Recensione – Francesco Abba, Narrano i martiri, Torino, «La Crociata contro la tubercolosi», 1917

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 17/08/1918

Recensione – Francesco Abba, Narrano i martiri, Torino, «La Crociata contro la tubercolosi», 1917

«Corriere della Sera», 17 agosto 1918

 

 

 

Il dott. Francesco Abba ha avuto una bella e buona idea: riunire in un maneggevole volume le pagine più istruttive e commoventi dei martiri, del nostro Risorgimento nazionale. I quali lasciarono delle loro dure esperienze memoria scritte. Narrano i martiri! (Un vol. di pagg. XVI-286, Torino a beneficio della Croce Rossa italiana e della Crociata contro la tubercolosi, via Po, 18. L. 3.75), è un’antologia di brani scelti delle memorie di Alessandro Andryane, Giovanni Arrivabene, Romualdo Bonfadini, Manfredo Camperio, Carlo Cattaneo, G. A. Cesana, Federico Gonfalonieri, Feline Foresti, Angelo Giacomelli. Piero Moroncelli, Luigi Martini, Felice Orsini, Giorgio Pallavicino, Luigi Pastro, Gabriele Uosa, Silvio Pellico, Caro Poma, Raffaele Sonzogno, Tito Sneri, Giovanni Visconti Venosta. Tutti questi nostri ponti del martirologio italiano hanno sofferto il carcere e taluni morirono di capestro austriaco: a ricordo ed ammaestramento nostro scrissero quel che avevano visto, i patimenti che avevano durato, li narrarono co­me i martiri di Belfiore al loro confessore, Monsignor Martini. Ma come potrebbero i ra­gazzi ed i giovani procurarsi tutte queste memorie, talune divenute rare? Il dott. Abba, nipote di quell’insigne patriota garibaldino che scrisse il capolavoro Da Quarto al Volturno, volle comporre una raccolta che giovasse a coloro che non possono fare essere più ampie lettu­re ed invogliasse gli altri a procurarsi le memorie originali. l brani sono disposti in ordine logico: prima la descrizione dell’oppressione sotto cui giaceva il Lombardo-Veneto: poi un capitolo sugli inquisitori moderni, che traccia i modi nefandi con cui l’Austria fucinava i processi politici, ed in seguito via via: l’ingresso in prigione, la via crucis di carcere, l’apposizione della catena, la vita di prigione, le torture del bastone, del freddo, della fame, inflitte dai carcerieri ai nei confronti dei prigionieri, i conforti e i pericoli della corrispondenza clandestina, le condanne e l’eroismo dei martiri di fronte alla forca, la forca ed il recupero che l’Austria beffarda pretendeva sull’eredità dei condannati delle spese per l’impiccagione, l’annuncio dopo anni ed anni di galera della grazia e della recuperata libertà: ritratti di eroi sconosciuti.

 

 

Il volume si legge d’un fiato, con commozione intensa e crescente. Tutti i giovani e i ragazzi delle scuole dovrebbero possederlo. Gli insegnanti dovrebbero consigliarlo come libro di lettura nell’anno in cui insegnano la storia dell’Italia nel secolo XIX.

 

 

Le nuove generazioni hanno bisogni di imparare che l’Austria è sempre stata eguale a sé stessa e che non da oggi essa è vile e crudele.

 

 

Un libro rappresentativo della scienza economica italiana nel momento presente è la raccolta di Scritti vari in onore di Tullio Martello (un volume, di pagine 456, Bari, Laterza, lire 12) a cui hanno collaborato Angelo Bertolini, Federico Flora (Inni e battaglie, Tullio Martello e la crisi liberista), Luigi Einaudi (Intorno alla imposta sui giuochi), Edoardo Giretti (Tullio Martello e la Unione doganale italo-francese), Vilfredo Pareto (L’aggio e il cambio), Paolo Orano (Verso una sintesi), Guido Sensini (Prime linee di finanza teorica), Giacomo Luzzatti (La teorica del commercio internazionale e il costo di riproduzione), Luigi Amoroso (Le curve di indifferenza nella teoria dei fenomeni collettivi di due argomenti), Umberto Ricci (Sulla opportunità di una storia dell’economia politica italiana), Alberto Gìovannini (Il Maestro), Giuseppe Prato (Nei regni della Gaia scienza), Maffeo Pantaleoni (Le tre internazionali). I collaboratori appartengono in gran parte a quello che si suol chiamare il manipolo liberista ed il loro omaggio ha allietato gli ultimi mesi di vita di quello che fu il prediletto allievo del maggiore economista italiano del secolo XLX, Francesco Ferrara. Alla vita aneddotica e scientifica di Tullio Martello ha dedicato un magistrale studio, il primo e più ampio saggio della raccolta, il prof. Angelo Bettolini. Nato nel 1841, emigra nel 1859 in Piemonte, si arruola nel 1860 volontario nell’esercito di Garibaldi, nella seconda spedizione, insieme con Malenchimi, prende patte alla battaglia di Milazzo, quale componente il famoso battaglione della morte, ed ivi è nominato sottotenente. Nel 1862 ottiene una laurea in matematiche all’Università di Napoli; ma conscio egli stesso della facilità con cui l’aveva conseguita, si inscrive ai corsi della scuola degli ingegneri al Valentino in Torino. Subito dopo, ingegnere alle miniere in Sardegna, assicuratore in Toscana, studioso di economia a Ginevra, dove nel 1869 fonda la Revue d’Economie, d’Histoire et de Statistique; nel 1873 scrive una delle,sue opere maggiori, la Storia dell’Internazionale dalle sue origini al Congresso dell’Aia. Ritornato in Italia partecipa a battaglie politiche ed economiche: è tra i fondatori della Società Adamo Smith che oppone la tradizione classica liberista alle tendenze interventiste della Associazione per il progresso degli studi economici. Designato da Ferrara, gli succede nel 1874, come professore reggente prima ed ordinano poi alla Scuola superiore di commercio di Venezia; e nel 1895 va a Bologna dove rimane sino al 1915 quando è colpito dai limiti d’età. Il libro sulla Moneta, l’altro su L’imposta progressiva segnano pietre miliari del suo pensiero; ma la sua penna brillante, arguta si esercita in polemiche vivacissime con i maggiori economisti del giorno ed in campagne memorande per la riforma universitaria. Le note del Bettolini sono un contributo ragguardevole a quella storia dell’economia politica italiana che in altra parte, di questa raccolta il professore Ricci si augura di vedere scritta. La figura dell’uomo e dello scienziato rivive nelle pagine devote e ricche di notizie dell’amico e discepolo. Ed è una figura che rimarrà nella storia della scienza italiana.

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