Opera Omnia Luigi Einaudi

Recensione – Livio Cibrario, Il sentimento della vita economica nella Divina Commedia

Tipologia: Paragrafo/Articolo – Data pubblicazione: 15/05/1898

Recensione – Livio Cibrario, Il sentimento della vita economica nella Divina Commedia

«La Riforma Sociale», 15  maggio 1898, pp. 489-490

 

 

 

Livio Cibrario: Il sentimento della vita economica nella Divina Commedia, con prefazione del prof. S. Cognetti De Martiis. Torino, Unione Tip. Editrice, 1898.

 

 

La Divina Commedia è stata analizzata sotto tutti i suoi aspetti; acuti commentatori hanno cercato di spremere dal pensiero Dantesco tutto quello che si riferiva alle varie forme della vita intellettuale, morale e materiale, ed hanno cercato di dimostrare come Dante rispecchiasse, come un immenso specchio, tutte le teorie dominanti all’epoca sua sul cosmo e sull’uomo. Mancava però ancora chi avesse studiato l’opera massima dell’Alighieri sotto l’aspetto economico. Parecchio tempo fa lo storico Cibrario aveva esposto, in un quadro suggestivo, le condizioni economiche della regione e dell’epoca in cui Dante scriveva e donde egli aveva tratte ispirazioni. Ora il giovane suo nipote ripiglia l’argomento svolto già dallo storico illustre, e lo mette sotto una luce più ampia e nuova.

 

 

Appoggiandosi agli studi compiutisi sulla vita economica italiana, il Cibrario descrive nella prima parte l’ambiente economico in mezzo al quale Dante visse. Non solo, ma in una seconda parte, non meno interessante della prima, si delineano le teorie economiche dominanti nel medio evo, rintracciandone la derivazione dal Vangelo e dagli scritti dei Santi Padri e dei canonisti. Coll’esame delle teorie accolte nei secoli decimoterzo e decimoquarto sui vari fenomeni della vita sociale ed economica, l’A. si apre la via ad esporre nella terza ed ultima parte le opinioni espresse da Dante intorno ai medesimi argomenti nella Divina Commedia.

 

 

Il lavoro abbonda di osservazioni acute, di vasta e non mai pesante erudizione e ci da prove che l’A. è fornito di tutta l’attitudine mentale necessaria per sviscerare l’elemento economico in tutti i principali scrittori italiani. Noi speriamo che il geniale libretto, di cui raccomandiamo la lettura a tutti coloro che s’interessano di cose Dantesche, non sia se non la prefazione ad un’opera più vasta, destinata a delinearci il contributo dato all’economia non dagli economisti di professione, ma dai grandi poeti e prosatori italiani.

 

 

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