Tratto da:

La Rivoluzione liberale

Un commento senza titolo[1]

«La Rivoluzione liberale», 25 febbraio 1922, p. 9

 

 

 

Molti non vedono questa verità fondamentale: che la produzione va innanzi non tanto in virtù del capitale esistente, quanto in virtù del capitale nuovo, che si va via via formando. La terra è lì, da secoli. Ma in due o tre anni se il coltivatore non vi immette concimi, se non rinnova le opere di scolo, se non sostituisce le piante morte e deperite, la produzione scende alla metà, ad un terzo. In dieci anni si riduce a zero. Se in una fabbrica non si impiega ogni anno, continuamente, nuovo capitale, il vecchio macchinario arrugginisce, invecchia. Presto non serve più a nulla. Pochissimi anni bastano per trasformare un opificio che impiegava migliaia di operai e produceva cospicui utili in un ammasso di mura crollanti e di ferraccio inservibile. Chi tien viva l’industria è il risparmio nuovo. Mai come in questo momento, in cui tante cose sono da fare e da rinnovare, è stata necessaria una produzione abbondante di risparmio. Ma «risparmio» vuol dire rinunciare a consumare subito, vuol dire produrre molto e consumare meno in oggetti e beni di godimento immediato.

 

 



[1] Risulta anche con il titolo: Molti non vedono [Ndr.].

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