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Rivista di storia economica

Recensioni – Giugno 1939 (Riv. Stor. Eco.)

«Rivista di storia economica», IV, n. 2, giugno 1939, pp. 185-86

 

 

 

Francesco Ferrara: “Oeuvres economiques choisies“. Traduites avec introduction et notes par G. H. Bousquet et J. Crisafulli. Libraire Marcel Riviere et C.ie, Paris, 31 rue Jacob, 1938. In ottavo di pp. 232. Prezzo 35 franchi.

 

 

Il Prof. Bousquet, dell’Università di Algeri, è forse il solo ferrariano di terra di Francia. Ferrariano, nel senso non di seguitatore, ma di studioso del pensiero del nostro grande economista, la cui fama comincia solo ora, ad un terzo di secolo dalla morte (1810-1900) ed un secolo dopo il primo sboccio della sua operosità letteraria, a diffondersi fuori d’Italia. Dopo aver attirato sulla figura del Ferrara l’attenzione degli studiosi stranieri con l’articolo “Un grand economiste italien, Fr. Ferrara“, nella “Revue d’histoire economique“, il Bousquet pubblica ora, colla collaborazione del dott. I. Crisafulli, una scelta di scritti del Ferrara, utile contributo alla conoscenza diretta del pensiero dell’economista italiano.

 

 

Entro i limiti di un giusto volume, la scelta compiuta dal Bousquet – la traduzione, la bibliografia e alcune note sono opera accurata del Crisafulli – è stata inspirata al concetto di mettere in luce il valore teorico e taluni aspetti concreti del pensiero ferrariano.

 

 

Ad illustrare (prima parte) il concetto ferrariano della scienza economica, sono raccolti brani della celebre prolusione al corso torinese del 1849-50, delle lezioni della prefazione a Say. Nella seconda parte (teoria economica) sono riprodotti brani sull’equilibrio, in generale e nello scambio, delle produzioni (dalle prefazioni a Chalmers e sulle crisi economiche), sulla teoria dei prodotti immateriali (dalla prefazione a Dunoyer), sulla teoria del costo di riproduzione e sulle sue applicazioni (dalle lezioni e dalle prefazioni a Ricardo ed alla teoria del salario) e sulle crisi economiche (dalla relativa prefazione). Nella parte terza (politica economica), le lezioni forniscono brani sull’ufficio dello stato, sulla libertà dell’insegnamento, sui lavori pubblici, sulla politica sociale e sulla nobiltà della missione dell’economista, la prefazione a “La moneta ed i suoi surrogati” di Martello offre capitoli sulla libertà di coniazione e sulla libertà delle emissioni cartacee, quella sulle dogane moderne dà un capitolo sull’importanza e la generalizzazione dei dazi doganali, e finalmente quella a Dunoyer ed a Storch pagine sulla proprietà letteraria.

 

 

Brani, sovente interrotti, che fanno desiderare l’opera compiuta. Ma la desiderano non solo i francesi, per quali il Bousquet nota che forse il solo esemplare delle “Prefazioni” esistente in Francia fu da lui procacciato a gran fatica per l’Università di Algeri. La desideriamo anche noi, costretti a ricorrere a fonti spaiate, praticamente oggi irreperibili, ad eccezione delle “Lezioni”, a chi voglia formarsi, senza spendere un patrimonio, una raccolta di economisti classici italiani.

 

 

Il Bousquet aggiunge alla scelta di scritti ferrariani una introduzione intesa acconciamente a presentare il pensiero del Ferrara. Ed aggiunge altresì sobrie note, assai utili per collegare le teorie ferrariane con gli sviluppi che esse, quasi sempre a mezzo di lavoratori indipendenti, ebbero sino ai giorni nostri.

 

 

Antonio Graziadei: “Il risparmio e l’interesse nella grande industria bancaria“. F.lli Bocca, Milano, 1932. Un vol. in ottavo di pp. XI – 314.

 

 

Il Graziadei continua nella opera che qui si annuncia la sua infaticata critica alle teorie sul capitale, l’interesse, la rendita ed il risparmio.

 

 

Egli parte dalla dimostrazione che il risparmio non è un atto penoso per la persona previdente, ma è il risultato necessario della ricchezza. Esso aumenta coll’elevarsi delle entrate, indipendentemente dall’altezza dell’interesse. A determinare il saggio dell’interesse concorrono tanto la curva della domanda dei mutuatari – curva dotata di una sua elasticità, di cui si esaminano le caratteristiche – quanto la curva dell’offerta o dei costi da parte delle grandi imprese bancarie. L’elemento del costo in rapporto all’interesse non sta dunque in un particolare costo del risparmio, ma semplicemente nel costo reale del servizio bancario. Il detto costo viene analizzato nei suoi elementi, sulla base dei bilanci delle principali banche italiane. Il processo col quale si determina l’interesse di equilibrio fra domanda ed offerta non è sostanzialmente diverso da quello con cui si determina il prezzo di equilibrio di qualsiasi altra merce: e ciò tanto nel caso della concorrenza fra le varie banche, quanto nel caso di un loro monopolio totale o parziale. Si studiano anche le cause più generali delle fluttuazioni dell’interesse; ed in particolare il problema se quest’ultimo possa scendere a zero. A tale scopo si analizzano i provvedimenti bancari presi di recente da vari paesi e specie dall’Olanda e dalla Svizzera. Segue uno studio critico delle teorie di molti economisti, ed in ispecie di quelle del Keynes e del Marx. Particolarmente dettagliata è la confutazione degli errori del Marx, dovuti anche in questo campo alle sue infondate teoriche del valore e del plusvalore.

 

 

Le parti più originali del libro sono quelle che si riferiscono all’analisi della curva di offerta del risparmio. Essa si decompone in due sotto curve.

 

 

La prima è la curva di offerta dei risparmiatori, la maggior parte dei quali deposita il proprio danaro alle banche. Essa non presenta alcun costo, dato che il risparmio è un atto utile e di carattere quasi automatico per chi abbia una certa entrata ed un grado medio di previdenza.

 

 

Sotto questo aspetto il risparmio è il prodotto necessario della ricchezza ed aumenta coll’elevarsi delle entrate, indipendentemente dall’altezza del saggio dell’interesse.

 

 

Esiste però un’altra curva dell’offerta che è ben più importante per la determinazione dell’altezza del saggio predetto, ed è la curva dell’offerta da parte delle imprese bancarie, o, in altri termini, la curva del costo del servizio bancario. Quegli economisti che in rapporto all’interesse hanno voluto cercare l’elemento del costo in un presunto costo del risparmio, hanno commesso un errore fondamentale, in quanto, come si è visto, nessun coefficiente di pena si riscontra nell’atto del risparmio. Quello che realmente esiste è soltanto il costo dell’impresa bancaria, cioè l’insieme delle spese che le banche devono affrontare nell’esercizio della loro funzione. Nello stesso modo che ogni impresa ha un suo costo di produzione, anche le banche presentano un costo per la produzione del loro servizio; e come il primo costo influisce sul prezzo delle merci, il secondo influisce sul saggio dell’interesse.

 

 

Sebbene l’impresa bancaria sia sostanzialmente una impresa commerciale a somiglianza di tutte le altre, essa tuttavia offre alcuni caratteri speciali che vengono esaminati dettagliatamente. Segue poi una attenta analisi tanto dei vari elementi del costo bancario, quali risultano dai bilanci delle principali banche italiane, quanto delle differenze fra gli interessi che esse riscuotono per le somme mutuate e gli interessi che esse pagano ai loro depositanti.

 

 

In circostanze speciali di mercato può darsi che l’interesse scenda a zero.

 

 

Il Graziadei dimostra che il fenomeno non è possibile. Finché si resti sul terreno dei mutui un interesse zero diventa inconcepibile per il fatto stesso della proprietà privata dei capitali monetari. Può invece ammettersi un interesse zero o addirittura negativo (commissione a carico), in tutti quei casi in cui il depositante non affida il proprio danaro alle banche perché lo impieghino in mutui, ma lo porta a date banche per lo più straniere, nell’unico scopo di preservarlo da temute perdite di valore. I fini stessi di questi ultimi depositi dimostrano come la preoccupazione del proprietario sia ben diversa da quella di ricevere un interesse, e come per tanto il suo deposito esca da quella sfera dei veri e propri mutui a cui l’interesse appartiene. Numerosi esempi, tolti specialmente dalle banche olandesi e svizzere, confermano questa tesi.

 

 

L’enunciazione delle tesi del libro ne dimostra la rilevanza anche dal punto di vista della storia della scienza. L’analisi, così soggettiva, del costo bancario dell’interesse non elimina però l’importanza dell’analisi dell’offerta da parte dei risparmiatori. Il costo psicologico del risparmio è l’intiero costo? Essendo i beni economici in ogni momento una quantità limitata, la scelta fra i diversi usi, di cui il risparmio è uno solo, non implica il costo della rinuncia agli usi non preferiti? Al margine, tutti gli usi non debbono offrire al consumatore – risparmiatore l’identica utilità per equivalenti unità di beni? è certo che la quantità del risparmio sia funzione diretta unicamente della quantità del reddito? o questa proposizione non contraddice all’osservazione ordinaria, la quale constata, a parità di reddito, variazioni di quantità risparmiate da zero a proporzione altissima del reddito in funzione dell’indole ed origine del reddito e dell’indole della “famiglia” (non dell’individuo) risparmiatrice?

 

 

“Costo”, tra i tanti significati, non può forse assumere anche quello di sintesi degli ostacoli che gli uomini incontrano nel trasformarsi in risparmiatori marginali atti a recare sul mercato, in letizia d’animo, la dose ultima di risparmio sufficiente, astrazione fatta dal costo bancario, così acutamente investigato dal Graziadei, a ridurre a zero il saggio puro dell’interesse? Non forse questo è il significato tipico per l’economista, il quale studia il comportarsi degli uomini in un mondo nel quale sono tanti gli ostacoli all’indefinito procacciamento dei beni?

 

 

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