Perché 97,50?

Tratto da:

Risorgimento liberale

Data di pubblicazione: 30/11/1946

Perché 97,50?

«Risorgimento liberale», 30 novembre 1946

 

 

 

Al prezzo di 97,50 per ogni 100 lire nominali il nuovo redimibile 3,50 per cento è caro od a buon mercato? La domanda è una di quelle a cui ognuno risponde secondo le sue personali circostanze e le sue possibilità di impiego del risparmio.

 

 

Per rispondere a ragion veduta è tuttavia opportuno por mente a talune definizioni elementari: valore nominale, prezzo di emissione alla pari o sotto la pari, e prezzo di parità.

 

 

Il valore nominale di un titolo è quello che sta scritto sul titolo ed al quale esso verrà a suo tempo rimborsato. Per lo più, come nel caso presente, il valore nominale è uguale a 100.

 

 

Il prezzo di emissione è il prezzo al quale il titolo viene effettivamente pagato, all’atto della sottoscrizione, ad es. nel caso nostro 97,50. Il prezzo di emissione può essere alla pari, se esso è uguale al nominale 100; od al disotto della pari se è inferiore a 100, come ad es. 97,50. Il prezzo di emissione è di fatto alla pari quando il frutto del titolo è precisamente uguale al saggio di interesse corrente sul mercato per impieghi di uguale sicurezza e bontà. Se non supponiamo o meglio constatiamo che sul mercato per impieghi simili a quelli di stato di saggio corrente sul mercato è il 5%, il tesoro potrà tranquillamente emettere un nuovo titolo che frutti 5 lire all’anno al prezzo di 100 ossia alla pari.

 

 

In questa ipotesi, quanto vale un titolo il quale frutti 3,50 lire ad es. l’anno? Il calcolo è presto fatto: se un titolo il quale frutta 5 vale 100 lire, un titolo il quale frutta 3,50 vale 70 lire. Dicesi che il prezzo di 70 lire è il prezzo di parità, perché al prezzo di 70 per il 3,50%, ed al prezzo di 100 per il 5%, ambi i titoli danno il medesimo frutto percentuale del 5% sulla somma investita. È indifferente, quanto a frutto, acquistare un 5% a 100 od un 3,50% a 70.

 

 

Ma è evidente, che, posti dinnanzi alla scelta, tutti si precipiterebbero sul 3,50% e trascurerebbero il 5 per cento. Per due ragioni:

 

 

In primo luogo, chi acquista il 5% ed ha pagato 100, al momento del rimborso riceverà 100 e non un soldo di più; laddove chi, avendo acquistato il 3,50%, al prezzo di 70, ricevesse invece al momento del rimborso 100, in aggiunta all’interesse annuo di lire 3,50 (che sulle 70 pagate, gli avrà dato già il 5%, tale quale quello che avrebbe ricevuto se avesse comprato il 5%), otterrebbe ancora un premio di lire 30.

 

 

In secondo luogo, chi acquista il 5% conserverà il suo reddito sino a quando sul mercato il saggio corrente dell’interesse non sia disceso al disotto del 5 per cento. Quando sul mercato il risparmio si offra al 4,5 od al 4 od al 3,5 per cento, lo stato dirà ed il ministro del tesoro avrà il dovere strettissimo di dire ai portatori del 5%: «vi ringrazio assai del prestito che mi avete fatto, ma, poiché ne ho il diritto (questo diritto contrattuale nasce dopo 5 o 10 o più anni dalla data della emissione), io vi offro il rimborso pieno delle 100 lire, a meno che voi vi contentiate di ricevere il 4,50 o il 4 o il 3.50%». Ed i portatori, non sapendo come impiegare meglio i loro denari, volontariamente e volenterosamente diranno di sì. Ci vorrà del tempo perché lo stato possa fare questo discorso; ma il tempo verrà. In passato è sempre accaduto che il saggio dell’interesse, tranquillizzatosi il mondo, ribassasse sul mercato.

 

 

Ma se un titolo rende già fin dall’inizio il 3,50%, lo stato avrà convenienza ad offrire il rimborso (la cosiddetta conversione) solo dopo che il saggio dell’interesse sia ribassato sul mercato al 3 od al 2,50 per cento. Ossia solo dopo un tempo più lungo. Se bastano 10 anni perché dal 5 il saggio di interesse corrente sul mercato ribassi al 4%, ora occorreranno 20 o 30 perché dallo stesso 5 ribassi al 3 per cento.

 

 

Quindi il titolo 3,50% emesso a 70 offre, in confronto al 5% emesso a 100, due vantaggi: un premio di 30 lire al rimborso e la garanzia contro le conversioni per un tempo più lungo.

 

 

Tutti i vantaggi si pagano. Non è possibile che se un 5% si colloca a 100, il 3,50% valga solo 70. Vale di più: 70 lire più l’apprezzamento che il mercato dà ai due vantaggi sopra descritti.

 

 

Quanto valga quel di più lo dice il mercato con le quotazioni dei titoli in borsa. Direi che oggi quei due vantaggi siano stimati sul mercato circa 15 lire.

 

 

La stima del mercato di solito è inferiore alla stima teorica, perché gli uomini stimano troppo poco i vantaggi futuri ed incerti. Gli uomini sono così fatti: dinnanzi a 5 lire perdono la testa e non apprezzano abbastanza, nel caso del titolo che frutta 3,50 lire, il vantaggio futuro certo del premio al rimborso e quello incerto dell’allontanamento nel tempo della conversione. Pur lamentando che la testa degli uomini sia di solito mal combinata finanziariamente ed apprezzi troppo poco i titoli a basso saggio di interesse, contentiamoci di dire che un 3,50% non vale solo il prezzo di parità 70, ma vale 70 lire più un’aggiunta, ed in media oggi vale 85 lire.

 

 

Fatti, anzi, certi paragoni col redimibile 3,50% 1934 si può dimostrare che esso vale circa 88 lire.

 

 

Le altre 10 o 12 lire, che mancano a toccare il prezzo di emissione di 97,50, come si spiegano? La risposta è ovvia. Queste 10 o 12 lire sono il compenso o prezzo di abbonamento per la esenzione dalla imposta straordinaria progressiva sul patrimonio, di cui gli altri titoli di stato non godono. Evidentemente, ci può essere chi pensi che pagare 10 o 12 lire in più per l’esenzione dall’imposta straordinaria sul patrimonio (e quel che monta forse ancor più, dalla denuncia relativa) sia un pagar troppo: e vi sarà chi si allieterà di pagar poco. Ciascuno faccia i conti per il caso suo proprio; e rifletta che, secondo un recentissimo comunicato del consiglio dei ministri, il limite di esenzione della imposta potrà essere ribassato al disotto dei due milioni del progetto Scoccimarro, che l’imposta è progressiva e che la somma sottoscritta al prestito abbassando d’altrettanto l’imponibile totale farà scomparire lo scaglione ultimo, quello colpito con l’aliquota più alta.

 

 

Tutto sommato, pagare 10 o 12 lire per ottenere questi benefici tributari, sembra sia una operazione conveniente per un gran numero probabilmente per la massima parte dei risparmiatori.

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