Recensione – Sir Robert Giffen

Tratto da:

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 01/06/1904

Recensione – Sir Robert Giffen

«Riforma sociale», giugno 1904, pp. 497-499

 

 

 

Sir Robert Giffen, K.C.B. Economic Inquiries and Studies. London, George Bell and Sons, 1904. Due volumi di pag. XII-455 e VI-461. Prezzo 21 scellini net.

 

 

La controversia doganale in Inghilterra sta producendo un buon effetto: di sollecitare la pubblicazione di opere che arricchiscono in guisa permanente la libreria dello studioso. Fra gli altri, i due volumi che più sopra annunciamo ne sono la prova. Da un pezzo gli studenti lamentavano che del Giffen non si trovassero più in commercio gli Essays on Finance. Oggi per fortuna l’A. si è deciso, forse anche spinto dalla domanda di scritti aventi attinenza con materie di dazi e di statistiche commerciali, a ripubblicare i più importanti di quei suoi saggi antichi, aggiungendovene dei nuovi. Ma si badi, l’A,, se con questa sua pubblicazione apporta un pregevolissimo contributo alla discussione di un problema del giorno, non vi prende parte menomamente. I suoi saggi hanno un carattere puramente statistico di assoluta imparzialità. Tanto peggio se da queste cifre si ricavano conseguenze contrarie ai protezionisti; e se in saggi di data diversa che rimontano al 1869 il Giffen ha successivamente messo in luce la fallacia dell’argomento che il Chamberlain si illude di aver inventato ora, che cioè l’Inghilterra si sta rovinando e sta divorando il suo capitale perché le importazioni superano le esportazioni di circa 5 miliardi di lire all’anno. Il Giffen argutamente osserva che sino dal 1830 un suo antecessore, il Porter, confutava lo stessissimo argomento protezionistico; cosicché da allora in poi l’Inghilterra avrebbe dovuto rovinarsi parecchie volte in una maniera piacevolissima, quella cioè di consumare delle merci estere in quantità superiore a quelle esportate.

 

 

Parecchi dei saggi dei due volumi sono vecchie e gradite conoscenze; ricorderemo solo il notissimo e classico saggio sull’«Uso delle statistiche di importazione e di esportazione» che è stato tradotto nella quarta serie della Biblioteca dell’Economista. Altri appartengono oramai ai documenti storici delle questioni che vi sono trattate; così quelli sui mutamenti dei prezzi dopo il 1873. Nessuno che si occupi di questi fatti può esimersi dal leggere gli scritti del Giffen, il quale ha perciò fatto benissimo ad inserirli nella raccolta nella loro forma originale.

 

 

L’ordine in cui i saggi sono pubblicati è cronologico, ma possono benissimo essere raggruppati a seconda del loro contenuto.

 

 

Vengono anzitutto i saggi di teoria statistica: il IX, che è il già citato sull’«Uso delle statistiche di importazione e di esportazione», il XIII sull’«Utilità delle statistiche sulle aree e la popolazione», il XIV sui “Paragoni statistici internazionali”, il XXVIII su “L’importanza delle idee generali statistiche” ed il XXV su “Il secolo statistico”.

 

 

Seguono i saggi di guerra: curiosi ed interessanti saggi in cui il Giffen ha misurato il costo economico di alcune guerre cruentissime e costosissime e le variazioni di fenomeni connessi con le guerre; il I sul “Costo della guerra franco-prussiana del 1870-71”, il XXI sui “Consolidati durante una grande guerra”, il XXII su “Alcuni aspetti economici della guerra sud-africana”, il XXIV sulla “Misura della forza della nostra armata”.

 

 

Saggi importanti per la storia dei prezzi e per le questioni relative alle variazioni di valore della moneta sono il II sul “Deprezzamento dell’oro dopo il 1848”, il III su “Le liquidazioni del 1873-76”, il IV sul “Ribasso dei prezzi delle merci nel 1873-79” e il V sui “Recenti mutamenti nei prezzi e nelle entrate”.

 

 

Altri saggi monetari sono il XVIII su “La legge di Gresham” e il XIX su “Tipi monetari fantastici”.

 

 

Questioni di imposte e di finanza sono trattate nel saggio VI su “L’opera finanziaria di Gladstone”, nel VII su “L’imposta sulla terra”, e nel XXVII “Uno sguardo retrospettivo alla finanza inglese nel periodo 1861-1901”.

 

 

Dei rapporti fra l’Inghilterra e l’Irlanda si occupano i saggi VIII su “La tassazione e la rappresentanza parlamentare in Irlanda” e il XII su “Il valore economico dell’Irlanda per la Gran Bretagna”.

 

 

Valutano i progressi economici compiuti dalle classi operaie in Inghilterra i saggi X su “Il progresso delle classi lavoratrici nell’ultimo mezzo secolo”, il XV su “Il guadagno lordo e netto degli aumenti di salario” e il XVI su “La velocità dei progressi materiali verificatisi in Inghilterra”.

 

 

Di questioni doganali trattano il saggio XI su “La concorrenza straniera”, il XVII su “La protezione alle manifatture nei paesi nuovi”, il XX su “Vittorie protezioniste e successi liberisti”, ed affine a questo è il gruppo forse di maggiore attualità nel momento presente che si occupa dei problemi dell’imperialismo britannico, e comprende il saggio XXIII su “L’incremento relativo delle diverse parti dell’Impero”, il XXVI dal titolo “Viviamo noi sul nostro capitale?”, il XXIX su “La ricchezza dell’Impero e come dovrebbe essere usata”, il XXX su “Il sogno di un’Unione Doganale Britannica” ed il XXXI su “Le presenti condizioni economiche e l’avvenire dell’Inghilterra”.

 

 

Certo i saggi del Giffen trattano quasi sempre di argomenti inglesi, ma da un lato l’Inghilterra è così gran parte della vita economica mondiale e dell’altro sono svolti con tanta maestria e con tanto accorto impiego delle statistiche che si può ben dire che essi acquistano un valore universale di applicazione ai fatti delle dottrine più solide e sensate.

 

 

Il Giffen è uno statistico ottimista. Ma non sappiamo dargli torto.

 

 

Ricordammo sopra la lagnanza dei protezionisti per il fatto che l’Inghilterra importa più di quanto non esporta. E il Giffen ci dimostra nel suo ultimo saggio – forse il più vivo di tutti – che non bisogna allarmarsi per questo; è vero che l’Inghilterra compra all’estero l’enorme cifra di circa 400 milioni di lire sterline di merci (10 miliardi di lire nostre), ma può ben permettersi questo lusso. Basta che vi consacri le seguenti risorse (vol. II, pag. 419):

 

 

  • 1. reddito degli investimenti di capitale fatti all’estero …………………… Milioni di L. st. 90
  • 2. Prezzo delle materie greggie e derrate alimentari esportate ………Milioni di L. st. 48
  • 3. Prezzo netto dei manufatti esportati ………….                                 Milioni di L. st. 165
  • 4. Guadagni della marina mercantile …………………………………….Milioni di L. st. 80
  • 5. Commissioni e mediazioni …………………………………………………….. Milioni di L. st.  20

 

  • Totale……………………………………………………………………………………….. 403

 

 

E dopo aver speso tanto all’estero rimangono ancora agli inglesi almeno 1350 milioni di lire sterline (34 miliardi circa di lire it.) per comprarsi nell’interno tutte le altre cose: merci, servigi, ecc. ecc. di cui han bisogno. Il Giffen ha dunque ragione di essere ottimista e di concludere che la sua patria “per mezzo dei suoi investimenti all’estero, delle esportazioni di materie prime e di manufatti, e dei guadagni della marina mercantile, può comprare all’estero facilmente tutto ciò di cui ha bisogno”, e che essa “e` eccezionalmente favorita dal suo clima come luogo di residenza e come sede di numerose industrie, ha speciali vantaggi come mercato libero e largo e gode di agevolezze bancarie impareggiabili. Se gli inglesi non riesciranno nel futuro come nel passato sarà tutta loro la colpa”.

 

 

Queste saggie conclusioni del Giffen si possono mettere accanto alle declamazioni del Williams e del Chamberlain. Credo che pochi in Italia si siano presi la briga di leggere una parte della valanga di opuscoli partigiani che hanno inondata l’Inghilterra in quest’anno a proposito del protezionismo. Ma dopo averne letti alcuni si prende volentieri una boccata d’aria in compagnia del Giffen. Qui siamo di fronte ad uno scienziato vero, che racconta fatti certi e li spiega al lume di una scienza sicura.

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