hanno la parvenza di novità. Niente di tutto questo. Pierson è uno scienziato che ha un sistema di idee solidamente impiantato nella testa, che crede nella verità della dottrina economica liberale ed ha lavorato per attuare in pratica le sue idee. Perciò egli nel suo libro espone in linguaggio trasparente come un cristallo le dottrine economiche applicandole ai problemi urgenti del giorno. Le sue sono altrettante monografie, che si sarebbero potute stampare anche separatamente sul protezionismo, il socialismo, il pauperismo, il salario, la disoccupazione, la moneta, il corso forzoso, il bimetallismo, il credito, le Banche, le crisi commerciali, le imposte, il debito pubblico, le riforme tributarie, ecc.

 

 

Leggendo qualcuna di queste monografie, veramente classiche per la semplicità e la sicurezza del dettato, noi vediamo lo scienziato che tratta la questione del giorno non colle cognizioni superficiali del sociologo o del gazzettiere dilettante, ma colla cognizione profonda e solida di chi possiede alla perfezione tutta la migliore letteratura scientifica; e nello stesso tempo vediamo l’uomo di stato il quale non si ferma alla purezza della teoria scientifica, non corre inesperto ad applicare alla complicatissima realtà dei veri assodati facendo astrazione da mille e mille circostanze perturbatrici; e tien conto di queste circostanze prima di tradurre la teoria in pratica.

 

 

Per questo suo carattere fondamentale di contemperare insieme la teoria e la pratica, di applicare le teorie scientifiche con gli accorgimenti suggeriti dall’arte di governo, di dare ascolto a tutte le voci che vengono dal mondo reale, noi crediamo che il libro del Pierson meriti di essere largamente diffuso.

 

 

Egli non è un settario né un combattente accecato dall’ira di parte.

 

 

Nella sua monografia sul socialismo conclude una confutazione serena delle dottrine socialistiche invitando i socialisti a cooperare con i liberali nelle opere di bene e nel combattere vigorosamente i mali del presente ordinamento sociale.

 

 

E come in quella sul socialismo, così in tutte le altre sue monografie l’A. non dimentica mai che egli parla non solo a uomini assetati di verità, ma desiderosi altresì di applicare in pratica quei veri che la scienza insegna.

 

 

Oggi che nelle classi dirigenti vi è così gran bisogno di cultura economica per sfrondare pregiudizi ed incitare all’azione, oggi che fra i propagandisti del socialismo nasce il desiderio di una cognizione più schietta e larga di quella organizzazione economica che essi ogni giorno criticano, noi crediamo che il libro del Pierson possa essere realmente benefico. Molti errori sulla questione operaia, sulla moneta, sulle Banche, sul pauperismo, molte esagerate prevenzioni contro le dottrine economiche e molte assurde speranze nelle dottrine socialiste e molte funeste illusioni tributarie sono diffuse soltanto perché i volonterosi e gli avidi di sapere ignorano dove leggere cose vere e buone, rifuggono non a torto dalle astruse esposizioni scientifiche degli scienziati di professione e sono ridotti alla lettura, scipita e velenosa, di opuscoli e di libri il cui unico merito sta spesso nella sonorità illustre del nome dell’autore o nella stravaganza delle idee che vogliono strappare l’applauso frequentemente concesso ai ciarlatani ed ai pagliacci.

 

 

Il Pierson non si è creduto in dovere, come è costume degli aspiranti alle cattedre universitarie, di nascondere il suo pensiero in un paludamento impenetrabile ai non iniziati; e non ha nemmeno ritenuto onesto di proclamarsi ai popoli esterefatti come il profeta di un nuovo vangelo sociale. Egli ha semplicemente detto, in linguaggio piano e comprensibile a tutti, delle cose vere e buone; e le ha dette in modo che le verità scoperte da un pezzo dagli economisti apparissero non campate in aria, ma suscettibili di apportare qualche reale beneficio ai popoli che vorranno degnarsi di applicare quelle verità.

 

 

Perciò se chi scrive altra volta ha dovuto avvertire i lettori della Stampa che nove volte su dieci i libri riflettenti i cosidetti problemi sociali sono somiglianti ai cerotti dei ciarlatani, oggi è lieto di constatare che una volta tanto anche da noi si sia pensato a tradurre un’opera veramente atta ad insegnare la verità e ad additare la via dell’azione pratica e benefica.

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