Tratto da:

Nuovi saggi

La Riforma Sociale

Salvatore Pugliese

«La Riforma Sociale», marzo-aprile 1934, pp. 216-218

Nuovi saggi, Einaudi, Torino, 1937, pp. 413-415

 

 

 

Salvatore Pugliese, Due secoli di vita agricola, Bocca, Torino, 1908, pp. V-433-70, «The Economic journal», 74, giugno 1909, London, pp. 277-280 Salvatore Pugliese, Produzione, salari e redditi in una regione risicola italiana, Università Bocconi, Milano, 1926, pp. VIII-276, «The Economic journal», 146, giugno 1927, London, pp. 295-297

 

 

Conobbi Salvatore Pugliese quando egli, qui in Torino, attendeva, all’aprirsi del secolo presente, alla raccolta dei dati per la pubblicazione della sua prima grande opera storica ed io e Giuseppe Prato trascorrevamo le giornate negli archivi di finanze e di camera e in una freschissima stanza della torre sinistra di palazzo Madama a copiar bilanci consuntivi e memoriali del XVIII secolo. Perciò compresi subito ed ammirai la fatica decennale a cui si era accinto il Pugliese per studiare le vicende dei prezzi delle derrate 9agricole, dei salari, dei fitti, dei valori fondiari nel Vercellese dal 1700 al 1900. Forse il Pugliese, schivo come era dall’esibirsi, non ha mai avuto piena consapevolezza del valore dell’opera sua. Parlava, con rispetto e quasi egli fosse uno scolaro, di Rogers e di D’Avenel; laddove, senza essersi mai addestrato di proposito nel tecnicismo statistico, per istinto di studioso serio egli conseguì risultati di tanto superiori a quelli degli insigni uomini ora ricordati. Se i dati dei Rogers e dei D’Avenel sono ora accolti con dubitazione, in attesa che altri rigorosamente li controlli e nuovamente li elabori, quelli del Pugliese, tanto i primi (1700-1900) quanto i secondi, riguardanti il venticinquennio 1900-1925, sono definitivi. Ragionai non poche volte con l’amico sapiente del valore delle statistiche storiche; e finii di persuadermi che la eccellenza dell’opera di lui era dovuta al fatto che nessuno di quei dati era di seconda mano, assunto da elaborazioni altrui, anche ufficiali. I dati primi delle sue ricerche non erano fatti copiare da amanuensi, di sui registri dell’ospedale civile di Vercelli, e di sui libri di conti di fittabili dei secoli passati o contemporanei, su schede tutte uguali e poi fatti elaborare da esperti coll’aiuto di macchine calcolatrici. Pugliese se ti copiava di mano propria su grandi fogli, con abbreviazioni ed annotazioni a lui solo comprensibili, sicché nessun altro, fuor di lui, avrebbe potuto trarre partito dal materiale magnifico così cumulato. Conosceva ad una ad una quelle cifre, come se fossero altrettanti amici suoi. Conosceva il Vercellese palmo a palmo, vi possedeva terre, era amico con gli agricoltori del luogo; e non v’era cifra che lo potesse ingannare. Quel dato, simile in tutto agli altri, che in un volume redatto da inquirenti scelti per la loro perizia tecnica, avrebbe fatto, al pari degli altri, ottima figura, gli era sospetto. Anche a distanza di cent’anni, colui che sente la vita del luogo dove è nato, sa a che cosa deve credere e quali sono le correzioni o le riserve necessarie nella interpretazione dei dati grezzi. Perciò, i libri del Pugliese sono una delle pochissime fonti di storia economica italiana alla quale ricorro con piena sicurezza. Anche se talvolta egli fa ipotesi o compie qualche integrazione, so che i risultati sono l’approssimazione più verosimile che immaginar si possa alla realtà. E, il suo Vercellese, un microcosmo in confronto all’Italia agricola. Ma noi conosceremo questa solo quando alcune centinaia di studiosi, altrettanto pazienti come il Pugliese, altrettanto non curanti di onori e di posti, altrettanto innamorati delle cose locali e forniti del senso delle cose morte, le quali, per chi le vede, sono vive, più di tanti uomini che oggi paiono muoversi ed operare e sono ombre vociferanti, dedicheranno decenni di lavoro ad esplorare i nostri meravigliosi vergini fondi archivistici di cose economiche.

 

 

A due altre imprese storiche di gran lena si accinse il Pugliese: la Lombardia economica tra la fine della dominazione spagnuola ed i primi decenni austriaci; e la trasformazione della declinante idea del Sacro romano impero nel fatto, nuovo e pericoloso per l’Italia, della supremazia austriaca. Le difficoltà superate dal Pugliese furono qui opposte a quelle durate per ricreare la storia economica del Vercellese. Al luogo dei molti dati da interpretare scegliere e classificare, egli trovò brandelli scuciti di documenti, di bilanci, di notizie. Invidiava il bell’ordine dei documenti finanziari della monarchia di Savoia, i conti numerosi complessi e tuttavia raccolti in unità, sicché un immaginario contabile sabaudo potrebbe anche oggi rendere ragione del suo operato per l’intiero secolo XVIII e non verrebbe fuori differenza nonché di un soldo, neppure di un denaro. Lamentava il mancato ritrovamento a Milano ed a Vienna di una contabilità compiuta del ducato; e nondimeno riuscì a darci un quadro vivo della Lombardia la quale passava dal disordine pomposo spagnolo all’ordinamento rigido austriaco. Negli ultimi anni il Pugliese, quasi volesse distrarsi dalle fatiche dell’elaborar dati numerici, diventò storico politico. Il libro Le prime strette dell’Austria in Italia si indirizza, per il titolo, al pubblico colto; per il contenuto è una mirabile ricostruzione attraverso a relazioni di plenipotenziari, di messi, di notari, del tentativo tenacemente proseguito durante quasi tre secoli dalla casa d’Austria per utilizzare un’ombra a fini di supremazia in Italia. Che il sacro romano impero fosse un’ombra sapevamo dallo stupendo libro del Bryce; che fosse un’ombra sfumante al par di nebbia nell’azzurro cielo italiano nei momenti di oscuramento del potere militare di Austria, ma un’ombra pronta a tirar fuori gli artigli contro i feudi imperiali, contro Genova, contro Toscana, contro la stessa Savoia non appena agli Asburgo volgessero favorevoli le sorti delle armi, è dimostrato oggi dal libro, originalmente concepito e bellamente attuato, del Pugliese.

 

 

Quando morì, meditava altre scritture su Rodolfo II e sull’economia agraria milanese nella prima metà dell’ottocento, per le quali aveva raccolto ampio materiale. I figli e la vedova, che lo piangono, forse potranno fare che le carte manoscritte possano essere ancora studiate da chi in avvenire intenda inoltrarsi nella via che il Pugliese percorse da maestro.

 

 

Nato a Vercelli il 9 luglio 1867, dipartito improvvisamente in Santa Margherita ligure il 15 ottobre 1933, il Pugliese fu grandemente stimato dai cultori di cose storiche, e per ciò cooptato socio della R. Deputazione di storia patria per le antiche provincie e la Lombardia e della Società storica lombarda e corrispondente dell’Istituto lombardo di scienze e lettere e della R. Accademia di Agricoltura di Torino. Riferì nel 1927 al ministero dell’economia nazionale sui «problemi attuali della risicoltura in Italia».

 

 

Ecco l’elenco dei suoi scritti, riprodotto dalla bibliografia dei soci della R. Deputazione di storia patria per le antiche provincie compilata dal canonico Dr. E. Dervieux per il volume del centenario della deputazione:

 

 

  • Due secoli di vita agricola: produzione e valore dei terreni, contratti agrari e prezzi nel vercellese nei secoli XVIII e XIX. (Torino, Frat. Bocca edit., 1098, in 4° pag. V-433 e 70 pag. di allegati).

 

  • La malaria nel vercellese. (In «La Riforma Sociale», Torino, 1909, anno XVI, vol. 20, pag. 767-768).

 

  • Nel paese del socialismo senza dottrina. (In «La Riforma Sociale», 1912, anno XIX, vol. 32, pag. 458-465).

 

  • Un boicottaggio aristocratico nel settecento. (In «Studi storici e giuridici per nozze Prato-Pozzi», 10 maggio 1913, Asti, 1914, pag. 17-22).

 

  • Iniziative per promuovere l’attività economica in Lombardia nella prima metà del sec. XIX. (In «La cassa di risparmio delle provincie lombarde nella evoluzione economica della regione», Milano, 1923, pag. 409-445; a parte, Milano, 1923, in 8° pag. 39).

 

  • Condizioni economiche e finanziarie della Lombardia nella prima metà del sec. XVIII. (In «Miscel. stor. ital», 1924, ser. 3a, vol. XXI [52], pag. 1-495; a parte, Torino, Frat. Bocca, 1924, in 8° gr., pag. 495).

 

  • I viaggi di Marsilio Landriani. (In «Arch. stor. lomb.», Milano, 1924, ser. 5a anno 51, pag. 145-185; a parte, Milano, tip. S. Giuseppe, 1924, in 8° pag. 41).

 

  • Produzione, salari e redditi in una regione risicola italiana. (In «Annali di Economia», ed. dall’Università Bocconi, 1926, vol. III; a parte, Milano, Università Bocconi, 1926, in 8° pag. V, 1 csn., pag. 276).

 

  • Sui problemi attuali della risicoltura in Italia. (Relazione). (In «Ministero della economia nazionale, Consiglio sup.», Sess. dicembre 1927-VI, pag. 7-80).

 

  • Relazioni tra il Sacro Romano Impero ed alcuni stati italiani nel sec. XVII. (Nel volume In onore e ricordo di Giuseppe Prato, edito dal R. Ist. sup. di scienze econ. e comm., Torino, 1931, in 8° pag. 69-90).

 

  • Le prime strette dell’Austria in Italia. (Milano, Treves, 1930, in 8° 4 csn., pag. 340).

 

  • La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana, del prof. L. EINAUDI [Bari, Laterza, 1933]. Recensione in «Annali di Economia», Milano, 1933, vol. IX, pag. 11-13 della parte recensioni).
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