Tratto da:

La Stampa

Spirito conservatore o finanza severa?

(Un colloquio coll’on. Boselli, presidente dei Nove)

«La Stampa», 6 aprile 1901

 

 

 

Avendo letto sulla Tribuna una conversazione con l’on. Barzilai intorno all’atteggiamento della Commissione dei nove di fronte ai progetti finanziari del Ministero, e sapendo che nella nostra città era giunto l’onorevole Boselli, presidente della medesima Commissione, abbiamo creduto opportuno di chiedere a lui un colloquio intorno alle dichiarazioni che il commissario on. Barzilai aveva fatto.

 

 

L’on. Boselli ci accolse con cortesia grande, come egli sempre suole. Ma volle dichiarare anzitutto che egli non poteva in alcun modo concedersi un’intervista, tanto meno per rettificare od aggiungere a quanto aveva detto l’on. Barzilai.

 

 

– Non è al presidente di una Commissione. – osservò l’on. Boselli, – che si addice fare una polemica d’intervista coi colleghi ed andar scandagliando sulle intenzioni dei commissari, cosa sempre pericolosa e spesso ingiusta.

 

 

Persuasi che l’on. Boselli era ben deciso a negarci, con la massima cortesia, la desiderata intervista di risposta a quella Barzilai, ci siamo limitati a rivolgere al presidente della Commissione dei nove alcune domande di indole generale; e se non potemmo sapere quanto desideravamo, fummo abbastanza fortunati da ottenere alcune risposte che possono illuminare il pubblico sulle idee della maggioranza della Commissione e sugli intendimenti individuali dell’on. Boselli.

 

 

– Da molti si afferma – osservammo noi – che la Commissione abbia respinto le proposte di nuove tasse e di rimaneggiamenti dei tributi locali, nel senso di sminuire od abolire i dazi-consumo aumentando le sovrimposte sui terreni e sui fabbricati, per sentimento di conservatorismo e per fare dell’opposizione politica al presente Governo.

 

 

– Creda pure che nelle deliberazioni dei commissari la politica, e sovratutto la politica conservatrice, non c’entra proprio per nulla. Basta guardarci d’attorno qui in Piemonte e vedere come sia minutamente frazionata la proprietà fondiaria per persuadersi che l’accusa di aver voluto fare una politica conservatrice avversando un soverchio inasprimento della sovrimposta è una accusa ingiusta. Da un aumento siffatto i piccoli ed i piccolissimi proprietari resterebbero esauriti, mentre i ricchi lo possono facilmente sopportare. Lo stesso si dica di quelle che rimproverano alla Commissione di non aver avuto molta fede nelle tasse di esercizio e di rivendita e simili a cui i Comuni potrebbero ricorrere in risarcimento della perdita sui consumi. Anche la tassa di esercizio e di rivendita colpisce persone ben poco agiate ed in parte si riversa a danno dei piccoli consumatori. Non si vede come si possa affermare che la maggioranza dei commissari sia stata mossa da spirito soverchiamente conservatore. Piuttosto essa si inspirò all’intendimento di non rendere più stridenti certe tasse già gravi come la fondiaria, o di non renderne altre intollerabili, come avverrebbe se si inasprisse troppo la tassa di esercizio.

 

 

– Il Barzilai – interrompemmo noi tentando di ricondurre il colloquio su quel punto – dice anche che lo spirito conservativo ha influito nel far respingere il disegno di riforma della tassa di successione.

 

 

A questo proposito, il Boselli ci fece osservare che fra breve avremmo potuto leggere la relazione apposita del De Bernardis, in cui i motivi per i quali il progetto ministeriale fu modificato, e si tolse ogni aumento di imposta per le successioni in linea retta, saranno ampiamente chiariti. Visto che davvero l’on. Boselli non voleva uscire dal riserbo impostosi, lo richiedemmo delle sue opinioni personali intorno alla possibilità della immediata riduzione ed alla futura abolizione totale del dazio sui farinacei.

 

 

Avevamo letto in proposito gli studi che l’on. Boselli aveva scritto a nome della Commissione dei quindici a questo proposito e sapevamo come, dopo una accurata e larga disamina dei dati di fatto del problema, egli avesse esposto i varii sistemi che si potevano adottare per giungere all’intento. Né la speranza nostra di ottenere qualche notizia fu delusa. L’on. Boselli ci si manifestò favorevole alla immediata riduzione ed alla futura totale abolizione dei dazi sui farinacei, sia per ragioni politiche, sia perché, quando tutto il dazio sarà abolito, una influenza almeno relativa sul prezzo del pane potrà aversi, tanto più se quella riforma sarà accompagnata da altri provvedimenti di ordine locale, dalla istituzione di cooperative, ecc. Il progetto governativo non faceva tale abolizione per i Comuni di 1.a e 2.a classe, restringendola ai Comuni aperti ed ai Comuni chiusi di 3.a e 4.a classe. In quelli aperti l’abolizione necessita meno che altrove; e questa non si faceva per i Comuni di 1.a e 2.a classe ed anche per taluni del Mezzogiorno per cui principalmente sarebbe necessaria, e dove il dazio può dar origine a torbidi politici.

 

 

Ci pare d’aver compreso che l’on. Boselli avrebbe operato riducendo subito il dazio sulle farine in tutti i Comuni fino ad un massimo molto tenue, stabilendo un periodo non lontano per la totale abolizione, con temperamenti e speciali riguardi ai Comuni di 1.a classe, provvedendovi col non fare troppo largo assegnamento su nuovi tributi comunali, ma riordinando gli antichi ed intervenendo con un largo aiuto dello Stato.

 

 

– A questo proposito – osservammo noi – l’on. Barzilai fa un appunto alla Commissione di aver respinto a priori il fondo di reintegrazione che pure ella aveva già proposto. Come si vede, l’intervista Barzilai ci ritornava involontariamente ogni tanto sulle labbra.

 

 

Non negò infatti l’on. Boselli d’aver manifestato il concetto che sarebbe stato opportuno procedere ad aiuti dati dallo Stato ai Comuni caso per caso. I fondi di reintegrazione sotto un punto di vista appariscono il mezzo più acconcio a sostenere le finanze di alcuni Comuni, perché non esistono mezzi automatici per determinare i compensi agli sgravi di dazi, ed il compensare sui canoni daziari tanto spareggiati ha degli inconvenienti. Però, furono così unanimi le ripugnanze parlamentari, che converrà cercare altri modi di provvedere ai Comuni. Molte considerazioni si presentarono per spiegare quelle ripugnanze.

 

 

Certo egli è che queste si manifestarono e fortissime.

 

 

– Che cosa pensa Ella del concetto di lasciar facoltativa l’apertura dei Comuni chiusi e di fare una condizione speciale ai capoluoghi di provincia?

 

 

Circa a quest’ultimo punto, secondo l’individuale parere dell’on. Boselli, nulla giustifica un simile criterio, perché nella legislazione daziaria il criterio del capoluogo di provincia non è mai stato posto a base di alcuna norma di legge. è vero che sono venuti alla Commissione dei reclami vivissimi da capiluoghi di provincia come Cuneo e Perugia; ma ne sono venuti altresì da Comuni non capiluoghi come Ivrea, Pinerolo e Rimini, ecc., ecc., per cui quella distinzione non sembra proficua.

 

 

Quanto al pensiero di rendere facoltativa l’apertura dei Comuni chiusi, esso è stato generato dal non potere lo Stato pensare ad imporre la obbligatorietà di una riforma, quando non dà gli opportuni compensi. Bisognerebbe dividere per legge i Comuni del Settentrione da quelli del Mezzogiorno. E siccome ciò è impossibile, così è necessario trovare dei mezzi con cui lo Stato dia un incentivo all’apertura dei Comuni dove ci sono circostanze speciali che alla spontanea apertura possono fare ostacolo. Qui il nostro colloquio con il presidente della Commissione dei nove aveva fine, e si dovette appunto al fatto che l’on. Boselli riveste la qualità di presidente e di relatore della Commissione se egli persistette a non voler dire di più.

 

 

 

Ma quel che ci disse, per quanto volutamente limitato a taluni punti ed esprimente l’opinione individuale di chi parlava, ha una notevole importanza.

 

 

Per quanto il finanziere e l’uomo politico possano talvolta separarsi dallo studioso e dallo scienziato eminente, pure le opinioni individuali dell’on. Boselli, anche se rappresentano soltanto l’opinione sua di studioso, non possono non esercitare una certa influenza sull’opera sua politica e per riverbero sulla politica finanziaria del Paese.

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