Recensione – The Economic journal. The quarterly journal of the Royal Economic Society London (1918)
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/11/1918

Recensione – The Economic journal. The quarterly journal of the Royal Economic Society London (1918)

«La Riforma Sociale», novembre-dicembre 1918, pp. 618-620

 

 

 

N° July 1918. Gilbert Slater, South Indian Economics. [La causa della povertà del contadino indiano — reddito medio 50 lire it. all’anno — non è dovuta alle imposte — basse, al più un sesto del reddito netto fondiario — ma, nel Sud, alla scarsissima produttività del lavoro, alla difficoltà di occupare il lavoratore per più che una piccola parte del tempo, alle vicende avverse delle stagioni. Rimedi: sviluppare l’industria, credito cooperativo, strade e ferrovie, Miglioramenti agricoli]; E. A. Molony, A. Vignette from Peter Mundy. [Descrizione terrificante delle carestie antiche sotto il governo dei Mogul, tratto da aia viaggio fatto dal settembre 1628 al febbraio 1633 da un agente della Compagnia delle Indie. Le carestie moderne paiono gravi solo se si dimenticano queste, e numerose solo perché oggi si classificano tra le carestie semplici fallanze che un tempo sarebbero parse abbondanza]; 0. T. Keatinge, Size of Land Holdings in the Bombay Presidency. [Distingue la suddivisione delle proprietà dalla frammentazione delle particelle delle medesima proprietà. Illustra lo stato pericoloso di frammentazione a cui si giunge in talune regioni indiane; espone i metodi europei di consolidazione della proprietà e conclude con un progetto di natura volontaria e permissiva, con cui egli vorrebbe in India tentare di incitare gli esempi europei, senza affrontare, con la costrizione, l’avversione dei giuristi e dei contadini indiani]; Prof. H. Stanley Jerons, The Art of Economic Development. [Continua lo studio iniziato nel fascicolo precedente, esponendo i principii di finanza, che l’A. intende in senso più largo di quello accolto tra noi di pubblica finanza. Comprende lo studio delle transazioni monetarie degli individui, delle ditte commerciali e di tutti i corpi morali, pubblici come lo Stato, i municipii, e privati come le compagnie ed i corpi caritativi. Suggestivo lo studio della capacità contributiva, che al massimo è il reddito sociale decotto ciò che è necessario al consumo dei cittadini, in guisa da serbarne la capacità di lavoro. Non è però necessario giungere a queste punto e spesso la tassazione accresce la capacità produttiva dei singoli. Analisi particolareggiata «di questo effetto].

 

 

The Economic Journal, The quarterly journal of the Royal Economic Society (vol. XXVIII trim. Abbon. annuo L. st. 1; prezzo del numero 5 scellini. Macmillan and Co. London).

È impossibile, in uno schematico riassunto, rendere giustizia a questa che è davvero la prima rivista economica del mondo. Altre ve n’ha di gran valore, come il vecchio e glorioso Journal des Economistes di Parigi, i Jahrbücher fur Nationalökonomie di Jena, il Quarterly Journal of Economics di Cambridge (Mass. U. S. A.). L’American Economic Review, pure di Cambridge, il Journal of Political Economy di Chicago, che tengono alto il vessillo della nostra scienza; ma tutte debbono inchinarsi, per quanto tocca il carattere strettamente e nel tempo stesso cattolicamente scientifico, dinanzi al giornale della reale società economica di Londra. Tutto, in esso, è perfetto : articoli, note, recensioni. Si può non andare d’accordo con le vedute dei collaboratori ; ma bisogna riconoscere sempre che difficilmente un problema poteva meglio essere presentato di quanto essi fanno. Non leggere questa rivista significa star volontariamente lontani dal movimento scientifico contemporaneo; un po’ come non leggere il settimanale Economist di Londra significa volere ignorare i fatti veramente importanti — tali perché scelti e presentati da economisti di primo ordine e pratici di affari — i quali di giorno in giorno accadono nel mondo. Uno studioso di cose economiche può far a meno, se il tempo lo stringe, di leggere quasi ogni altra, cosa; non deve mai pretermettere la lettura dell’Economic Journal e dell’Economist. Appunto perché si suppone che la rivista sia conosciuta e letta da tutti coloro che si interessano di problemi economici qui di seguito si accenna soltanto ad un gruppo di studi recentemente venuti alla luce nelle sue pagine intorno ai problemi finanziari posti dalla guerra. Si dà un indice schematico, al solo scopo di invogliare a leggere l’originale:

N.° 109, March 1918: G. B. Carter e H. W. Houglton, Income tax on Wages, by Quarterly Assessment. [Esame del metodo tenuto dal legislatore inglese nel tassare i salari operai, il cui ammontare annuo superi le 130 lire sterlina, ossia le 3278 lire italiane. Minutissima indagine. Le lagnanze sono vive per le diversità e le incongruenze nel calcolo delle detrazioni per consegna di utensili, vestiti sul lavoro ecc. Invoca detrazione uniforme per distretto e mestiere. Anche la limitazione dell’esenzione dei premi di assicurazione sulla vita al 7% sul capitale assicurato è risentita come ingiustizia, perché esclude l’80% delle assicurazioni operaie. L’accertamento trimestrale, che pareva dovesse vantaggiare gli operai, ha invece aumentato straordinariamente il lavoro dei funzionari ed i fastidi dei contribuenti. Proponesi l’accertamento annuo].

N.° 110, June 1918. Questo e il numero successivo contengono un mazzo di scritti capitalissimi sul problema dell’imposta straordinaria sul patrimonio per l’immediata estinzione del debito di guerra: Prof. A. C. Pigoli, A Special Levy to discharge War Debt. [L’insigne professore di Cambridge è favorevole. La scelta è fra un sistema di imposte che assorba il 27% del reddito nazionale o, se si estingue il debito con un prelievo sul capitale, un sistema d’imposte del 12%. Tanto più difficile levare imposte, quanto più il saggio è alto. Bisognerebbe andare dal 3,50% per i redditi di 12.500 lire it. all’83,50 per i redditi da 250.000 lire it. in su. Ciò sarebbe una spinta ad emigrare o consumare i redditi. Il prelievo sul capitale esenterebbe i redditi professionali; ma l’ingiustizia sarebbe compensata in parte dal fatto che i professionisti sono più giovani in media dei grossi capitalisti ed andarono soggetti in grado maggiore al rischio di guerra]; Sydney Arnold, M. P. A Capital Levy: The Problemi of realisation and valuation. [L’Arnold sostenne, in un discorso assai notato, il concetto della coscrizione del capitale alla Camera dei comuni. Qui confuta le obbiezioni pratiche. Il pagamento sarebbe fatto: 1) con la consegna di titoli di debito pubblico, che lo Stato annullerebbe; 2) con la consegna di altri titoli, graditi al tesoro. Questo li venderebbe o li permuterebbe con titoli di debito Pubblico; 3) con rateazioni a favore dei proprietari di terre, case, fondi di industrie, l’imposta cadendo non sulle società, ma sugli individui, basterebbe fare la valutazione dei titoli da questi posseduti. Si fa già in borsa e si riferisce alla maggior parte della ricchezza. La vera difficoltà è per la valutazione della proprietà immobiliare; ma è la stessa che per l’imposta di successione]; A. Hook, A tax on capital and redemption of debt. [La imposta inglese sul reddito è male congegnata. L’imposta sul patrimonio rimedierebbe in parte a questi difetti. È favorevole all’industriale e dannosa al capitalista paro. Produrrebbe buoni effetti sui rapporti fra capitale e lavoro. La estinzione dei D. P. potrebbe convenientemente limitarsi alla metà].

 

 

N.111, September 1918: Prof. W. R. Scott, Some Aspects of the proposed Capital Levy. [Il professore di Glasgow e contrario alla coscrizione del capitile. Argomenti gravi, degni di molta riflessione. Fra, gli altri: siamo noi sicuri che, se si opererà il prelievo, l’aliquota dell’imposta sul reddito sarà diminuita da 6 s. per L. it. (30%) a1 s. 8 d. od al 7,5%? L’esistenza di un forte D. P. è un incentivo a moderazione nelle spese pubbliche; mentre la scomparsa di esso darebbe luogo a mille piani stravaganti e costosi. La sperata diminuzione delle imposte ordinarie grazie all’imposta straordinaria è in gran parte una illusione. Che influenza avrebbe l’annuncio del prelievo sul risparmio, ora e dopo la guerra così necessario? Non sarebbe un premio a chi ha sperperato i suoi guadagni ed una multa per chi rinunciò al godimento per investire nei prestiti di guerra? Che effetto avrebbe il ripudio di parte dei prestiti di guerra, che a tanto si riduce la proposta, sulla posizione di Londra come centro del mercato mondiale finanziario? Se il prelievo si estende ai redditi personali, in pratica è inattuabile; se li esenta è ingiusto]; A. A, Mitchell, A Levy on Capital. [Contrario. L’imposta sul reddito in Inghilterra è male congegnata; ma la si può perfezionare; e non occorre ricorrere al prelievo sul patrimonio. Ingiustizia di esentare professionisti e funzionari. L’imposta straordinaria cristallizza valutazione patrimoni fatta in un dato momento, anche se errata. Compensazione immaginata dal Pigou fra l’ingiustizia di esentare i capitali personali e il vantaggio di tassare i vecchi non colpiti da rischio guerra è grossolana. I due fatti non coincidono] ; J. C. Stamp, An Estimate of the Capital Wealth of the United Kingdom in private hands. [L’autore della miglior opera inglese sulla valutazione della ricchezza nel suo paese stima, con accurati calcoli, da 10.500 a 11.500 milioni di L. st. la ricchezza posseduta prima delia guerra da privati ed assoggettabile ad un prelievo per l’estinzione del D. P.; dopo la guerra la cifra sarà salita a 16.000 milioni di L. st. Di questa il 55°/0 potrebbe formare oggetto di valutazioni precise e discrete; il restante 45% costituirebbe un punto interrogativo]; B, Lennard, The tassation of luxury. [Esame critico delle imposte stabilite o progettate in Francia, Germania ed Inghilterra sugli oggetti di lusso. Con argomenti plausibili l’A. ne dimostra l’ingiustizia e la scarsa produttività. E, ragionevolmente, favorevole ad imposte su alcuni, ben scelti, consumi di lusso: domestici, valor locativo ecc.]; G. Bernard Shaw e prof. A. C. Pigoli, Correspondence: taxation on capital, [Lettere scambiate fra il celebre commediografo e socialista fabiano ed il professore di Cambridge. Il Shaw obbietta che vera fonte l’imposta è il reddito; che il capitale è irrealizzabile; che unico effetto dell’offerta da parte dello Stato dei titoli prelevati sarebbe di far precipitare a 400 ciò che valeva 1000. In conclusione il prelievo sul capitale pare a lui un gioco di presti digitazione. Il Pigou replica che si sapeva che la vera fonte delle imposta è il reddito; ma che il problema sta nello scegliere fra un prelievo annue sul reddito per un tempo indefinito ed un prelievo per una volta tanto sulle cose produttive di reddito); Henry Higgs, Review del libro A Levy on Capital di F. W. Pethick Lawrence. [Alla tesi del libro già recensito qui a pag. 492 del fascicolo settembre-ottobre, il Higgs obbietta che trattasi di problema di opportunità. Egli giudica preferibile ammortizzare da 50 a 200 milioni di L. it. di debito piuttostochè 6000 di un colpo. Time is money. Dar tempo al contribuente di pagare può giovargli, senza danneggiare la finanza. Il risparmiatore, sentendo dire che il prestito di guerra è sicuro, penserebbe essere più sicuro sotterrare i suoi risparmi in cantina. Inutile promettere che il prelievo si farebbe una volta sola; nessun Parlamento può legare i successori. Occorre esaminare attentamente le reazioni complesse che sarebbero provocate dal disegno].

 

 

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