Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. I

La Stampa

Sei mesi di trattato di commercio colla Francia

«La Stampa», 1 agosto 1899

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), Vol. I, Einaudi, Torino, 1959, pp. 129-133

 

 

Al progressivo miglioramento nella economia nazionale ha concorso per fermo il trattato colla Francia, permettendo uno scambio più vivace di merci fra un paese e l’altro.

 

 

A proposito del trattato colla Francia, da quando esso è entrato in vigore, periodicamente ogni mese fanno il giro dei giornali certe cifre statistiche semi-ufficiali, su cui vengono ricamate considerazioni che spesso sono cervellotiche e qualche volta sono anche grottesche.

 

 

Un giorno si disse che la Francia aveva importato nel 1899 in Italia non so quanti milioni di lire di merci in più che nel mese corrispondente del 1898 e subito si gridò alla rovina, all’inondazione dell’Italia da parte dello straripante fiume delle merci francesi, non badando in primo luogo che quei milioni in più erano costituiti da seterie provenienti dall’Asia per la via di Marsiglia ed escluse dal trattato, il quale non poteva avere per conseguenza esercitato nessuna influenza, e non curandosi in secondo luogo del carattere specifico della asserita inondazione.

 

 

È naturale che un proprietario, vedendo i proprii campi inondati dalle acque del fiume vicino, si disperi e gridi alla rovina. Ma se un qualsiasi italiano si vedesse inondata gratuitamente od a prezzo minore di prima la casa di merci francesi, egli gioirebbe per la improvvisa inondazione, augurandosi che si ripeta frequentemente. Non si vede perché quel fenomeno di inondazione che sembra benefico ai singoli individui diventi dannoso appena, invece di Tizio e di Caio, si considera l’intiera Italia.

 

 

Anche supponendo vera la pretesa inondazione di merci francesi in Italia, essa vorrebbe dire soltanto che noi italiani abbiamo potuto comprare a miglior mercato in Francia alcune merci che prima dovevamo acquistare a caro prezzo nella Francia medesima od in altri luoghi. È notorio (qualunque domestica frequentatrice di Porta Palazzo conosce a meraviglia il volgarissimo fenomeno) che quando il numero dei venditori si accresce su un determinato mercato e maggior merce viene messa in vendita, se ne compra di più perché i prezzi ribassano. I consumatori, che prima si tenevano in disparte, affluiscono e spendono magari una forte somma per comprare quella merce, a cui prima doveano, per l’alto prezzo, rinunciare. La inondazione di merci francesi in Italia sarebbe l’indice, non che gli italiani, fino a concorrenza della somma spesa, siano impoveriti, ma che essi hanno potuto soddisfare un bisogno, la cui privazione dolorosamente sentivano.

 

 

Se Tizio e Caio, cittadini italiani, hanno speso una certa somma di denaro in merci francesi, ciò significa che essi ritraggono una utilità maggiore dalle merci francesi che dal denaro italiano, e che la loro felicità (chiamiamola così) economica è accresciuta. E se è cresciuta la felicità dei singoli, non è esatto concluderne che è cresciuta anche la felicità dell’aggregato sociale?

 

 

Sembrano verità ovvie, truismi, come dicono gli inglesi, ma sono verità ovvie che importa ripetere, essendosi visti certi grandi giornali gridare alla rovina dell’Italia, soltanto perché i nostri concittadini avevano comperato qualche ettolitro di vino o qualche quintale di seta di più dai vicini francesi.

 

 

Né qui si fermano le inesattezze e gli errori commessi dalla stampa italiana in questi sei mesi di trattato colla Francia. Si sono citate a ragione e a torto le statistiche ufficiali per provare che i francesi inondavano l’Italia, mentre gli italiani si guardavano bene dal vendere in Francia.

 

 

Nella maggior parte dei casi le statistiche sono state adoperate senza criterio. Molti credono che basti confrontare i dati del 1898 coi dati del 1899 relativi al commercio italo-francese per conoscere le conseguenze del trattato. Nulla di più erroneo.

 

 

Spessissimo da quel semplice raffronto non è possibile trarne alcuna conclusione. Perché questa si potesse ragionevolmente trarre, sarebbe necessario che dal 1898 al 1899 non fosse intervenuta nessuna nuova circostanza, all’infuori del trattato di commercio, per ravvivare o indebolire le correnti commerciali fra i due paesi; e sarebbe necessario inoltre dimostrare che le correnti stesse non avessero avuto già in precedenza una tendenza alla diminuzione ed all’aumento.

 

 

Per esemplificare, la importazione dalla Francia degli olii pesanti è aumentata dal 1898 al 1899 (primo semestre) da 13.694 a 16.631 quintali.

 

 

Ecco gli effetti del trattato, direbbe uno dei soliti statistici improvvisati. Che il trattato ci abbia molto a vedere è messo in dubbio dal fatto che nel 1895 si importavano già 17,800 quintali, quando ancora si era sotto il regime delle tariffe generali.

 

 

Così pure si esportarono dall’Italia in Francia nel

 

 

1898

1899

Marmo greggio tonn.

6.587

9.776

Marmo ed alabastro lavorato quint.

3.202

4.944

 

 

Anche qui sembra evidente l’influenza del trattato; ma la cosa è messa in dubbio se si pensa che già nel 1896 si esportavano (senza trattato) 9.866 tonnellate di marmo greggio e nel 1895 quintali 5.041 di marmo ed alabastro lavorato.

 

 

Gli esempi provano come sia difficile di poter conchiudere con una certa sicurezza dalle statistiche ufficiali alle influenze del novissimo trattato.

 

 

Ma siccome è d’uopo venire ad una conclusione pratica, ci limiteremo qui ad enumerare i casi in cui si è verificato dopo il trattato di commercio una notevole ripresa nelle correnti commerciali. Con ciò noi non vogliamo asserire che la ripresa sia veramente dovuta al trattato, ma soltanto che essa ha avuto luogo dopo il trattato, e non esisteva fin da prima. Come si vede, si tratta di cose diverse. L’avere una ripresa di correnti commerciali avuta luogo dopo un trattato non significa che essa sia dovuta a quel trattato, ma soltanto che forse il trattato è stato uno fra i coefficienti della ripresa.

 

 

Cominciamo dalle importazioni dalla Francia in Italia. Ecco lo specchio delle merci importate in maggiore quantità nel primo semestre del 1899 che non nel corrispondente semestre del 1898 e di cui l’incremento non sembra avere origini più remote:

 

 

1898

1899

Vino in botti

hl

768

971

Olii volatili ed essenze

kg

2.972

4.180

Acidi

q

5.007

7.411

Sapone

q

1.651

1.963

Lane cascami e borra di lana

q

16.708

19.140

Seta tratta tinta

q

1.055

1.761

Tessuti ed altri manufatti seta

q

697

797

Legname da costruzione

t

1.427

3.415

Carta bianca

q

473

602

Pelli crude

q

6.761

9.728

Pelli conciate

q

1.512

1.785

Rottami, scaglie di ferro e acciaio

q

75.270

130.363

Utensili e strumenti ferro e acciaio

q

1.665

1.813

Veicoli da ferrovia

q

150

1.091

Oreficerie e gioielli d’oro

hg

197

410

Lavori di vetro e cristallo

q

2.407

2.896

Bottiglie comuni

q

2.372

4.097

Formaggio

q

457

620

Mercerie

kg

86.900

99.882

 

 

Anche coloro che paventano le inondazioni di merci, non devono rimanere spaventati. Aumentarono sopratutto le importazioni di generi di lusso, di materie gregge e manufatte delle industrie dei ferri ed acciai, della lana, della seta e della conceria. Se ne giovarono i consumatori ed anche le industrie che poterono avere la materia prima a buon mercato e poterono esportare poi in maggior copia i manufatti.

 

 

Basta infatti guardare agli aumenti più significanti delle esportazioni dall’Italia in Francia:

 

 

1898

1899

Vino in botti

hl

13.282

24.036+

Spirito dolcificato

hl

602

990

Tartaro o feccia di vino

q

3.617

7.404

Lane naturali e sudicie

q

592

4.425

Tessuti e manufatti seta

kg

7.426

19.141

Legname da costruzione

t

2.403

3.543

Mobili

q

1.058

1.985

Trecce di paglia, di scorza

q

741

2.187

Cappelli di paglia

cm

436

1.237

Pelli crude

q

5.901

9.251

Caolino, gessi, calce, ecc.

t

5.565

7.312

Agrumi

q

5.234

11.609 +

Frutta fresche (compr. uva)

q

6.748

18.533 +

Animali bovini

numero

1.632

3.140 +

Bestiame ovino e caprino

numero

6.571

11.682 +

Animali suini

numero

1.527

5.455 +

Pesci freschi di ogni sorta

q

967

2.069

Burro

q

7.149

8.874

Formaggio

q

4.293

5.865

Uova di pollame

q

14.785

19.660 +

Corallo lavorato

kg

854

8.633 +

 

 

Anche noi, per seguire il linguaggio comune, stiamo inondando la Francia. Sono sovratutto importanti gli aumenti contraddistinti col segno +.

 

 

Ripetiamo ancora una volta un concetto ovvio. Per esportare, è necessario aver prima importato. La coincidenza, forse non fortuita, nei due specchietti delle importazioni e delle esportazioni, di alcune voci come il legname, le pelli, la seta, la lana, dimostra che le industrie italiane si sono giovate alla pari e forse più dei consumatori, del nuovo trattato. Questo ha permesso che le industrie nostre potessero, con opportune compre, compiere quelle miscele che spesso sono necessarie alla buona lavorazione. L’agricoltura italiana si è indubbiamente giovata del trattato, come è provato dalla maggiore esportazione dei vini, agrumi, bestiame, uova. Notevole anche l’aumento del corallo.

 

 

È vivamente da deplorarsi perciò l’ostilità irragionevole di una parte del giornalismo italiano contro il nuovo trattato. Noi ci auguriamo che l’opera buona venga seguita da una migliore, con una nuova riduzione di tutte le tariffe, riduzione che naturalmente per essere possibile, dovrà essere reciproca.

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