Ritorna la predica del risparmio

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 27/01/1925

Ritorna la predica del risparmio

«Corriere della Sera», 27 gennaio 1925

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII, Einaudi, Torino, 1965, pp. 44-46

 

 

 

A proposito della mia affermazione: unica maniera seria di difendere la lira, contro i ribassisti che la vendono essere quella di comprarla, mi si domanda: oh! come fa la comune dei mortali a comprar lire in Italia? S’intende che la domanda non si applica ai banchieri, ai professionisti, agli industriali detentori di divise estere, i quali possono comprar lire vendendo dollari, sterline o franchi. Si riferisce al comune italiano, il quale non ha mai posseduto dollari o sterline e non sa quindi come fare a venderle contro lire. Parrebbe dunque che a questo italiano medio, ossia alla quasi totalità dei cittadini altro non resti a fare fuorché deplorare e condannare i ribassisti, cosa che io avrei detto essere inutile, qualificando come sola seria difesa dei cambi l’acquisto di lire.

 

 

In realtà, ognuno di noi ogni giorno compra o vende lire. Chi entra in un negozio e compra un cappello da 50 lire, vende 50 lire e compra il cappello. Il negoziante fa l’operazione inversa: vende cappelli e compra lire. In quel momento il negoziante è al rialzo, il cliente è al ribasso sulla lira. Supponiamo invero che, prima dell’aumento, 100 unità di merci si scambiassero all’estero con 100 lire-oro ed all’interno con 400 lire-carta; ecco che 100 lire-oro e 400 lire-carta, essendo ambe uguali a 100 unità di merci, sono anche uguali tra di loro. Quindi il cambio della lira-carta sulla lira-oro si stabilisce a 400.

 

 

Supponiamo ora che per un qualunque motivo – il fatto è accaduto in Germania su vastissima scala – il pubblico si affretti a convertire le sue lire, ossia i suoi redditi, guadagni, salari, in merci. Gaudeamus igitur. A mano a mano che cresce la febbre dei godimenti e degli acquisti, i prezzi interni salgono. Le 100 unità di merce valgono ora 500 lire-carta. Ma se all’estero non si consuma cosi vivamente, ivi 100 unità di merci continuano a valere 100 lire-oro. Di nuovo, se due quantità – 500 lire-carta e 100 lire-oro sono uguali ad una terza 100 unità di merci – esse sono anche uguali tra di loro: dunque 500 lire-carta diventino uguali a 100 lire-oro. Ecco il cambio salito da 400 a 500.

 

 

L’esempio è schematico e raffigura le cose quali tendono a verificarsi in un lungo periodo di tempo. Esso non vuol dimostrare per fermo che gli italiani si debbano convertire in anacoreti digiunanti: a che servirebbe lavorare e produrre se gli uomini fossero dediti all’astinenza? Ma dimostra, parmi, che una certa moderazione nello spendere, che lo sforzo di risparmiare una parte dei propri redditi giova, anche se si può compiere uno sforzo modestissimo, al paese. Giova sotto tanti rispetti; e giova anche per ciò che quanto meno si spende, quanto più si risparmia, tanto più si agisce come se si comprassero lire. Lo scialacquatore, il prodigo è un ribassista sulla lira; il risparmiatore è un rialzista. Siamo stati d’accordo tutti nel lodare il ministro delle finanze per ciò che ha fatto allo scopo di ricondurre il bilancio al pareggio; e si è detto giustamente: questo è più bel passo per il rafforzamento della lira. Perché ognuno di noi, ciascuno entro i limiti dei propri mezzi, non vorrebbe riscuotere un po’ di quella lode, ordinando ii proprio bilancio familiare in guisa da spendere sempre un po’ meno, anche pochissimo, se non si può fare diversamente, delle entrate?

 

 

Si potrebbe obbiettare che pure il risparmiatore vende lire, perché compra titoli, case, terreni, sia direttamente, sia attraverso le interposte persone delle banche o casse presso cui fa depositi. Ed è vero: ma ci sono parecchie differenze tra il modo di operare del risparmio e quello del consumo. Il vender lire per comprar merci di consumo provoca immediato aumento di merci nazionali che sono in concorrenza o in rapporto o comunicanti con quelle merci estere di cui dicevo prima. Più o meno presto, i cambi debbono salire, perché altrimenti, converrebbe spedir merci estere in paese, per fruire dei bassi cambi. L’eguaglianza si ristabilisce presto, nei senso indicato sopra; e cioè i cambi salgono.

 

 

Invece chi vende lire per comprar titoli, case, terreni fa acquisto di cose le quali non sono in diretta concorrenza con le analoghe cose esistenti all’estero. Le case, i terreni e per lo più anche i titoli non usano correre dietro ai cambi, come fan le merci, da un paese all’altro. Il processo di uguagliamento dei prezzi assai più lento che non per le merci ed il rialzo dei cambi è assai meno rapido.

 

 

Inoltre, colui il quale risparmia pone le basi di un aumento futuro di produzione. Quindi tende a far crescere la massa di merci che saranno poste sul mercato. A parità di altre circostanze, quanto maggiore è la massa di merci posta sul mercato, tanto più bassi sono i prezzi in lire. Se i prezzi in lire sono bassi, ciò vuol dire che la lira è cara. Quindi ancora, il risparmiatore, provocando un aumento di produzione, tende a valorizzare la lira, ossia tende a fare ribassare i cambi.

 

 

So bene che tutti questi sono ragionamenti di tendenza, a lunga scadenza. Ma non mi sembra inutile averli riassunti, per riaffermare ancora una volta il concetto che ognuno di noi è parzialmente responsabile colle sue azioni di quel che succede di brutto o di bello nel paese. Gridare contro la speculazione internazionale, contro le bande nere può essere uno sfogo relativamente innocuo. Quel che importa è di essere rialzisti nelle minute faccende della vita quotidiana, dando opera al risparmio e scansando le spese superflue.

 

 

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