Tratto da:

Corriere della Sera

Un annuario dell’Italia economica

«Corriere della sera», 4 maggio 1908

 

 

 

L’Italia economica, annuario dell’attività nazionale (Milano, Società editrice di annuari, via Gesù, 12, L. 3.50) è il titolo di un compatto volume di circa 700 fitte pagine su due colonne, uscito recentemente alla luce, adorno di una prefazione di Luigi Luzzatti sul momento economico attuale del nostro paese.

 

 

In Italia oggi chi voglia prontamente sapere i fatti più elementari della vita italiana deve darsi alla disperazione. I dati ci sono, ma dispersi in centinaia di pubblicazioni ufficiali e private, difficili ad aversi, impossibili a riunirsi tutte insieme. Molte di esse si pubblicano con grandi ritardi, altre escono saltuariamente, la più parte sono clandestine, macchinose ed ignote al gran pubblico. Esiste, è vero un Annuario statistico ufficiale; ma si pubblica, forse per irrisione al suo nome, ogni quattro o cinque anni. È appena uscito ora un primo fascicolo dell’annuario 1906-1907; e forse prima di avere il secondo fascicolo bisognerà aspettare parecchio. Inoltre, per quanto compilato con molta cura, l’Annuario statistico ufficiale deve limitarsi a pubblicare le cifre, con indicazioni bibliografiche, senza poterne mettere in luce il valore e commentarne i risultati. I signori Pinardi e Schiavi si sono proposti di rimediare a questa lamentevole mancanza della nostra letteratura economica: e solo chi conosce la difficoltà enorme di raccogliere e vagliare i dati più elementari dell’economia nazionale, può apprezzare giustamente il merito della loro intrapresa. Tutti dobbiamo essere loro grati: i giornalisti che potranno corredare i loro articoli di dati freschi ed interessanti ed eviteranno il rischio di dire degli strafalcioni ridicoli; gli uomini politici, gli amministratori di enti locali, i candidati agli uffici pubblici, i propagandisti di un qualunque verbo sociale che vi troveranno una ricca ed ampia messe di fatti a corredo e forse a correzione delle loro affermazioni; gli industriali ed i commercianti che su ogni industria, sullo sviluppo del traffico leggeranno monografie succinte e precise dovute a penne competentissime; i banchieri, che sulla ricchezza e sulla finanza pubblica e privata vi troveranno notizie dettagliate, a complemento di quell’altro annuario Banche e banchieri in Italia, pubblicato, pochi mesi or sono, dagli stessi intraprendenti editori; gli insegnanti ed i padri di famiglia che potranno sapere quali siano le vie più battute e quelle più promettenti da seguirsi dalle giovani generazioni.

 

 

Sfogliando le pagine di questo bellissimo volume, incontriamo a dovizia le notizie curiose e i fatti conosciuti all’ingrosso e che si è contenti di poter valutare con precisione.

 

 

Fin dal principio, ci incontriamo in molte curiosità relative alla popolazione: l’Italia è il paese d’Europa in cui è massimo il numero delle famiglie molto numerose (10 e più persone per famiglia). Le famiglie da 6 a 8 persone sono il 22.7% del totale, quelle da 9 ad 11 sono il 5.4%, e quelle da 12 e più l’1.9 per cento. Il Veneto è la regione italiana dove più abbondano le famiglie patriarcali: su 100 famiglie il 27.5% numerava da 6 ad 8 persone, il 9.5% da 9 a 11 e ben il 5.1 per cento vantava 12 e più persone per famiglia. Passando ad altro campo sono molti coloro che sanno come in Italia ben 60 mila famiglie vivano o si giovino di circa 500 domini collettivi, estesi su 108 mila ettari? Questo esteso territorio, dove da secoli vive una specie di collettivismo agrario è quasi tutto situato negli ex-Stati pontifici e potrebbe essere oggetto di osservazioni interessanti. Un diagramma suggestivo, ci fa vedere i progressi compiuti dagli agricoltori italiani nella compra delle materie prime: semenze, concimi, macchine, ecc., all’ingrosso per mezzo della Federazione dei consorzi agrari. Erano 18 soci all’inizio, nel 1892 e sono ora (1907) 1030: il capitale è cresciuto da 4200 lire a 168.966 lire; il valore delle merci consegnate ai soci è balzato da 711 mila lire nel 1893 a 12.257.423 lire nel 1907. È un esempio mirabile di cooperazione agraria che l’Italia ha dato al mondo. Poco è stato fatto invece per il progresso dell’industria forestale e l’Annuario ci fa toccare con mano i pericoli della situazione presente e quelli ancor più gravi dell’avvenire. Abbiamo appena 4000 km. quadrati di boschi ed importiamo circa 750 mila tonn. di legname di più di quanto ne esportiamo.

 

 

Ma verrà presto il momento in cui la Russia, la Finlandia ed il Canadà poco ci potranno più fornire ed allora dove ricorreremo per provvedere di legname le nostre industrie? Come faremo a stampare i giornali ed i libri, se non si trovasse qualcosa per surrogare la pasta di legno? Eppure le cifre che l’Annuario espone dovrebbero far venire l’acquolina in bocca ai proprietari di terreni adatti all’impianto di boschi. Un fondo di 40 ettari nel Novarese costato 6750 lire, compreso l’impianto del bosco, si calcola possa dare in 53 anni prodotti per circa 330 mila lire! Un vero miracolo, sovratutto per coloro che posseggono terreni poco produttivi ed umidi vicini ai fiumi.

 

 

Le lagnanze sul rincaro della vita sono generali; ed è utile sapere dall’Annuario come esse vadano ripetendosi periodicamente, e dopo essere state vivissime dal 1860 al 1880, si siano attenuate assai fino verso il 1900, per riacutizzarsi in seguito. Fra gli indici più noti e pregiati del movimento dei prezzi sono quelli del Sauerbeck per l’Inghilterra; e se noi attribuiamo il valore di 100 a 45 merci del 1867-79 vediamo che il prezzo è disceso sino a 61 verso il 1896, per risalire alquanto dopo, a 72 nel 1905, a 77 nel 1906 e ad 80 nel 1907. La elevazione rispetto al 1896 è molto sensibile; ma non è ancora tale da toccare i massimi del 1867-77. In Italia i più sicuri e antichi indici sono quelli stabiliti dalla Commissione Centrale per le dogane; ed anche questi ci dicono che i prezzi nel 1901-1903 erano diminuiti del 22.23% in confronto del triennio 1879-1881. Dopo il 1903 si nota una nuova tendenza al rialzo, la quale però non ci ha ancora riportato al punto di prima. Questi i fatti che l’Annuario espone. Agli economisti studiarne le cause.

 

 

Molte altre cifre interessanti si potrebbero spigolare dall’ultimo volume. Finiamo con alcune notizie confortanti. Dal 1860 al 1870 si moriva in Italia nella proporzione del 30 per mille all’anno; oggi la mortalità è discesa al 20 per mille. Solo nell’ultimo decennio l’igiene migliorata, la ricchezza cresciuta ed altri fattori hanno risparmiato così 250.000 vite umane; e se per un morto calcoliamo 10 ammalati, con una media di 15-20 giorni di malattia, possiamo aggiungere 50 milioni di giornate di malattia. Traducendo in lire e centesimi questi risparmi, si ha una cifra di 1 miliardo di lire circa; somma non piccola per un paese la cui fortuna complessiva un’altra tabella dell’Annuario calcola in 50 miliardi di lire.

 

 

Torna su