Recensioni – giugno 1937 (Riv. Stor. Eco.) parte II
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 01/06/1937

Recensioni – giugno 1937 (Riv. Stor. Eco.) parte II

«Rivista di storia economica», giugno 1937, pp. 203-204

 

 

 

Anche De Brouckere è scettico quando, a chi espone la teoria dell’autarchia imperiale britannica e francese, ricorda che diverso è il punto di vista dell’uomo che vive nelle colonie. La convenzione di Ottawa diventerà una cosa vivente quando il colono vorrà vendere i suoi prodotti a Londra a più basso prezzo di quello che potrebbe ottenere a Berlino od a Parigi. Non pare che quel momento sia vicino.

 

 

Ed un altro, il Nogaro, dà dell’autarchia una versione in termini non comuni, sebbene tipicamente concepiti nello spirito logico della grammatica di Port – Royal: autarchia è quel sistema economico in virtù del quale si vuole che gli scambi interni abbiano luogo secondo un sistema di prezzi (di redditi, di salari, di profitti ecc.) reputato confacente all’interesse nazionale. Ma poiché è assurdo supporre che il sistema così costruito coincida col sistema di prezzi vigenti all’estero, fa d’uopo rompere tra l’uno e l’altro qualsiasi comunicazione.

 

 

Solo lo stato può acquistare all’interno a prezzi interni i beni da esportare, salvo a venderli all’estero a prezzi esteri, in tutto diversi; solo lo stato può acquistare all’estero a prezzi esteri i beni da importare, salvo a venderli all’interno a prezzi interni in tutto diversi. Autarchia è sinonimo di monopolio statale assoluto del commercio estero, dei cambi esteri e forse di altre cose ancora. Porre chiaramente, con parole precise, i problemi è quasi risolverli.

 

 

Se si aggiunge che i problemi sono posti per passaggi successivi, per suggerimenti occasionali, senza sfoggio di dottrina, anzi quasi sempre scusandosi per le rare intrusioni di trattazioni scolastiche; se si nota ancora che codesti professori paiono tutti preoccuparsi assai, nei conversari reciproci, di non darsi il contegno di professori, si sarà detta la ragione del piacere provato nel leggere queste relazioni e verbali dei congressi economici dei colleghi francesi. Chi pensi alla sorte infelice dei rendiconti dei congressi, è forzato a concludere: mirabile risultato!

 

 

David Ricardo, Minor papers on the currency questions (1809 – 1823), edited with an introduction and notes by Jacob H. Hollander. 1932, pagg. nona – 231. Prezzo 3 doll.

 

 

John Ramsay Mc Culloch, Letters of…. to David Ricardo, (1818 – 1823), 1931, pagg. 44. Prezzo 1 doll.

 

 

Thomas Robert Malthus, Observations on the Effect of the Corn Laws. (1814), 1932, pagg. 37. Prezzo 1 doll.

 

 

John Stuart Mill, Two letters on the Measure of Value. (1822), 1936, pagg. 24 prezzo 1 doll.

 

 

John Barton, Conditions of the Labouring Classes of Society. (1871), 1934, pagg. 69. Prezzo 1 doll.

 

 

Gregory King, Two Tracts (1696), edited with an introduction by George E. Barnett, 1936, pagg. 76. Prezzo 1 – 50 doll.

 

 

Ad eccezione del primo, che per la sua mole fu pubblicato a parte, tutte le ristampe qui annunciate fanno parte di quella serie di Reprints of Economic Tracts che il professor Hollander cominciò a pubblicare nel 1903 coi tipi della Johns Hopkins Press di Baltimora, e di cui, coi cinque ultimi sopra elencati, sono venuti sinora alla luce diciassette quaderni. Ognuno contiene un opuscolo od un gruppo di lettere od articoli segnalabili nella storia della nostra scienza. Dove esisteva un frontispizio originale, esso è riprodotto. La ristampa non è anastatica, ma per nitidissimi nuovi tipi. È ricordata la paginatura originale, cosicché chi ci abbia gusto può citare come se avesse sott’occhio l’edizione principe. Ad ogni opuscolo precede una sobria notizia del curatore.

 

 

La silloge delle lettere di M. Culloc a Ricardo aggiunge, sebbene non ancora la compia, alla corrispondenza già nota fra lo scolaro, non sempre persuaso del ricardianesimo di Ricardo, ed il maestro. Alla medesima fonte, la legnaia della casa di campagna di Ricardo, a cui dovemmo già le Notes on Malthus, sono dovuti i Minor papers su problemi monetari contenuti nel più grosso volume; l’importanza del quale sta nel dimostrare il vivo interesse concreto di Ricardo alla discussione che precedé e seguì il Bullion Report del 1810.

 

 

La ristampa dell’opuscolo di Malthus sugli effetti delle leggi su cereali (1814), integra quella precedente dell’altro, più celebre, opuscolo sulla natura e incremento della rendita (1815). Poiché la serie contiene già l’altro capitale saggio del West sull’applicazione del capitale alla terra (1813), auguro che l’Hollander trovi modo di raccogliere tutte le pagine che James Anderson nel 1777, nel 1779, nel 1799 – 802 e nel 1801 consacrò all’argomento, sicché lo studioso possa sui testi formarsi una convinzione propria intorno alla formazione della teoria, comunemente detta ricardiana, della rendita.

 

 

L’interesse delle due lettere di Giovanni Stuart Mill sta nell’essere esse le prime cose stampate dal Mill. Aveva 17 anni e prese la penna in mano per difendere Ricardo ed il padre Giacomo Mill da una critica pubblicata in un giornale dall’impetuoso e abbondante colonnello Torrens. Questi replicò e il Mill controbatté. Torrens, proprietario del giornale, chiuse il dibattito, che volgeva sulla teoria del valore. Che tempi erano quelli in cui sui giornali si discuteva di problemi tanto astratti? Rispondo essere tempi nei quali anche gli uomini politici imparavano a ragionare di cose pratiche nel solo modo serio conosciuto; che è di saper ragionare per astrazioni.

 

 

La ristampa delle Osservazioni naturali e politiche sullo stato e condizioni dell’Inghilterra, insieme con la pubblicazione di un inedito sul commercio navale dell’Inghilterra nel 1688, dà modo, anche a chi non lo rintracciava facilmente in appendici a libri rari altrui, di leggere il celebre opuscolo del King, statistico notissimo per la paternità della cosidetta «legge di King», intorno al rapporto fra quantità del raccolto e prezzo del frumento. Il bello si è che, se Lauderdale attribuì quella legge a King, nessuno riuscì, dopo ché Jevons indarno ve l’aveva cercata, a leggerla nelle Osservazioni. Dove infatti non ve n’è traccia; sebbene non sia escluso che Davenant, a cui la formulazione risale, abbia tratto lo spunto di essa da qualche calcolo di King, di cui un abbozzo rimane in uno scartafaccio giunto sino a noi.

 

 

Forse l’opuscolo di più vivo interesse è quello di Barton sulle «condizioni delle classi operaie della società». Sembra ancor oggi assai probabile, nonostante il Mallet se ne sia nel suo diario attribuito il merito, che la lettura di Barton abbia indotto Ricardo ad una famosissima tra le mutazioni di opinione ricordate nella storia delle dottrine economiche: «Questa (che l’introduzione delle macchine fosse un vantaggio generale per proprietari, per capitalisti e per lavoratori) era (al momento della prima, 1817, e della seconda, 1819, edizione dei Principii) la mia convinzione; ed essa resta immutata, per quanto riguarda il proprietario ed il capitalista; ma io sono convinto che la sostituzione della macchina al lavoro umano è spesso assai dannosa agli interessi della classe lavoratrice».

 

 

Così si legge a pagina 468 della terza edizione del 1821 dei Principii di Ricardo; e par proprio che il merito o la colpa della dichiarazione sia dell’opuscolo del 1817 di Barton, che Ricardo dovette leggere ripetutamente, prima negando e poi meditando. Tre anni dopo, Barton scriveva un altro saggio intorno alla cause del progressivo deprezzamento del lavoro agricolo nei tempi moderni, che varrebbe la pena di ristampare. Non foss’altro, ad insegnarci modestia quando crediamo di aver trovato qualche nuovo modo di porre problemi: velocità relativa di incremento dei prezzi e dei salari, disoccupazione da deflazione. Meglio chiudere in fretta, perché non si sa cosa d’altro si rischi di trovare nelle pagine di un uomo, del quale i dizionari non ci sanno dire neppure l’anno di nascita né quello di morte.

 

 

Vincenzo Ricchioni, Aspetti economici di aziende latifondistiche di Terra di Bari. Bari, G. Laterza e figli, 1936, un vol. di pag. 148 (s. i. p.).

 

 

Dopo aver descritto gli aspetti fisici, e le condizioni demografiche e le trasformazioni agrarie attuatesi di recente, nella zona a latifondo nella Terra di Bari, l’A, rileva, che l’ordinamento tecnico – economico della tipica azienda latifondista, la «massaria», è rimasta all’incirca quella di cinquant’anni fa, anche oggi in cui la tecnica ha dimostrato che il clima meridionale presenta alcuni aspetti positivi i quali, m’essi a profitto, potrebbero creare condizioni favorevoli per intensificare le culture erbacee e che alcune vaste zone a latifondo del mezzogiorno, nonostante le caratteristiche di un’agricoltura povera e secolare, potrebbero essere migliorate anche rispetto alla cerealicoltura. Esaminato lo sviluppo della vita della «masseria» allo scopo di dimostrare quali siano le necessarie possibili trasformazioni della sua struttura tecnico – economica perché essa raggiunga risultati d’impresa economicamente apprezzabili, l’A., basandosi su un ricco materiale all’uopo personalmente raccolto, descrive la vita di 15 aziende latifondistiche opportunamente scelte, per mettere in evidenza le più urgenti necessità da affrontare ed i possibili tentativi per una revisione di sistemi di produzione.

 

 

Per ognuna delle aziende scelte, raggruppate a seconda della loro ampiezza, del metodo di cultura, condizione ecc. sono forniti i più importanti dati tecnici ed economici e la loro variazione attraverso il tempo: valore fondiario, capitali investiti, prodotto lordo e netto, distribuzione del prodotto netto fra le diverse figure economiche che concorrono alla produzione. Attraverso le elaborate tabelle, analitiche e riassuntive, illustrate sobriamente ma compiutamente, è facile rilevare i fattori differenziali di ogni azienda o gruppi di aziende. L’indagine è condotta per il quadriennio 1931 – 1934.

 

 

Le conclusioni dell’A. sono che sia possibile ottenere una trasformazione dell’azienda latifondista siffatta da consentire non solo buone ma anche relativamente stabili produzioni a condizione che:

 

 

1)    si cambi il tradizionale sistema della rotazione delle colture, il quale dovrebbe essere coltura miglioratrice – grano;

 

2)    sia favorita la compartecipazione da parte dei lavoratori fissi e dei braccianti ad alcune colture vantaggiose, previa però assicurazione della esistenza delle abitazioni per lo meno del personale fisso;

 

3)    siano resi più intimi i rapporti tra proprietario e conduttori, e in special modo quello, di notevole importanza, dell’affitto.

 

 

L’attuale sistema di fitto, assicurando al proprietario un conveniente saggio d’interesse al capitale investito, assai superiore spesso a quello di altri investimenti capitalistici, fa sì ch’egli si disinteressi della sua terra e della sua impresa, mentre il conduttore non riesce ad ottenere un equo compenso per la sua opera, per quella della sua famiglia e per il capitale investito. Il canone di fitto dovrebbe essere in misura tenue, irriducibile, per una parte, ed in funzione della maggiore o minore produzione per l’altra parte; il limite della compartecipazione alla maggiore produzione dovrebbe essere stabilito in misura decrescente per non paralizzare l’attività dell’affittuario.

 

 

Documentazione precisa, osservazione sagace delle condizioni economiche realmente esistenti, scelta delle tipiche imprese studiate compiuta da chi ne ha notizia diretta e vissuta: ecco le caratteristiche le quali fanno collocare il volumetto del Ricchioni tra le fonti alle quali si dovrà ricorrere in avvenire dallo storico dell’agricoltura meridionale il quale voglia conoscerne le condizioni verso la fine del primo terzo del secolo presente.

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