Statistiche controllate

Tratto da:

Lo scrittoio del Presidente

Data di pubblicazione: 01/01/1948

Statistiche controllate

Lo scrittoio del Presidente (1948-1955), Einaudi, Torino, 1956, pp. 632-633

 

 

 

Il proposito di controllo di alcune statistiche economiche non ebbe poi seguito.

 

 

Mi è accaduto di vedere una lettera indirizzata alla presidenza dell’Istituto centrale di statistica (n. 46344-10026 dell’11 marzo). La lettura mi ha messo in istato di grande allarme.

 

 

Mi rendo conto delle preoccupazioni del ministero della difesa, ma non posso non pensare che queste preoccupazioni siano grandemente esagerate.

 

 

Le statistiche sulla produzione industriale le quali sono pubblicate nell’annuario statistico e negli altri documenti relativi al censimento industriale sono quelle medesime che in tutti i paesi civili del mondo sono rese di pubblica ragione. La segretezza con cui quelle notizie vengono gelosamente circondate nei paesi al di là della cortina di ferro non credo sia di giovamento ai paesi interessati. Certamente le due ultime grandi guerre mondiali furono vinte, per quanto riguarda la produzione industriale, da quei paesi nei quali le notizie sulla produzione industriale erano circondate dal minore o minimo segreto.

 

 

In ogni caso credo sia da evitare nel modo più assoluto l’invio di ufficiali presso l’Istituto centrale di statistica e così pure debba essere esclusa la istituzione di una commissione di militari con compiti di controllo sull’opera del medesimo istituto. Se ciò accadesse e diventasse noto – e sarebbe impossibile evitare la notorietà di tale fatto – le statistiche pubblicate dall’Istituto perderebbero qualunque credito. Piuttosto di correre il rischio di far universalmente considerare false non solo quelle sorvegliate, ma anche tutte indistintamente le statistiche italiane, credo sarebbe preferibile di stabilire in modo formale e pubblico che alcune determinate statistiche non siano più pubblicate. Sarebbe anche questo un grave danno e tale da far scendere la reputazione dello stato italiano al livello bassissimo con cui sono considerate le statistiche dei paesi dove simili limitazioni vigono. Per quanto grave, il danno sarebbe tuttavia minore della taccia di falsità che inevitabilmente colpirebbe, se fossero controllate, tutte le pubblicazioni dell’Istituto.

 

 

Al regime fascistico non ha giovato affatto quel poco o molto di segreto con cui circondava i dati relativi alla vita del paese.

 

 

Nonostante le sospettose cautele con cui i paesi oltre la cortina di ferro proteggono la conoscenza dei fatti loro, esistono in Inghilterra e negli Stati Uniti istituti universitari od extrauniversitari i quali diligentemente esaminano, scrutinano e confrontano i dati provenienti da quei paesi e ne traggono notizie che sono abbastanza attendibili o lo sono tanto quanto sostanzialmente basta per conoscere quali siano le forze economiche ed industriali di quei paesi. Siccome esiste una correlazione necessaria tra un dato e l’altro e le contraddizioni vengono facilmente scoperte, bisognerebbe sopprimere tutte indistintamente le statistiche economiche di qualunque genere per nascondere quelle poche cose che sembrasse interessante di tenere segrete. Davvero il gioco non vale la candela.

 

 

Le doverose e nobilissime preoccupazioni dei militari possono giustificare il silenzio, non mai il controllo. Nel settembre prossimo si terrà a Roma la consueta sessione dell’Istituto internazionale di statistica, ed io, che da tempo ne sono socio, non vorrei essere costretto ad arrossire confessando che il nostro paese, dopo avere avuto il vanto di promuovere, con l’antico direttore generale della nostra statistica Luigi Bodio, la creazione dell’Istituto, non appartiene più al novero degli stati in cui si pubblicano statistiche attendibili.

 

 

14 marzo 1953.

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