Si ritorna a parlare delle «boules de neige»

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 20/05/1925

Si ritorna a parlare delle «boules de neige»

«Corriere della Sera», 20 maggio 1925

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII, Einaudi, Torino, 1965, pp. 279-281

 

 

 

Alcuni anni fa imperversò in Italia la mania delle palle di neve. Poi, per virtù non sappiamo di quale infortunio, non se ne parlò più. Ora, da parecchie città d’Italia viene nuovamente segnalato il malanno; e pare che l’iniziatore sia questa volta in Olanda. Devono esistere altre sottospecie del flagello, sotto forma di orologi o padelle che si invierebbero non so se dalla Francia o dalla Svizzera, certamente dall’estero. In dati ceti cittadini la mania ha preso forma acuta; poiché si citano già i nomi dei fortunati vincitori delle 20.000 lire o degli orologi o padelle o stoviglie che siano. L’ing. Ariberto Albertazzi, capo dell’ufficio tecnico del consorzio del porto di Genova, così mi espone e critica il congegno:

 

 

Si fa circolare per varie città italiane un invito a sottoscrivere o acquistare taluni «certificati», del costo di un fiorino olandese – circa dieci delle nostre lire -, col miraggio di ottenere, in compenso di una rivendita di altri quattro biglietti simili, la somma di 2.000 fiorini – 20.000 lire – in capo a tre mesi.

 

 

Ciascuno dovrebbe comprendere che una così mirabile moltiplicazione di danaro non può essere a base regolare; ma poiché della regolarità la cosa assume apparenza, assicurando alcuni d’aver effettivamente ottenuto quel generoso premio a una attività così limitata come quella di provocare la prima espansione del sistema, cioè la vendita di quattro certificati a persone che affidavano di fare ciascuna altrettanto, e poiché il gioco è per questo allettante, sembra opportuno vederci dentro su basi aritmetiche, quantunque il sistema sia tutt’altro che nuovo e abbia, sotto svariate forme, già fatto ripetute comparse in passato, quasi sempre, come anche questa volta, facendo capo a un paese straniero.

 

 

Vi dicono: comperate un certificato con un fiorino; mandatelo all’indirizzo tale con tre fiorini; noi vi manderemo 4 certificati che dovrete vendere a quattro persone, riprendendo quindi tutto il vostro denaro. Dopo questo, aspettate e avrete 2.000 fiorini: questo dovete fare; tutto il resto lo fanno gli altri per voi.

 

 

Poi si spiega come agisce questo meraviglioso meccanismo, e dal contesto della spiegazione si rileva che i celebri certificati sono successivamente bianchi, rossi, gialli, azzurri, verdi e bruni. Sono dunque sei i colori, cioè sei le transazioni; cosicché debbono essere stati esitati 4.064 biglietti (ossia 4 alla sesta potenza) da un fiorino l’uno, perché il tenitore di questo gioco – se così si può chiamare – versi al primo richiedente i 2.000 fiorini. Il beneficio è superiore al 200%, a favore del banco, e non è eventuale, come nei giochi ordinarii, bensì sicuro, perché i 2.000 non sono sborsati se non quando i 4.064 sono incassati.

 

 

Ma non solo. Il gioco espandendosi in ragion geometrica ha bisogno, per continuare a funzionare, di numeri sterminati di giocatori… ingenui. Pensate che quando un acquisitore dei biglietti bruni incomincia la sua serie, sono già 4.064 compagni di gioco che sono muniti ciascuno della sua piccola collezione di quattro biglietti, e che se questi 4.064 debbono a loro volta espandere il gioco per i sei colori, si arriva al risultato che debbono essere esitati circa sedici milioni e mezzo (!) di biglietti (ossia 4 alla dodicesima potenza). Bastano quindi due iniziatori del bel gioco che abbiano raggiunto lo scopo di ottenere i 2.000 fiorini, a impegnare tutta la popolazione italiana all’acquisto dei «certificati» miracolosi affinché i loro ultimi inconsapevoli sovventori conseguano lo scopo promesso.

 

 

Non parliamo poi dei successori di questi, che dovrebbero mettere a contributo il resto del mondo, per ottenere i promessi 2.000 fiorini.

 

 

È chiara la fallacia della promessa. È onesto mettere sull’avvisato il pubblico, il quale deve avere la coscienza di fare un cattivo servizio al conoscente cui vuole far acquistare il magico biglietto, poiché lo pone nella categoria che ha in ragione del quadrato dei trapassi, minore probabilità di trovare i successivi 4.064 creduli portatori.

 

 

È come dire all’amico o al conoscente: io ti dò dieci probabilità di guadagno ma me ne piglio 100 a tuo scapito: tu te ne piglierai 100 a scapito dei tuoi successori che serviranno come 10.000 a me e così espandiamo la rete più che possiamo, perché gli ultimi saranno i più… ingenui, e poiché il gioco naturalmente deve finire, e abbastanza presto per mancanza di gente al mondo che prenda ancora biglietti anche se vi saranno dei recidivi (..stultorum in errore perseverare, ma di stolti ve ne sono tanti!) vi sarà una massa di gente che senza volerlo ci avrà sovvenuto, ed avrà sovvenuto quel tale olandese – se è tale – che potrà gloriarsi di aver burlato tante migliaia di italiani.

 

 

Ho l’impressione che l’iniziatore di così bel gioco, non sia un olandese; ma si tratti di una combriccola di gente che ha piantato le sue sedi in un paese rispettivamente lontano da quello in cui esercita la sua attività. In Italia ci sarà qualcuno, il quale spedirà i biglietti in Olanda. Gli esercenti la elegante industria devono essere parecchi; poiché mi si parla di varie modalità; talvolta bisogna esitare i biglietti in 15 giorni, talaltra bastano tre mesi e non mancano casi in cui non c’è limite di tempo alla rivendita. In ogni caso si tratta di un’operazione necessariamente destinata a finir male; sicché coloro i quali ad un certo punto intervengono a costituire un anello della catena dovrebbero riflettere che, in fondo, gli ultimi non riusciranno più a vendere i biglietti e pagheranno i premi ai vincitori ed il profitto al tenitore del banco. In primo luogo dunque devono gli interpellati rifiutarsi di iniziare o di proseguire l’operazione e far propaganda affinché gli amici ed i conoscenti rifiutino di farsi inconsapevolmente partecipi di una catena la quale si regge sullo sfruttamento degli ultimi strati di illusi. In secondo luogo veggano le autorità di polizia se non convenga promuovere indagini sull’originatore di questa macchina; e vegga l’autorità finanziaria se non si violino le norme vigenti intorno alla proibizione delle lotterie.

 

 

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