Recensioni – Giugno 1941 (Riv. Stor. Eco)

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/05/1941

Recensioni – Giugno 1941 (Riv. Stor. Eco)

«Rivista di storia economica», giugno 1941, pp. 145-46

 

 

 

Ettore Passerin d’Entrèves, La giovinezza di Cesare Balbo, Firenze, Le Monnier, 1940, pp. VI-279. Lire 21.

 

 

Giovanni Durando, Principii di diritto, economia e finanza in alcuni scritti editi ed inediti di Prospero Balbo, Torino, Editrice libraria italiana, 1940, 112 pp., Lire 15.

 

 

Si annuncia il volume del d’Entrèves, sebbene il giovane Cesare Balbo non dimostrasse interesse per gli studi economici. Ma il libro del d’Entrèves fa rivivere cori efficacia gli uomini di quel mondo piemontese tra il 1814 ed il 1821 – dopo, gli avvenimenti li dispersero e più li alienarono vicendevolmente i contrasti ideali – nel quale giovani come Cesare Balbo, Luigi Ornato, Luigi Provana, Carlo Vidua, Santorre Santarosa agitavano problemi, sovratutto filosofici politici religiosi, e, tra loro discutendo, contribuivano a creare, nell’ambiente in apparenza torpido della restaurazione, quel vivo movimento di pensiero, senza il quale il risorgimento non sarebbe stato possibile. Fra tutti quei giovani di alto sentire e taluno di essi destinato a lisciar di sé orma non piccola nella storia italiana, si intravede la figura di alti uomini, e sovratutto quella del padre di Cesare, Prospero, il solo dotato di forte preparazione negli studi economici. Si intravvede appena, ché oggetto del volume è la formazione del pensiero di Cesare e del padre giustamente si discorre solo in quanto ha contribuito a quella formazione. Ma in libro nel quale fosse messa in luce, sotto tutti i suoi aspetti, nell’ambiente in cui visse ed operò, la personalità ricca e singolare di Prospero Balbo, sarebbe grandemente opportuno. Vi ha dato un buon avviamento, per ciò che tocca agli studi economici, Giovanni Durando nel secondo degli scritti qui annunciato. Dopo una succinta introduzione sulla vita di P. B., il Durando dà conto preciso delle fonti stampate e manoscritte del suo lavoro; ed è di grande interesse l’indice ragionato di una raccolta manoscritta in cinque volumi che il Balbo aveva composto di scritti suoi e d’altri intorno a problemi economici e finanziari agitati quasi tutti in Piemonte, silloge preziosa perché giova a segnalarci gli argomenti che interessarono il raccoglitore od intorno ai quali egli diede opera di pensiero e di azione. Seguono tre capitoli nei quali si studiano partitamente il pensiero del Balbo intorno al problema agricolo della Sardegna, all’agricoltura, all’industria ed al commercio un Piemonte, e alla crisi finanziaria e monetaria che travagliò il regno sardo nel decennio 1790-1800. Buon contributo, ho detto, alla conoscenza di uno degli aspetti del pensiero e dell’azione di Prospero Balbo. Ma poiché questi, sebbene meno famoso del figlio, diede lustro non minore alla sua casata, un libro che di lui discorresse a fondo sarebbe da lodarsi assai.

 

 

Attilio Cabiati, Il finanziamento di una grande guerra. Einaudi, Torino. Un vol. in-8° di pp. 188. Prezzo L 18.

 

 

In Questo volume, l’a. sottopone ad analisi serrata i problemi finanziari ed economici di una grande guerra. I nostri lettori, i quali in questo stesso quaderno hanno sott’occhio lo studio del Cabiati a proposito del libro del Bresciani, possono, particolarmente nelle sezioni (a partire dal par. 16) consacrate al grande tentativo tedesco odierno, avere un saggio del metodo tenuta dall’a. nello sfruttare l’esperienza storica contemporanea per trarne insegnamenti dottrinali e generali. Parla in queste pagine un economista, il quale dichiaratamente non vuole dimenticare Ricardo e Pareto, né crede superata la teoria dei costi comparati. Egli ammira la teoria germanica odierna, per cui la finanza è subordinata alla guerra ed il ministro delle finanze non fa neppure più parte del Comitato della politica economica; ma pone le condizioni ed i limiti dello sforzo che il paese può sostenere per la condotta della guerra. La teoria così continuamente si rinnova, ma non rinnega, pure perfezionandole e adattandole alle nuove esperienze, le verità antiche.

 

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