Raccolti e prezzi del frumento (come i panici siano ingiustificati)

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 11/08/1914

Raccolti e prezzi del frumento (come i panici siano ingiustificati)

«Corriere della sera», 11 agosto 1914

 

 

 

I giornali hanno già riportato i comunicati governativi, i quali dimostravano come l’Italia non dovesse preoccuparsi di immaginarie difficoltà di provvedere alla sua alimentazione in questi frangenti di guerra. Non sarà male, però, ritornare sull’argomento, per chiarire la situazione ed esaminare freddamente il contegno che produttori, commercianti e consumatori debbono tenere. Il panico è cattivo consigliere; e può indurre il consumo ad allarmarsi oltre misura come può far brillare dinnanzi agli occhi dei detentori la speranza di profili che non vi è probabilità abbiano a verificarsi.

 

 

Che il prezzo del frumento, anche astrazione fatta dalla guerra, dovesse tendere al sostegno, era naturale, postoché le prospettive del raccolto nei dodici principali paesi, rappresentanti il 70% della produzione dell’emisfero settentrionale erano di una diminuzione di circa il 3,1/2%. E poiché anche la regola era dall’Istituto internazionale di agricoltura prevista in un 2% di meno, dell’orzo in un 5.7% di meno, ecc., l’aumento di qualche punto era naturale.

 

 

La guerra quale modificazione può apportare a queste previsioni? Che l’aumento, invece di essere generale, mite e diffuso in tutto il mondo, può essere più sensibile nei paesi europei, quasi tutti, salvo la Russia e l’Ungheria, importatori di frumento; mentre potrebbe anche darsi, se non intervenisse la speculazione, che si verificasse un ribasso nei paesi esportatori, impossibilitati a smerciare il sovrappiù della loro produzione. Se si riflette che in quest’anno il raccolto russo pare debba riuscire scarso, e quel poco, a causa della guerra, è sottratto al mercato mondiale, l’unica fonte disponibile rimangono gli Stati Uniti, dove, per fortuna, il raccolto è riuscito splendido e siffatto da battere tutti i records del passato. Siccome gli americani sono provveduti di capitali e sono assai abili speculatori, possiamo essere sicuri che essi cercheranno di far pagare il frumento il più caro possibile ai bisognosi paesi europei.

 

 

Non pare, però, che l’Italia abbia di ciò a preoccuparsi sensibilmente. Forse l’Inghilterra, la cui produzione interna è bastevole appena per due mesi circa del consumo interno, potrà, quest’inverno, essere costretta a pagare prezzi alti anche se la sua flotta riuscirà a mantenere libere le vie del mare, più alti in ragione del crescere dei noli e delle tariffe di assicurazione; fors’anche sarà costretta a pagare prezzi altissimi, se la sicurezza delle vie marittime fosse gravemente minacciata. Ma l’Italia? Come è risaputo, la produzione nazionale fatta quest’anno, in cifre tonde, fu di 50 milioni di quintali; con le provviste e le rimanenze esistenti si arriva probabilmente ad una disponibilità di 53-55 milioni di quintali.

 

 

Poiché il consumo interno si calcola di 60 milioni di quintali circa, è chiaro che noi possiamo provvedere, con le esistenze interne, a 10-11 mesi del consumo normale. Nel maggio del 1915 soltanto potrà farsi sentire la necessità delle importazioni estere. In tempi normali, l’importazione comincia ben prima, sia perché i mulini vogliono provvedersi di materia prima per la loro industria, sia perché i frumenti esteri sono di qualità diverse dalle nostre ed atti perciò ad usi differenti ed a miscele, sia perché il commercio approfitta dei momenti più favorevoli per coprirsi. Trattasi però di circostanze secondarie, che in tempo di guerra non hanno importanza. Per il momento e per almeno dieci mesi noi possiamo guardare tranquillamente dinanzi all’avvenire. Nel frattempo, quando il maggio 1915 giungerà, parecchi fatti si saranno prodotti.

 

 

  • 1. il rialzo dei prezzi sul mercato interno, che già si è verificato, e che non fa d’uopo proceda innanzi sensibilmente, avrà prodotto per effetto di avvertire tutti i consumatori ed i produttori che il frumento quest’anno è una derrata interessante, di cui occorre fare l’uso più parco possibile. Molti contadini che, a 23-25 lire il quintale, fanno un certo consumo del loro grano e se ne servono in parte, sia pur piccola, per l’alimentazione del bestiame, troveranno, a 27-28-30 lire, che anche le farinette ed i cruschelli sono troppo cari, per essere conveniente darli ai vitelli ed ai buoi da ingrasso; e faranno fare un pane un po’ più scuro ed un po’ più grossolano, pur di poter risparmiare e vendere qualche sacco. Il forno del consumo aumenterà di qualche cosa; e questo qualcosa può avere un’importanza apprezzabile in un paese di piccoli proprietari come l’Italia. D’altro canto, le massaie avranno, a prezzi cresciuti e col timore di peggio, una tendenza di economizzare farina nella confezione delle paste alimentari e negli altri consumi familiari. Non ci sarebbe da far meraviglie che questo razionamento – in fondo l’aumento dei prezzi ed il timore di aumenti successivi porta a razionare le provviste esistenti di frumento, così come può fare il comandante in una piazza assediata – ci portasse in là oltre maggio, fino al giugno 1915.
  • 2. arrivati al qual punto, il mercato comincia a trovarsi sotto l’influenza del nuovo raccolto. Nessuno può prevedere il futuro; ma non pare probabile che gli Stati Uniti si debbano nel 1915 trovare di nuovo nella medesima situazione predominante in cui sono oggi. Nessuno conserva il grano per il gusto di tenerlo in magazzino; bensì per la speranza di venderlo più caro. Ora, quando gli Stati Uniti avranno provveduto ad alto prezzo durante l’inverno il grano occorrente per il consumo dell’Inghilterra, bisognerà pure che si decidano a vendere il rimanente che rimarrà sicuramente disponibile in loro mani, all’Italia ed agli altri paesi, che avranno dimostrato meno fretta di approvvigionarsi. Tenendolo, potrebbero correre il rischio di doverlo vendere a prezzi ancora più bassi.

 

 

In questo frattempo anche l’immane conflagrazione europea sarà giunta, nel suo svolgimento, ad un punto tale da poter fondatamente fare calcoli sull’avvenire; e ciò contribuirà a tranquillizzare i mercati, i quali non paventano tanto le rovine del presente quanto la incertezza dell’avvenire.

 

 

Concludendo: che un aumento moderato nel prezzo del frumento fosse prevedibile anche prima della guerra, è certo; che un aumento alquanto più sensibile, ma sempre moderato, possa essere necessario in conseguenza della guerra è probabile. Trattasi però di fatti naturali e che oserei dire benefici, per le considerazioni dianzi esposte, ossia perché contribuiscono a razionare il consumo del frumento ed a far durare le provviste esistenti fino quasi al nuovo raccolto.

 

 

Se i prezzi aumenteranno di più, in modo disordinato, ciò sarà dovuto al panico, ossia all’immaginazione esaltata dei consumatori e ad ingordigie, in fondo sbagliate, dei detentori. Ora, per difenderci contro il panico basta pensare che esso è un fatto della nostra immaginazione, che esso non ha ragione di essere e che è nostro strettissimo dovere non lasciarci sgominare da paure irragionevoli, in un momento nel quale fa d’uopo conservare la calma, che è propria dei popoli vigili e forti.

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