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Corriere della Sera

Spiriti e tabacchi. Il vantaggio delle due riforme

«Corriere della sera», 4 gennaio 1914

 

 

 

Il catenaccio sui tabacchi, il quale si aggiunge a distanza di pochi giorni al precedente catenaccio sugli spiriti, fa parte di un complesso di provvedimenti tributari intesi a provvedere al Tesoro i mezzi per far fronte alle cresciute spese pubbliche. Se per ora è impossibile inquadrare i due inasprimenti nel sistema di cui fanno parte, possiamo però augurarci che gli altri provvedimenti tributari del Governo rispondano in bontà a questi due primi saggi, che sono davvero eccellenti. Le imposte sugli spiriti e sui tabacchi sono senza dubbio le due migliori imposte sui consumi esistenti in Italia e, del resto, in tutti i paesi del mondo: ottime, perché colpiscono redditi che si investono in consumi che dall’opinione pubblica universale sono considerati come non necessari all’esistenza; ottime, perché chi si attossica o fuma, può ragionevolmente essere chiamato a destinare parte del proprio reddito alle spese pubbliche; ottime infine perché, se anche restringono eventualmente il consumo delle derrate tassate, siffatta restrizione non è considerata da alcuno come nociva all’individuo o alla specie.

 

 

* * *

 

 

Dopo la quale osservazione generale, venendo agli effetti delle imposte per l’Erario, si può notare che l’imposta sugli spiriti ha dato negli ultimi anni il seguente prodotto:

 

 

1901-902

Milioni di lire 29.2

1904-905

42.5

1907-908

30.1

1908-909

14.4

1909-910

23.8

1910-911

38.7

1911-912

41.4

1912-913

47.9

 

 

La depressione nel gettito verificatasi intorno al 1908-1909 fu dovuta alle malaugurate pratiche, che si spera non torneranno mai più, di abbuoni larghissimi concessi agli spiriti di vino ed al cognac, a cosidetto sollievo della crisi vinicola. La crisi scomparve per altri motivi e non per gli abbuoni che avevano fatto perdere decine di milioni all’Erario. L’aumento verificatosi negli anni posteriori al 1910 si dove a tre cause; primo: alla diminuzione degli abusi connessi con gli spiriti di vino e con i cognac; secondo: alla diminuzione e soppressione di alcuni abbuoni, ordinate con decreto del 27 novembre 1910; terzo: all’aumento della tassa di lire 70 per ettolitro anidro, portato dal decreto 21 settembre 1910.

 

 

Quale possa essere il prodotto del nuovo aumento di lire 60, si può calcolare basandosi sul fatto che nel 1910-11 passarono in consumo 177.931 ettolitri soggetti a tassa e nel 1911-12 ettolitri 164.688. Su una media di 170.000 ettolitri il maggior prodotto sarebbe di 10 milioni di lire. Ma conviene osservare che nel 1910-11 erano passati in compenso con esenzione di tassa 7774 ettolitri e nel 1911-12 ben 36.504 ettolitri; e ciò a causa dei lamentati abusi verificatisi in passato nel trattamento dei cognacs. Siccome l’effetto dannoso di queste esenzioni per i cognacs avrà termine in non lunghi anni, il compenso degli spiriti soggetti a tassa si può calcolare in circa 200.000 ettolitri; sicché l’aumento odierno di 60 lire per ettolitro darà probabilmente i dodici milioni annui preconizzati dal ministro del Tesoro. Probabilmente anche l’aumento complessivo derivante dall’aumento d’oggi di 60 lire, dall’aumento passato di 70 lire e dalla diminuzione degli abbuoni, non sarà inferiore ai 15 milioni. Giova a questo proposito augurare che non si tardi a sopprimere completamente gli abbuoni, i quali sono inutili alla viticultura e sono dannosi all’Erario, così da far versare nelle casse dello Stato anche tutte le altre 200 lire dell’imposta, come già interamente si pagano le recenti 70 + 60 lire, che giustamente si dichiarano sottratte ad ogni abbuono. Se così si facesse, il reddito dell’imposta sugli spiriti si eleverebbe verso i 70 milioni; né questa sarebbe l’ultima thule di questo balzello, dato l’incremento continuo del consumo delle bevande alcooliche nel nostro paese.

 

 

* * *

 

 

L’imposta sui tabacchi ha avuto vicende assai più brillanti in passato di quella sugli spiriti. Dal 1901-902 l’incremento è stato il seguente:

 

 

1901-902

Milioni di lire 208.441

1905-906

231.506

1911-913

319.095

1912-913

333.308

 

 

È questa l’imposta più meravigliosa che esista in Italia. Dinanzi all’incremento ottenuto negli ultimi anni nel gettito di certe altre imposte, ad esempio dell’imposta di ricchezza mobile o delle tasse sugli affari, si rimane dubbiosi; e non si sa se si debba ascriverlo a incremento reale del reddito tassabile, o a maggior abilità tassatrice di un reddito costante, ed in certi casi minore. Dinanzi alla imposta sui tabacchi, no. Per questa si sa con sufficiente precisione che l’aumento di ben 124 milioni verificatosi fra il 1901-902 e il 1912-913 fu dovuto in massima parte, per 117.5 milioni allo spontaneo aumento del consumo, e solo per 6.5 milioni a inasprimento delle tariffe. Ma l’inasprimento delle tariffe, verificatosi nel decennio ultimo, era stato assai lieve e non paragonabile a questo di oggi, il quale tocca molte fra le qualità di tabacchi vendute dal Governo.

 

 

Il ministro del tesoro si ripromette un aumento di 22 o 23 milioni subito, ossia di poco più del 6.50 per cento del prodotto attuale di 333 milioni e in seguito di 58 milioni, ossia del 17 per cento circa; e non vi sono ragioni per ritenere ottimiste le sue previsioni. Anzi, la previsione di un aumento immediato di soli 22 milioni pare modesto. I fumatori brontoleranno e protesteranno sulle prime di voler far sciopero contro il fumo di Stato; ma poiché il vizio è più forte di loro, seguiteranno a fumare e a pagare.

 

 

Pagano gli italiani un tributo individuale assai differente per il consumo del tabacco, il che indica che l’imposta si ripartisce all’incirca in proporzione della ricchezza. Ecco le dodici provincie in cui il contributo medio per abitante è maggiore, e le dodici provincie in cui è minimo:

 

 

Contributo massimo

 

Contributo minimo

Livorno

20.09

Pesaro Urbino

5.25

Venezia

16.58

Arezzo

5.24

Genova

14.73

Cosenza

5.20

Napoli

14.57

Aquila

5.15

Carrara

14.42

Catanzaro

5.06

Porto Maurizio

13.16

Campobasso

4.87

Roma

12.85

Ascoli Piceno

4.74

Rovigo

12.73

Potenza

4.65

Pisa

11.86

Benevento

4.54

Ravenna

11.57

Teramo

4.85

Bologna

11.39

Sondrio

4.18

Milano

11.16

Avellino

4.03

 

 

Anche l’aumento odierno percuoterà preferibilmente le provincie del Settentrione, le provincie con città popolose e le provincie marittime; mentre inciderà assai meno severamente sulle province Meridionali, agricole o montagnose. Credo che all’incirca questi siano appunto i risultati che si attendono da una imposta buona.

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