Un capitolo della vita di Giovanni Law

Tratto da:

La Riforma Sociale

Data di pubblicazione: 01/05/1914

Un capitolo della vita di Giovanni Law

«La Riforma Sociale», maggio 1914, pp. 540-542

«Atti della R. Accademia delle scienze di Torino», vol. 49, 1913-1914, pp. 952-955

 

 

 

Con questo titolo il nostro redattore – capo pubblica nelle Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino “(Classe di Scienze morali, storiche e filologiche” , Serie seconda, Vol. sessantaquattresimo, n. 5, Torino, Fratelli Bocca Editori) un’importante memoria intorno a cui crediamo opportuno dare la relazione con cui ne fa proposta la inserzione nei volumi accademici. Il giudizio dato su Giovanni Law e sull’opera sua dai suoi biografi e dagli storici del periodo di cui egli fu tanta parte, rimane tutt’ora assai discorde. Fra l’ottimismo entusiastico di taluni suoi apologisti e le requisitorie implacabili dei suoi detrattori prendono posto molti apprezzamenti intermedii, dei quali però soltanto pochi sanno tracciare una linea di distinzione ben netta tra i diversi e successivi periodi della vita di Law e tra le teorie da lui professate e le azioni per le quali il suo nome è famoso nella storia. Ciò risulta chiaramente da un largo esame analitico che il Prato nella memoria presentata al nostro esame innanzitutto compie delle principali opinioni espresse sul conto suo. Ma un equo giudizio sull’uomo e sulle sue dottrine non può darsi se non scomponendo la vita del grande avventuriero in tanti momenti distinti, che corrispondano alle diverse fasi della sua evoluzione mentale ed alle diverse manifestazioni della sua attività multiforme; onde riesce interessante sorprenderlo pensante, scrivente ed operante in anni anteriori alle sue gesta sulla terra di Francia, dove una frenesia fatale lo trascinò alla catastrofe. Il passaggio di Law in Piemonte, ed i suoi rapporti con Vittorio Amedeo secondo appaiono, da questo punto di vista, importantissimi. Li studiò con grande diligenza Domenico Perrero; ma alla sua ricerca sfuggì un gruppo di documenti dell’Archivio di Stato, Sezione prima, soltanto in parte riprodotti in quelli della Sezione seconda da lui scoperti; e, d’altronde, non avendo conosciuto od almeno tenuto conto delle opere a stampa del Law, fu indotto in qualche inesattezza circa la novità ed originalità degli esaminati documenti e teorie. Tale serie di carte inedite è fatta invece oggetto di speciali analisi del Prato, il quale ne raffronta il contenuto non soltanto coi documenti veduti dal Perrero, ma altresì con tutta la copiosa massa di scritti diversi che nelle successive edizioni delle opere di Law vennero alla luce. Ne risulta anzitutto che la maggior parte dei memoriali con cui lo scozzese guadagnò la fiducia del reggente e del Consiglio di Francia erano stati da lui elaborati assai prima, per offrirli al Principe Sabaudo; e che non furono in seguito variati se non in particolari formali o nella disposizione dei diversi capitoli e paragrafi. Ma taluni degli scritti redatti e presentati in Piemonte non ricompaiono nelle ulteriori raccolte, ed in questi che convien cercare la nota originale relativa al particolare atteggiamento assunto dal genio di Law in quel periodo della sua vita. Il Perrero pubblicò una importante lettera al Duca, in cui è tracciato il piano di una banca non molto dissimile da quella che, sotto il nome di Banca Generale, fu attuata in Francia, nel 1716. Ma più caratteristiche proposte contengono i documenti studiati dal Prato, e specialmente L’Introduction au credit, lungo memoriale esplicativo dei concetti fondamentali del Law, un piano particolareggiato per lo stabilimento della Banca a Torino e la minuta d’editto per la sua erezione (questi due ultimi documenti riportati in appendice). Se ne desume che, di fronte forse alla riluttanza di Vittorio Amedeo ad accogliere i concetti illustrati nella lettera memoriale del 1711 (pubblicata dal Perrero), lo scozzese venne ulteriormente perfezionando il suo piano fino a giungere a due proposte che, per genialità costruttiva e correttezza tecnica, rappresentano una sorprendente anticipazione di quanto soltanto un secolo più tardi fu, in tema di banca d’emissione, pacificamente ammesso e generalmente attuato. Consiste la prima in una banca privata, dotata di privilegi ma non monopolistica, strettamente specializzata nelle operazioni di credito (in esse compreso il prestito su pegno), debitamente garantita contro ingerenze ed esigenze pericolose dello Stato, sottoposta alla più assoluta pubblicità di gestione, dotata della facoltà di emissione, ma con molte garanzie. Si concreta invece la seconda in una vera e propria Banca di emissione di Stato, solidamente fondata e rigorosamente amministrata, con le più severe norme riguardo alla circolazione dei biglietti e particolarmente con l’obbligo d’una riserva metallica fortissima (pari ai tre quarti dei biglietti emessi) a garanzia del cambio a vista. Prescrizione quest’ultima che sembra sopra tutte le altre notevole, in un’epoca in cui il concetto della copertura bancaria appena incominciava a farsi strada lentamente, così nella pratica che nella dottrina, anche in Inghilterra ed in Olanda, dove Law aveva attinte le sue migliori cognizioni in materia. La fase piemontese della randagia esistenza di Law sembra dunque giovevole a riabilitare in parte la sua tanto contestata fama, contribuendo ad avvalorare l’opinione di coloro che sostengono doversi giudicare l’uomo e le idee, non in base alle aberrazioni finali soltanto, ma tenendo conto di tutte le circostanze e di tutti i fattori che ne determinarono l’evoluzione mentale e psicologica. Certo è che, se tanta importanza fu data dagli apologisti di Law all’esperimento felice della Banca Generale del 1716, un argomento ben più forte offrono in suo favore i piani elaborati in Piemonte, per la correttezza tecnica e scientifica assai maggiore a cui sono ispirati. Ne risulta sempre più chiaramente che – come già accennarono altri biografi – ci sono nella storia due Law: l’uno che per la genialità degli intuiti e delle dottrine, può ascriversi fra i più insigni precursori della libertà economica e della rivoluzione scientifica che fa capo allo Smith (pur non essendosi ancora emancipato del tutto del bagaglio d’errori dei suoi contemporanei); l’altro che, nella pazzesca aberrazione di un’ora di follia, rinnega con le opere quanto aveva proclamato con gli scritti, e di violenza in violenza, precipita in una spaventosa catastrofe. Dopo il 1718, coll’erezione della Banca Reale e la costituzione della Compagnia del Mississipi, la megalomania di Law assorge al sogno frenetico d’una specie di socialismo di Stato mostruoso e despotico, il quale costituisce la più perfetta antitesi degli equilibrati sistemi e delle geniali teorie da lui illustrate a Vittorio Amedeo. Dalla esposizione fatta sopra chiaramente si scorge come la memoria del Prato riesca non soltanto a riassumere documenti inediti importantissimi per la storia delle idee economiche nel Piemonte, ma questi documenti collochi in un ampio quadro, illuminando di viva luce uno dei momenti più caratteristici della vita di un uomo, il quale di sé lasciò così gran traccia nella storia di Francia. Perciò i sottoscritti propongono l’inserzione nelle memorie accademiche di questo saggio, che è un contributo di altissimo pregio alla storia del sistema di Law in particolare e più in generale alla storia degli istituti economici e bancari.

Torna su