Perché?

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 04/10/1900

Perché?

«La Stampa», 4 ottobre 1900

 

 

 

In altra parte del giornale ci occupiamo a lungo del ragazzo Picardi, seviziato a Napoli dal maresciallo Ferrara e morto, a quanto pare, in seguito alle percosse riportate. Sembra che le inchieste fatte abbiano assodata la gravità dei sospetti, perché il Ferrara, insieme ad una guardia, sua complice, fu arrestato.

 

 

Non è meraviglia che accadano talvolta fatti simili a quelli ora narrati. Funzionari cattivi e feroci possono far parte di un Corpo pubblico anche rinomato per la sua integrità e per il suo rispetto alla legge. Le colpe degli uomini, i quali hanno mancato al loro dovere, non possono farsi risalire alle istituzioni che essi indegnamente rappresentano. Affinché però i tristi fatti imputabili ad un individuo singolo non macchino l’onore di un Corpo intero, è duopo che giustizia pronta, efficace ed esemplare sia fatta. è d’uopo che non si dimostrino condiscendenze colpevoli ed indulgenze, le quali possono parere interessate verso i funzionari pubblici, i quali sono accusati di una violazione di legge. Solo in tal modo è possibile sperare che il sospetto non si diffonda su tutta intera l’amministrazione della giustizia, e che il popolo non si abitui a considerare la Polizia e la Magistratura come istituzioni dalle quali importa tenersi lontani per non rimanere dal contatto in qualche modo danneggiati.

 

 

Ciò che è avvenuto in parecchi casi antecedenti, come in quello Frezzi, e ciò che si ripete adesso nel caso Picardi, contrasta vivamente con le leggi fondamentali dello Stato, e per di più con i dettami del semplice interesse e del senso comune.

 

 

Quando si sparsero per Napoli le prime voci dell’assassinio, perpetrato nelle carceri, era dovere immediato dei capi della Polizia di separare nettamente la propria responsabilità da quella del maresciallo accusato, deferendo questi alla Magistratura inquirente, ed era dovere della Magistratura di andare subito sino in fondo della cosa senza aspettare di essere sollecitata da estranei.

 

 

Invece non si fece nulla di tutto ciò Si volle circondare il fatto di un misterioso silenzio, quasi che il silenzio fosse possibile in giorni in cui i giornali sono tanti, ed i partiti avversi al Governo ne spiano ogni minimo fallo per poterne fare argomento di accusa e di lotta. Fu peggio quando, avendo un giornale socialista di Napoli compiuto un’inchiesta sul triste fatto, venne fuori un comunicato inconcepibile sul Popolo Romano ad asserire che da una rigorosa inchiesta giudiziaria risultava provato che il Picardi morì in seguito a violenta polmonite. La smentita, leggermente pubblicata dal Popolo Romano, provocò nuove indagini da parte dei socialisti, in seguito alle quali l’Autorità giudiziaria dovette procedere anch’essa ad un inchiesta ed ordinare l’arresto del maresciallo accusato delle sevizie.

 

 

Quasi ci pare di sognare al vedere come la funzione più gelosa, più alta dello stato moderno sia in Italia abbandonata ai socialisti. Questi e non la Polizia scoprono i delitti, questi e non la Magistratura inquirente fanno le indagini necessarie a scoprire i presunti colpevoli e li additano alle Autorità affinché li possano tradurre in carcere. Non solo lo Stato abdica a quella funzione che ne forma la principale ragione d’essere, ma si induce a far qualcosa solo quando un partito, apertamente nemico delle istituzioni attuali, ricorda al Governo ed alla Magistratura che è tempo di fare il proprio dovere.

 

 

Noi non ci lamentiamo che i socialisti napoletani abbiano compiuta un’opera coraggiosa di giustizia. Il bene, da chiunque compiuto, merita sempre lode incondizionata.

 

 

Ma ci lamentiamo vivamente che la Polizia e la Magistratura abbiano lasciato compiere ai socialisti quest’opera di giustizia; che esse, colle loro tergiversazioni e col segreto di cui hanno amato circondarsi fino all’ultimo momento possibile, si siano assunta una responsabilità che non avevano, dimentiche come l’unico modo di mantenere puro ed incontaminato l’onore di un qualsiasi Corpo collettivo, sia quello di separarne la causa dagli interessi disonesti dei membri prevaricatori.

 

 

Noi siamo persuasi che i socialisti non abbiano il monopolio delle rivendicazioni giuste ed utili; ma con qual fronte oseremmo noi dire al popolo di stringersi attorno alla bandiera liberale, e di respingere i dogmi e le illusioni del collettivismo, quando da troppo lungo tempo il popolo vede i socialisti assumere la difesa degli oppressi, rivendicare l’applicazione delle leggi e chiedere la punizione degli accusati di delitti comuni, ossia compiere quell’opera medesima la quale è affidata allo Stato e che lo Stato troppo spesso trascura di compiere?

 

 

Vi è una domanda alla quale non sappiamo trovare una risposta: Perché lo Stato italiano troppo spesso non ha la coscienza dei propri doveri ed abbandona ai socialisti l’esercizio delle più gelose funzioni di Stato? Gli uomini d’ordine devono far sì – e presto – che questa interrogazione non germogli nella testa di troppi, perché la risposta della folla sarebbe forse espressa in una forma terribilmente pericolosa.

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