Storia della moneta in Italia

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/12/1938

Storia della moneta in Italia

«Rivista di storia economica», dicembre 1938, p. 357

 

 

 

Serafino Ricci, Storia della moneta in Italia, Parte antica, Padova, Cedam, 1937, pp. XII-248

 

 

Ho avuto occasione di lamentare su queste pagine la mancanza per l’Italia di opere generali di numismatica, le quali possano essere studiate e consultate dagli economisti addetti a lavori di storia economica. Questo volume del prof. Serafino Ricci, nato da esigenze scolastiche, è buona promessa per il soddisfacimento di quel bisogno. Consacrato tutto all’Italia antica, il volume tratta in un primo capitolo delle monete etrusche, Italiote e siciliote; in un secondo delle monete romane dalle origini sino al V secolo d.c.

 

 

Duolmi di non avere alcun titolo a dare un giudizio mio sul libro del Ricci. L’impressione è che l’a. sia studioso serio, il quale ha buona preparazione e buon metodo. Poiché ognuno tira l’acqua al suo molino, il Ricci consenta che io gli esponga gli egoistici desiderala degli economisti rispetto al medio evo ed all’età’moderna. Purtroppo, noi studiosi di economica saltiamo a piè pari le pagine costosissime contenenti riproduzioni di monete; poco ci interessiamo delle vicende politiche che diedero luogo alle successive monetazioni; bastando all’uopo richiami precisi a regni, a nomi, a date, a circostanze economiche e finanziarie che abbiano dato ad esse occasione. Interessano sommamente le indicazioni sul taglio (quante unita nel marco d’oro o d’argento); sul peso e sul titolo del marco od altra unità ponderale del metallo da cui si tagliavano le monete; sul peso e sul titolo delle diverse specie di monete successivamente coniate (date delle coniazioni e possibilmente quantità delle monete coniate) da ogni regnante; sul corso ufficiale delle nuove monete nazionali e delle monete antiche e forestiere ammesse a correre nel paese; sul corso effettivo o in abusivo di esse. Che cosa erano le altre monete, ammesse o correnti nel paese, diverse da quelle effettivamente coniate in oro, in argento, in biglione, in eroso, ossidionali ecc. ecc. Erano monete ideali di banco, ideali, ma pure rappresentative di monete effettive; o mere monete di conto? Che cosa erano In ogni singolo luogo e tempo, queste stramaledette monete di conto, di cui pare esistesse una varietà strabocchevole?

 

 

Se egli vorrà rispondere, anche solo per qualche limitato periodo storico, a qualcuna delle domande sopra formulate, il Ricci si acquisterà la riconoscenza degli sventurati economisti, troppo volte oggi tratti a smarrirsi nella selva selvaggia delle leggi e dei fatti monetari.

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