Recensioni – Marzo-Giugno 1943 (Riv. Stor. Eco)

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/03/1943

Recensioni – Marzo-Giugno 1943 (Riv. Stor. Eco)

«Rivista di storia economica», VIII, n. 1-2, marzo-giugno 1943, pp. 61-62, 65-66

 

 

 

Eleonora De Fonseca Pimentel, Il monitore repubblicano del 1799. Articoli politici seguiti da scritti vari in verso e in prosa della medesima autrice, a cura di Benedetto Croce. Gius. Laterza e figli, Bari, 1943. Un vol. (n. 382) della “Biblioteca di cultura moderna”. In ottavo, di pp. 273. Prezzo L. 30.

 

 

Della sventurata scrittrice politica e patriota napoletana, vittima della reazione del 1779, il Croce offre una scelta degli scritti da essa pubblicati nei cinque mesi in cui la Pimentel diresse e Redasse “Il monitore repubblicano”. Il giornale è divenuto rarissimo, talché l’unica copia completa pare sia quella raccolta, attraverso anni di pazienti ricerche, dal Croce medesimo.

 

 

La lettura degli scritti della Fonseca Pimentel è assai attraente la impressione diretta che se ne trae dall’ardente ingenuo disinteressato spirito che animava gli uomini del 1799. Non mancano le discussioni economiche, come quella sulla legge dei banchi (pagina 128 e segg.) dove si legge la proposta, rinverdita recentemente ad altri scopi, di assegnare un termine di validità ai biglietti (polizze di Banco), entro il quale essi debbono essere impiegati nell’acquisto di beni (allora si trattava dei beni nazionali offerti in vendita a rinsanguar l’erario). La Pimentel, sebbene repubblicana, è contraria alle vendette ed alle confische. A chi proponeva di attribuire alle truppe parte dei beni confiscati agli insorgenti (sanfedisti o Borbonici), osserva che non bisogna mettere “l’interesse della repubblica, ch’è di distinguere esattamente il pacato cittadino dall’insurgente, in contrapposizione all’interesse della truppa, la quale per assicurare ed accrescere il suo premio è obbligata a desiderare insorgenti da per tutto ed il generale per contentar la truppa fosse obbligato a trovarne di fatto…. è questa legge quasi una intimazione di guerra, e condanna anticipata di privati benestanti cittadini delle comuni rivoltose, i quali ognun sa che formano sempre la classe pacifica, e vorrebbero, ma non possono slanciarsi verso la repubblica per tema degli insorgenti, quasi tutti, se se n’eccettuano pochi prepotenti o ex-nobili, gente che nulla possiede e fa dell’insurgenza il pretesto della rapina” (pp. 159-160). La Pimentel vuole che non con giudizio statario, ma con sentenza di Tribunale si giudichi della appartenenza alla nazione dei beni dei privati insorgenti. Quello pone la rapina privata al luogo della legge; questa fonda la rivoluzione sulla giustizia.

 

 

Antonio Fossati, Problemi monetari liguri e piemontesi. Dalla riforma del 1755 al conguaglio della tariffa delle monete nel 1826. Giappichelli, Torino, 1942. Un vol. in ottavo di pp. 197. Prezzo L. 40.

 

 

Il succinto volume è consacrato sovratutto ai problemi sorti, dopo la restaurazione, quando il rifluire di numerose varietà di monete piemontesi, sabaude, ligure, napoleoniche, conformate le une al vecchio sistema duodecimale e le altre a quello decimale, producevano disordine nella circolazione e lagnanze dei popoli contro i cosidetti corsi in abusivo. Taluni studi del marchese Raggi e del conte Corte, ministri delle finanze, e più quelli del conte Villa, amministratore capo delle regie zecche, mettono in luce lo scarto nelle varie monete tra il prezzo assegnato dalla tariffa vigente e quello che effettivamente avrebbero dovuto avere ragione del loro peso legale. Particolari problemi bisognava risolvere nel Genovesato per modificare la proporzione allora esistente tra l’oro e l’argento, tenendo conto delle frazioni risultanti dal ridurre le monete genovesi in lire decimali e della perdita per la popolazione minuta.

 

 

Uno schema di editto elaborato dal marchese Raggi nell’ottobre del 1826 incontrò viva opposizione da parte del controllore generale, marchese Comune del Piazzo, al quale pareva sconveniente, fra l’altro, che l’erario si accollasse l’onere della diminuzione arrecata al valore nominale di alcune monete straniere, che già da tempo non erano accolte nei pagamenti pubblici; eccessivo il ribasso dello scudo antico di Piemonte da L. 7,11 a L. 7,06; “di perniciosissima conseguenza” la disposizione che determinava la proposizione delle monete divisionarie (eroso-misto) che dovevano entrare nei pagamenti; non opportuna la fabbricazione di monete di rame da 5,3 e un centesimo, preferibile essendo una moneta divisionaria di eroso-misto, meno costosa di quella di rame, date le necessarie operazioni di “affinamento” delle divisionarie vecchie per trarne il rame e più gradite alla popolazione.

 

 

Obiezioni del controllore del Raggi sul valore della moneta di Piemonte nonché delle doppie di Genova, sulla questione dell’eroso-misto e sul valore della moneta fiduciaria in genere, sulla preferenza dell’eroso-misto al rame puro, si prolungano fino alla fine di gennaio 1827 e confermano la perizia dei saggiatori e magistrati piemontesi e l’importanza da questi attribuita ai problemi, anche minuti, di tecnica monetaria. Dopo laboriose discussioni varata la riforma il 26 ottobre 1826, essa fu pubblicata solo il 4 febbraio 1827 in seguito alle successive analisi e critiche sagaci cui venne sottoposta prima della promulgazione della legge.

 

 

Il volume conferma la nota perizia dell’autore nel trarre da non esplorate fonti d’archivio argomento a discussioni erudite su rilevanti problemi di storia economica in campo arduo, come quello monetario.

 

 

E. Enciclopedia bancaria. Milano, Sperling e Kupfer, 1942. Due vol. in quarto su due colonne. Primo vol. di pp. XXXVIII – 745; secondo vol. di pp. XI – 843. Prezzo L. 600.

 

 

Questa che si annuncia, è la ristampa della prima edizione, alla quale i curatori hanno aggiunto una “appendice di aggiornamento giuridico” (pp.. 793-843 del secondo volume) per tener conto delle modificazioni che a tutte le voci contenute nell’enciclopedia, aventi trattazione giuridica o riferimenti agli abrogati codice civile, codice di commercio, codice di procedura civile, codice della marina mercantile, e libri separati del nuovo codice civile, furono apportate dalle norme contenute nei nuovi codici.

 

 

L’enciclopedia, ideata nel 1937 dalla casa Sperling e Kupfer, vuole essere “un’opera di economia bancaria in forma di dizionario, nella quale l’ordine alfabetico delle voci guidi, per così dire, meccanicamente, ed in ogni termine, ogni operazione, ogni ente bancario considerato abbiano trattazione autonoma, ma con i riferimenti, talvolta indispensabili, sempre utili, alla materia nella quale si inquadrano o alla quale si collegano. Si è voluto evitare, però una esposizione eccessivamente frammentaria, ed a tal fine sono state introdotte moltissime voci, all’incirca tremila, le quali rinviano ad una o più di quelle, oltre mille, aventi trattazione”.

 

 

Indirizzata sovratutto ai dirigenti, funzionari ed impiegati di banca, l’enciclopedia non si è però limitata alla trattazione dei problemi non si è però limitata alla trattazione dei problemi che riguardano specificatamente la banca, ma ne ha accolto molte che toccando l’economia, la finanza, il diritto, hanno contenuto connesso con la materia bancaria.

 

 

Molte voci, quelle principali, sono corredate da una scelta bibliografia.

 

 

Presiedette il comitato direttivo l’on. Frignani, direttore generale del banco di Napoli, e lo composero il prof. Nicola Garrone per la tecnica bancaria, il prof. Papi per la scienza economica ed il prof. Rotondi per la scienza giuridica. Redattori il dott. Gravano della Banca commerciale e il dott. Quarta del Banco di Napoli. Numerosissimi i collaboratori, ai quali fu affidata la redazione delle singole voci ed il nome, a garanzia della serietà del loro contributo, ne figura in calce ad ogni voce. “Di una decina di voci, prevalentemente in materia monetaria, le quali non parvero più intonate con la revisione in atto delle dottrine economiche, si dovette procedere al rifacimento. per la maggior parte di esse l’incarico della nuova redazione fu affidato al prof. Francesco Vito, succeduto nel comitato al prof. Papi, il quale, pur avendo condotto tutto il lavoro della parte economica fino alle seconde bozze, ha desiderato lasciare il posto per ragioni personali di delicatezza verso collaboratori suoi colleghi”. Poiché da un esame delle principali voci monetarie non ha rilevato traccia della revisione delle dottrine economiche che sarebbe in atto secondo l’avvertenza ora riportata e che del resto non si sa in che cosa potrebbe consistere, perché ogni scienza è sempre e non è mai soggetta a revisione, e le voci mi parvero compilate oggettivamente secondo gli schemi tradizionali, rimane per il lettore ordinario inspiegata la ragione della sostituzione dell’uno all’altro egregio economista.

 

 

Un giudizio sulle enciclopedie, fu detto, si può dare solo in seguito all’uso ripetuto di esse. Qui l’uso essendo essenzialmente pratico informativo, quale saggio che ne feci per urgenza di informazioni su questo o quel problema, diede risultati buoni. Gli articoli sono redatti in modo chiaro, senza inutili amplificazioni. Il lavoro oscuro di redazione, che in una enciclopedia è il più importante di tutti, per la coordinazione delle voci, per la eliminazione delle disuguaglianze e delle ridondanze, deve essere stato, a quel che si può giudicare dal di fuori, severo e minuzioso. Le voci “storiche” non sono numerose; né l’indole della enciclopedia lo richiedeva; ma nella loro stringatezza, sufficienti. La presentazione del volume: carta, tipi, titoletti, composizioni di corpi di stampa, legatura, è egregia.

 

 

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