Recensione – Adam Kirkaldy

Tratto da:

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 01/09/1918

Recensione – Adam Kirkaldy

«La Riforma Sociale», settembre-ottobre 1918, pp. 490-492

 

 

 

Industry and finance. – War expedients and reconstruction, edited by ADAM W.

KIRKALDY, Sir Isaac Pitman ad Sons., 1 Amen Corner, London, E.C. Un vol. di

pagg. XIII-371. Prezzo 4. s. 6 d. net.

 

 

Per la terza volta il prof. Kirkaldy ha raccolto in un bel volume i risultati delle investigazioni condotte intorno ai problemi della guerra e del dopo guerra da un Comitato della sezione F (Scienza Economica e Statistica) della British Association for the advancement of Science. Negli altri due anni, 1915 e 1916, il volume conteneva rapporti presentati alle assemblee annue della Associazione; nel 1917 l’assemblea, per ragion di guerra, non fu tenuta; ma il Comitato dalla sezione F credette opportuno di pubblicare ugualmente i risultati delle sue ricerche. Alle quali hanno collaborato il professore W.R. Scott, presidente di due sotto comitati, il signor J.E. Allen, segretario del sottocomitato sulla circolazione, i signori Gibson, Renold, Spelding, Franklin, il prof. Kydd, la dott. Thomas ed altri. Il lavoro fu ammirabilmente coordinato del prof. Kirkaldy dell’università di Birmingham.

 

 

È caratteristica di questo terzo, come dei precedenti due rapporti, di essere dedicato in parti uguali alla trattazione dei problemi del lavoro e del credito. Gli eminenti uomini, che compongono la sezione economica e statistica della Associazione britannica hanno invero ritenuto che i problemi essenziali posti dalla guerra siano questi due: 1) quali perturbazioni ha essa esercitato sulle condizioni del lavoro e sulle relazioni fra industriali ed operai: e 2) quali provvedimenti relativi al credito, alla circolazione monetaria, al sistema tributario, ai metodi di prestiti pubblici furono presi durante la guerra e quali effetti essi ebbero. E come era ragionevole attendersi, data la competenza specialissima e la serietà degli investigatori, i tre volumi venuti fuori sotto gli auspici della British Association appartengono al ristrettissimo novero delle opere sulla guerra, le quali conserveranno un valore permanente, sia per l’uomo di Stato, sia per gli studiosi. Nel terzo volume i relatori si compiacciono che parecchie delle proposte da essi fatte nei rapporti precedenti trovano favorevole accoglienza presso il governo; ed è prova dell’alta educazione economica dell’Inghilterra, l’avere il governo ascoltato, cosa finora non accordata in Italia – ma da noi, giova confessare la verità, non si ebbero neppure rapporti, aventi carattere collettivo ed autorevole di economisti – il parere di economisti, oltre a quello degli empirici e dei soliti progettisti.

 

 

Fare un riassunto del volume è impossibile, data la molteplicità delle materie trattate e l’abbondanza delle informazioni di fatto e le statistiche elaborate ed illuminanti che esso contiene. Specie nella parte relativa al credito, alla circolazione ed alla pubblica finanza, ci troviamo dinanzi ad una vera storia critica dei provvedimenti e degli avvenimenti del terzo anno di guerra. Tra noi, ciò che si avvicina di più al volume inglese è l’Annuario economico del Bachi, che la nostra rivista pubblica ogni anno.

 

 

Più fortunata del Bachi, l’Associazione britannica ha potuto disporre di dati relativamente abbondanti per comporre la sua cronaca, non essendo la burocrazia inglese giunta ancora al punto di infatuazione, la quale induce la nostra burocrazia non solo a sostituirsi all’iniziativa privata, ma persino a volere tener per sé, gelosamente nascosti al pubblico, i dati che permetterebbero agli studiosi di dare un giudizio sui suoi fasti o misfatti durante la guerra. In questa storia critica, il punto su cui si batte con maggior insistenza è il pericolo dell’inflazione monetaria. – Quasi ad ogni pagina si legge una nuova variazione elegante ad acuta su questa tema, che è davvero il fondamentale della guerra. In Italia la inflazione monetaria con le sue conseguenze inevitabili di rialzi dei prezzi, profitti degli industriali, agricoltori, commercianti e speculatori portati su dei redditi fissi e sofferenze dei percettori di questi (proprietari di case, impiegati, pensionati, redditieri, enti pii) – ha origine massimamente nella emissione di biglietti di banca e di Stato a corso forzoso. In Inghilterra ha aspetti diversi e il centro di gravità sta nell’incremento dei depositi bancari, come è dimostrato dalla seguente tabella compilata dal Gibson (pag. 327), che riproduco per il suo carattere di riassuntiva evidenza (in milioni di lire sterline);

 

 

 

31 dicembre 1913

31 dicembre 1916

Depositi commerciali delle banche

1.071

1.479

Accreditamenti alla clientela della banche non ancora usati

100

100

Depositi della Casse di risparmio

255

265

Banca d’Inghilterra: Depositi pubblici

10

52

Id. privati

61

126

Oro circolante nel pubblico

50

15

Argento

25

35

Biglietti della Banca d’Inghilterra circolanti nel pubblico

10

15

Biglietti delle Banche di Scozia circolanti nel pubblico

8

16

Biglietti delle Banche irlandesi circolanti nel

pubblico

8

20

Biglietti di Stato (currency notes) circolanti nel

pubblico

90

 

1.588

2.213

 

 

Tra le due date indicate vi fu dunque una inflazione monetaria di 625 milioni di lire sterline (15.762,5 milioni di lire italiane); ma una piccola parte di essa è dovuta a moneta circolante vera e propria. In tutto il Regno Unito (Inghilterra, Scozia ed Irlanda) d’oro, l’argento ed i biglietti circolanti nel pubblico aumentarono appena da 91 a 191 milioni di lire sterline, ossia di 2.500 milioni di lire italiane. Piccola somma, la quale non avrebbe potuto produrre conseguenze di rilievo sui prezzi e sui rapporti fra le varie classi sociali. L’aumento più notevole – 525 su 625 milioni di lire sterline – si ebbe nelle varie forme di accreditamenti bancari. La guerra fu cioè in troppa parte condotta mercé creazione di credito – manufacture of credit, come lo chiamano gli inglesi – da parte delle banche, ordinarie, di risparmio e di emissione – a favore del governo e dei clienti disposti a far credito al governo. Nei suoi effetti sui prezzi, la creazione di un credito bancario ha lo stesso effetto di un aumento nella emissione di carta moneta. Se lo Stato paga i suoi fornitori con 100 milioni di lire sterline di nuovi biglietti in aggiunta a quelli che il pubblico già possedeva, ecco che il pubblico è in grado di offrire 100 milioni di biglietti di più di prima per comprare merci o servizi. Per la concorrenza che i 100 milioni di biglietti di più di prima per comprare merci o servizi. Per la concorrenza che i 100 nuovi milioni fanno ai 91 vecchi nel far domanda di una quantità invariata di merci o servizi, i prezzi di questi salgono proporzionatamente. Se la banche le quali usavano aprire alla propria clientela un credito complessivo di 1.497 milioni, adesso aprono un credito di 2.022 milioni di lire sterline, ecco una maggiore disponibilità di 525 milioni creata a favore della clientela. La quale non ha affatto bisogno di ritirare quella somma in oro o in biglietti, ma può spenderla traendo assegni sulla banca e consegnando gli assegni a coloro che, vendendo merce o servizi, diventano creditori del prezzo. Nel rapporto della British Association si leggono notizie preziose e rare intorno al modo sottile con cui gli accreditamenti bancari sorgono, si manifestano esteriormente, ai rapporti fra le banche ordinarie e la banca centrale, ecc. ecc. Vi sono punti, che in nessun altro libro, nemmeno in quelli pur classici del Withers, si trovano spiegati con tanto tecnicismo di particolari. Per esempio, credo sia l’analisi compiuta, da carte 216 a carte 226, delle cause di aumento delle cosidette disponibilità in contanti delle banche inglesi.

 

 

Per far vedere l’importanza di queste ricerche statistiche bancarie, basti riflettere che se un aumento di 100 milioni di lire sterline nella disponibilità di biglietti da parte del pubblico può aver avuto un dato effetto sui prezzi, un aumento di 525 milioni negli accreditamenti bancari, il che vuol dire nella capacità di spendere, probabilmente ha avuto un effetto cinque volte più sensibile sui medesimi prezzi. Dicendo questa si fa astrazione, per brevità, dal punto fondamentale: l’aumento dei 100 milioni di lire nei biglietti ed oro è stato la causa – od è legato con un vincolo logico necessario, date le condizioni di fatto del mercato monetario – con l’aumento di 525 milioni negli accreditamenti bancari? Intorno al qual punto sia consentito il rinvio ad una mia nota, intorno a quanto a tal proposito osservava già il Tooke, presentata alla R. Accademia delle Scienze di Torino nella seduta di luglio 1918.

 

 

Franca la spesa di notare, in materia di deprezzamenti monetari, che il signor Spalding, autore di un rapporto sui cambi esteri dà, per la Russia, la Germania e l’Austria un peso forse uguale tra le cause di deprezzamento del rublo, del marco e della corona all’aumento della circolazione ed all’avversa bilancia commerciale; mentre invece per la Francia e per l’Italia il peso maggiore è attribuito all’aumento della circolazione.

 

 

D’altro canto, egli prevede che nel dopo guerra la Russia si troverà forse costretta a rifondere le sue pezze da 10 rubli oro, dando loro il nome di 20 rubli; l’Austria a chiamare 40 corone la pezza da 20; e la Germania a ridurre di un terzo il peso della sua pezza da 20 marchi. Il che vuol dire che questi tre paesi dovrebbero decidersi a pagare i loro debiti in moneta calante. Per la Francia e l’Italia egli osserva: “È immaginabile che questi due paesi debbano anche ridurre l’oro contenuto nelle pezze da 20 franchi e da 20 lire; ma la potenzialità di ripresa della Francia e dell’Italia si è sempre dimostrata in passato così grande, che un siffatto provvedimento ben difficilmente si renderà necessario”.

 

 

Bastino questi brevi cenni per necessità di spazio frammentari, a far vedere l’importanza dell’opera recensita. I tre volumi sono davvero uno strumento di lavoro che non può mancare nella libreria di uno studioso dei problemi economici e sociali della guerra.

 

 

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