Tratto da:

Atti della R. Accademia delle scienze di Torino

Relazione in collaborazione con F. Patetta sulla memoria di Giuseppe Prato, La teoria e la pratica della carta moneta prima degli assegnati rivoluzionari

«Atti della R. Accademia delle scienze di Torino», vol. 50, 1914-1915, pp. 226-227 (tomo II, pp. 79-80)

 

 

 

La Memoria del Prof. Giuseppe Prato su La teoria e la pratica della carta moneta prima degli assegnati rivoluzionari, illustra un Trattato inedito intorno alla carta moneta dell’economista piemontese Giovanni Battista Vasco, di cui si era smarrita ogni traccia, e che solo per un’unica allusione di Casimiro Danna si sapeva essere stato scritto. Il Prato, per una di quelle fortune, che sono quasi sempre però il guiderdone di assidue ed intelligenti ricerche, è riuscito a trarre alla luce il manoscritto, e sebbene esso non portasse l’indicazione dell’autore, ha potuto, per indubbie prove, identificarlo nel Vasco.

 

 

Il Trattato sulla carta moneta di questo nostro socio (eletto nella adunanza del 4 gennaio 1789 a socio nazionale residente), che fu certo uno dei più bei nomi della scienza economica italiana nel secolo XVIII, ha un’importanza notevole, sia perché esso innalza vieppiù la posizione scientifica del suo autore in confronto a quella che gli si era attribuita prima, sia per il contributo che esso porta alla letteratura scientifica sulla moneta del secolo XVIII.

 

 

L’opera del Vasco è il primo tentativo, che si conosca nella letteratura europea, di indagare compiutamente la intricata materia della carta moneta. Pochi erano stati fino allora gli esperimenti di carta moneta tentati dopo il disastroso tentativo del Law, ed uno di questi tentativi si era compiuto nel nostro Piemonte, dove la carta moneta era stata creata dai bisogni della guerra di successione spagnuola, e si era conservata fino all’epoca nella quale il Vasco scriveva, ossia verso il 1789, e, grazie al buon regime di essa, non era in tutto questo periodo svilita.

 

 

L’ottimo risultato del metodo tenuto nel Piemonte fu il motivo determinatore della Memoria del Vasco, il quale evidentemente scrisse per moderare le illusioni e gli entusiasmi che aveva spinto, negli ultimi anni di pace che precedettero la catastrofe del Regno, parecchi progettisti a chiedere, sotto molteplici forme, l’aumento della circolazione cartacea, allo scopo di eccitare le energie economiche e di stimolare l’incremento delle industrie. La Memoria del Vasco è rimarchevole, sia per la chiarezza dell’esposizione, sia anche per la netta distinzione, che allora era raro veder fatta, fra le cambiali, i biglietti di banca ed i biglietti a corso forzoso, per le osservazioni sulla teoria dei cambi esteri, dell’influenza dei dazi sul prezzo delle merci, e per la teoria generale dei biglietti di credito inconvertibili. È anche interessante vedere come già fin d’allora il Vasco studiasse le conseguenze economiche sociali delle emissioni cartacee, rispetto ai gruppi ed alle classi diverse della popolazione, ed i guadagni e le perdite che queste diverse classi ricavavano dalla emissione di biglietti a corso forzoso.

 

 

Tutto ciò mette in chiaro l’opportunità di pubblicare questa Memoria del Vasco e l’importanza delle osservazioni che intorno ad essa ha raccolto il Prato. – Per queste ragioni, la Commissione è concorde nel proporre alla Classe l’inserzione dello scritto del Prato nei volumi delle Memorie accademiche.

 

 

Federico Patetta

Luigi Einaudi, Relatore.

 

 

Per l’Accademico Segretario

 

Gaetano De Sanctis

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