Tratto da:

La Stampa

Tendenze pericolose

«La Stampa», 29 novembre 1901

 

 

 

Lunedì verrà in discussione al Senato una interpellanza di grave momento, presentata dall’on. Vitelleschi. Riflette dessa il recente decreto che determina le attribuzioni del Consiglio dei ministri.

 

 

Ed in verità si deve riconoscere che le osservazioni del senatore Vitelleschi hanno un’importanza che trascende i limiti della politica quotidiana e tocca i più elevati problemi della vita costituzionale del Paese.

 

 

Osserva invero il Vitelleschi che il divisamento di sottoporre al Consiglio dei ministri le proposte di trattati, le questioni di interpretazione dei trattati vigenti e le questioni internazionali in genere può nuocere alla buona risoluzione di quei problemi, rendendo necessario discuterli in un Consiglio di 11 persone e contraddice inoltre alla prerogativa statutaria del Re, il quale “fa i trattati di pace, di alleanza e di commercio” dandone comunicazione alle Camere.

 

 

Più ancora, l’attribuire al Consiglio dei ministri il diritto di deliberare le nomine dei senatori, del ministro della Real Casa e del prefetto di palazzo, lede sotto un altro rispetto la prerogativa sovrana di nominare i senatori e gli amministratori del patrimonio della Corona. Se si comprende che il Consiglio dei ministri deliberi le proposte da farsi al Re rispetto a tali nomine, non si può senza pericolo accogliere il concetto che le nomine stesse siano deliberate senz’altro, prima dell’approvazione sovrana, dal Consiglio dei ministri.

 

 

Forse si potrà rispondere che la questione è più che altro di parole e che non eravi necessità di avvertire come le nomine deliberate in Consiglio dei ministri fossero soggette all’ulteriore approvazione sovrana. Il che, potrà osservarsi, si tacque essendo implicito.

 

 

Ma la questione non si lascia così facilmente ridurre ad un quesito di interpretazione.

 

 

Chi abbia seguito negli ultimi anni l’evoluzione della vita politica nostra si avvede che l’attribuzione dei poteri ora menzionati al Consiglio dei ministri non è che la consacrazione per decreto reale di una tendenza non nuova: quella di menomare l’importanza della regia potestà e del Senato a favore della Camera e dei Gabinetti designati dalla maggioranza della Camera.

 

 

Sinora questa prevalenza – per non chiamarla usurpazione – di un solo potere sovra gli altri due avvenne per una serie di atti a poco a poco divenuti consuetudinari. Oggi la consuetudine ha ottenuto la sanzione di un decreto reale; l’usanza di nominare i senatori in Consiglio dei ministri e di designare la nota così combinata all’approvazione reale,che sempre veniva, ha ricevuto una specie di consacrazione legale; così che il noto decreto parla di nomine (e non di proposte di nomine) fatte in Consiglio dei ministri.

 

 

Oggi, perciò, importa rilevare non tanto la frase scorretta, quanto la tendenza, che noi giudichiamo pericolosa.

 

 

Imperocchè il principio fondamentale della nostra costituzione è quello della coesistenza e dell`equilibrio dei tre poteri, popolare, senatorio e regio. Noi non sappiamo quali evoluzioni siano per subire in futuro codesti poteri. Ma una cosa è certa;che la coesistenza di più poteri in uno Stato è necessaria ad impedire sopraffazioni e tirannie opprimenti.

 

 

Qualunque sia, il potere unico, regio e democratico, conduce a risultati cattivi. La sorveglianza reciproca è garanzia di libertà e di retta amministrazione.

 

 

Perciò noi riteniamo che il soverchio accentramento di poteri nel Gabinetto sia da denunciarsi come una tendenza pericolosa

 

 

Noi speriamo che il Ministero vorrà accorgersi di avere obbedito, forse inconsciamente, ad una tendenza non buona e vorrà con qualche lieve modificazione di forma manifestare il suo fermo proposito di conservare intatti i principii del nostro diritto statutario.

Torna su