Recensione – La prévoyance sociale en Italie
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/09/1898

Recensione – La prévoyance sociale en Italie

«La Riforma Sociale», settembre 1898, pp. 874-875

 

 

 

La prévoyance sociale en Italie par Léopold Mabilleau, Charles Rayneri et

Comte De Rocquigny. – Un vol. della “Bibliothèque du Musée Social”. Paris, Colin. 1898.

 

 

Il “Museo Sociale” fondato a Parigi dal conte di Chambrun svolge la sua attività a favore degli studi e delle istituzioni sociali, oltrecché per mezzo di conferenze, consulti, pubblicazioni periodiche, anche con missioni inviate all’estero ad investigare problemi economici importanti ed organizzazioni intese a risolvere questi problemi. I risultati delle inchieste sono pubblicati in volumi, di cui comparvero già quello sul Tradeunionismo inglese, dovuto al De Rousiers e quello sulle popolazioni agricole della Germania scritto dal Blondel. Viene terzo ora nella serie un volume, interessante in modo speciale per l’Italia, il quale descrive il funzionamento delle molteplici forme della previdenza sociale di cui il nostro paese può menar vanto. La missione venuta in Italia nell’autunno del 1897 visitò le istituzioni cooperative più caratteristiche che si affollano specialmente nella Lombardia, nell’Emilia e nel Veneto. Il libro contiene delle monografie precise, documentate e vive delle casse di risparmio di Parma, Piacenza, Padova e Bologna, delle banche popolari di Piacenza, Cremona, Lodi, Pieve di Soligo, Conegliano, Padova e Bologna; descrive l’opera dei sindacati agricoli e delle cattedre ambulanti, delle latterie cooperative e delle società di braccianti, delle società di mutuo soccorso e delle cooperative di produzione. Il metodo monografico, scelto dagli autori, di descrivere, nei suoi più minuti particolari, il meccanismo e l’opera di determinati istituti tipici giova mirabilmente a farci penetrare nella loro intima essenza e nel tempo stesso serve a tracciare le linee generali e coordinatrici di tutto il movimento. Una delle peculiarità più belle e consolanti del movimento cooperativo italiano, ed uno dei fatti che sono meglio messi in luce nelle pagine degli inviati del Museo Sociale, è appunto l’appoggio largo e prudente con cui le varie forme delle cooperative italiane mutuamente si sorreggono. Le casse di risparmio autonome (almeno quelle amministrate con più larghi criteri economici e sociali) devolvono i risparmi non alla compra esclusiva di titoli di debito dello Stato, ma allo sconto di cambiali di commercianti e di agricoltori, fecondando iniziative che altrimenti sarebbero rimaste isterilite. Le casse di risparmio e le banche popolari colla fondazione di cattedre ambulanti di agricoltura provvedono a che la concessione del credito avvenga nelle più propizie condizioni possibili; e l’alleanza delle casse rurali e dell’insegnamento agrario fa sì che intiere plaghe vengano redente e venga aumentato il benessere di migliaia di famiglie agricole. Infine lo sconto delle cambiali e delle note dei lavori compiuti dalle cooperative di produzione e lavoro contribuisce a sorreggere queste nei loro primi passi ed a sottrarre masse enormi di operai dagli artigli degli appaltatori e degli affaristi. Questo il delicato e complesso organismo descritto dal libro degli inviati del Museo Sociale con abbondanza e freschezza di particolari veramente notevoli.

 

 

Noi ne raccomandiamo vivamente la lettura a quelli che dai recenti avvenimenti fossero rimasti sfiduciati intorno all’avvenire del nostro paese. L’Italia, quando fosse lasciata libera dalle esazioni dei politicanti insediati al Governo e sgravata dal peso delle imposte eccessive, troverebbe in sé stessa tanta vigoria da progredire rapidamente nella via del benessere e della prosperità economica: testimoni gli istituti di previdenza, i quali, soggetti a pesi fiscali ignoti negli altri paesi d’Europa, seppero elevarsi a tal grado di perfezione, di originalità e di sapiente coordinamento da eccitare l’ammirazione, non disgiunta da nobile invidia, di stranieri colti ed intelligenti, come gli inviati del Museo Sociale.

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