Precisazioni

Tratto da:

L’Italia e il secondo risorgimento

Data di pubblicazione: 23/09/1944

Precisazioni

«L’Italia e il secondo Risorgimento», 23 settembre 1944

 

 

 

Da quel che mi capita di leggere solo adesso in un foglio quotidiano ticinese sembra che sia contestata allo scrivente l’opportunità, se non il diritto, di firmare con lo pseudonimo Junius, che fu adoperato durante l’altra guerra da Rosa Luxembourg quando lanciò dal carcere prussiano la Junius brochure, che il critico definisce una delle «opere più alte della letteratura politica di tutti i tempi», una «requisitoria addottrinata, profonda ed umanissima contro la guerra … la più completa, forse la definitiva, sulle cause e la natura dei moderni conflitti cui la società capitalista ha condotto».

 

 

Ecco. L’uso dello pseudonimo Junius, che iniziai nel 1917 per il fastidio di firmare ogni volta con lo stesso nome e cognome anche le lettere di carattere politico che incominciai allora ad indirizzare, fuori del solito campo economico, al direttore del Corriere della Sera, è certo una usurpazione, ma non a danno di Rosa Luxembourg. Caso mai, amendue plagiammo istintivamente uno pseudonimo notissimo nella grande letteratura politica inglese e che in quel paese suscitò controversie, forse non chiuse neppure adesso.

 

 

Dal 21 gennaio 1769 al 21 gennaio 1772 furono infatti pubblicate nel Public Advertiser di Londra alcune lettere che col titolo di «Letters of Junius» furono poi raccolte in libro nel 1772. Poche lettere si possono forse paragonare, per le qualità insigni di stile, più che per il contenuto, a queste di Junius. Il successo fu grandissimo, cresciuto dal mistero di cui si circondò l’autore. Ancora nel 1867 si poteva pubblicare una lista di 40 nomi, fra i quali quelli di Lord Temple, di Lord George Sackville e di Lord Shelburne, a cui si attribuiva la paternità delle Lettere di Junius.

 

 

L’opinione prevalente oggi è che l’autore sia Sir Philip Francis. Poiché egli era uomo politico e nelle lettere erano attaccati primi ministri e re, si comprende egli abbia, finché visse, mantenuto il segreto sulla paternità di esse.

 

 

A discolpa del peccato di usurpazione, dirò che quello pseudonimo può dirsi, dopo tanto tempo, entrato nell’uso comune ad indicare chi scrive lettere pubbliche su cose politiche, avendo sovratutto di mira la critica di qualcuno potente nel proprio paese. Allora, tra il 1917 ed il 1919, le mie teste di turco, pur usando io, a differenza del vero Junius, linguaggio rispettoso verso persone tanto degne, erano l’on. Giolitti ed i liberali piemontesi di tipo giolittiano.

 

 

Di qui l’uso di quello pseudonimo. Col quale però discorsi anche di altre cose e l’8 gennaio del 1918 criticai l’idea della Società delle nazioni, suppergiù nello stesso momento nel quale l’on. Mussolini in un teatro di Milano si faceva araldo di quella stessa Società, che contribuì poi ad uccidere; e, dichiarandola antistorica ed antiquata, così come oggi penso appartengano alla età della pietra della scienza le teorie socialistiche comunistiche che altri reputa ancor roba dell’avvenire, propugnavo al luogo suo l’idea della Federazione. Epperciò anche le note economiche federalistiche comparse su queste pagine furono contrassegnate col consueto pseudonimo.

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