Un laboratorio economico

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 14/11/1897

Un laboratorio economico

«La Stampa», 14 novembre 1897

 

 

 

La indagine scientifica ha cambiato oramai compiutamente indirizzo. Non più le speculazioni trascendentali, destinate a rinnovare ad ogni quarto di secolo i principii fondamentali di una scienza, ma le ricerche minute, pazienti, metodiche che assurgono dalla osservazione di un fatto alla regolarità ed alla legge generale. Il metodo sperimentale ha invaso oggidì tutti i campi della attività intellettiva umana e nelle scienze fisiche naturali, mediche ha operato miracoli rivoluzionando i concetti ed i sistemi tradizionali.

 

 

Dalle scienze fisiche e naturali il metodo sperimentale è passato nelle scienze morali e sociali che a tutta prima vi si mostravano più ribelli.

 

 

Accanto ai gabinetti chimici, elettrotecnici, fisiologici, dove si indagano le riposte leggi della vita minerale, vegetale ed animale sono sorti gabinetti e laboratori dove si studia la sfinge suprema: l’uomo. Nelle scienze morali e filosofiche, le osservazioni sperimentali hanno rivelato inattesi rapporti fra la psiche umana e la fisiologia e la sensibilità animale; nelle scienze penali la nuova scuola antropologica italiana vanta oramai una lunga serie di scoperte e di vittorie.

 

 

Finalmente è venuto il giorno per le scienze sociali di entrare nella grande via trionfale dell’osservazione e dello sperimento. Il bisogno ne era grande. Di fronte ai novatori entusiasti, ai neofiti di un’idea persuasi che dalla sua attuazione debba dipendere l’avvento di un’era nuovissima di felicità e di pace sociale, la scienza non poteva rimanere immobile ed assurta nella contemplazione delle leggi teoriche regolanti l’andamento fatale delle società umane. In mezzo alle passioni scatenantesi, alle opposte predicazioni di verbi tramontati e novelli, il compito dello scienziato, conscio della sua missione pratica, era uno solo: studiare appassionatamente i mali che perturbano le società moderne ed additare gli effetti derivanti dall’applicazione dei proposti rimedi nei paesi e nei tempi che a siffatti rimedi ricorsero.

 

 

Una folla di problemi incalza gli uomini di Stato moderni: la riforma del sistema tributario; la progressività delle imposte; le leggi sulla tutela del lavoro nelle fabbriche, nelle miniere e nei campi; l’assicurazione libera od obbligatoria contro la malattia, la invalidità e la vecchiaia; la avocazione allo Stato o l’abbandono ai privati delle ferrovie; la municipalizzazione di taluni servizi, come la luce, l’acqua, le tranvie; la risoluzione equa e sollecita degli scioperi. Nè qui si ferma la lista lunga dei problemi tormentosi intorno a cui si agita aspra la lotta fra gli opposti partiti, ed a cui si deve trovare una soluzione.

 

 

La soluzione in molti luoghi è già stata data con risultati varii ed attraverso a disperate vicissitudini. Nell’Inghilterra, ad esempio, vi è ispezione delle fabbriche energica ed efficace. In Austria, nell’Olanda ed altrove vige l’imposta progressiva; in Germania da lungo tempo è applicata l’assicurazione obbligatoria; nella Nuova Zelanda il Governo deve intervenire pacificatore nelle lotte fra capitale e lavoro; ivi stesso, ed in Germania, nel Belgio, nell’Ungheria, le ferrovie sono esercite dallo Stato, mentre negli Stati Uniti e nell’Inghilterra domina la proprietà o l’esercizio privato.

 

 

Non è chi non veda di quanta utilità per la trattazione dei problemi che toccano più davvicino l’attività politica o municipale di tutti i cittadini sia un istituto il quale raccolga i risultati delle esperienze fatte, le ordini, le classifichi e possa così fornire, allo studioso imparziale ed anche agli uomini di parte, condensato il frutto dei tentativi fatti da noi ed altrove per la risoluzione di quei problemi che ogni giorno spuntano fuori dal seno della vita economica. All’estero le istituzioni di tal genere sono numerose e contano diggià una vita lunga e gloriosa.

 

 

Mi basti ricordare in Germania i Seminatori economici esistenti in molte fra le Università, dove il professore di economia dirige il lavoro dei giovani studenti e degli uomini maturi che a lui si indirizzano per lo studio di un argomento teorico o pratico, in Inghilterra la London School of Economy, negli Stati Uniti l’Istituto di studi storici e sociali della John Hopkins University, ed in Francia il Musée Social di Parigi.

 

 

Tutte queste istituzioni diffondono i risultati dei loro studi in pubblicazioni apposite, ed accolgono nelle loro sale tutti quelli che vogliono fare indagini di indole sociale. L’ultimo specialmente, il Museo Sociale di Parigi, riccamente dotato di uno splendido palazzo e di un insigne patrimonio dal conte di Chambrun, diffonde la cognizione delle nuove iniziative sociali con circolari frequenti ed interessanti e con libri, dove si raccolgono i risultati delle missioni inviate nei vari paesi a studiarne gli istituti più degni di nota. Così una missione apposita del Museo Sociale è andata in Inghilterra a studiare sul luogo le Unioni Artigiane, un’altra in Germania riferì sul problema agrario, una terza venne in Italia ad ammirare il funzionamento del nostro sistema di Credito popolare e di Casse rurali.

 

 

In Italia l’unica istituzione destinata allo studio delle questioni economiche ha sua sede in Torino. Il Laboratorio di economia politica è dovuto infatti alla coraggiosa e persistente iniziativa di un professore della nostra Università, Salvatore Cognetti De Martiis.

 

 

Nelle ampie sale, inondate dalla luce del sole, dell’antico convento di San Francesco da Paola, il Laboratorio economico è succeduto al Laboratorio fisiologico, diretto dal prof. Bizzozzero. Il passaggio è significante ed indica come dalle scienze naturali il metodo sperimentale s’infiltri a poco a poco nelle scienze sociali. Al posto dei lambicchi e dei microscopi sono venuti numerosi e crescenti i libri.

 

Non sono però libri teorici, dove si trovi già svolta la soluzione ai problemi di scienza pura o di pratica della vita; ma sono inchieste di tutti i paesi ed in tutte le lingue in cui le condizioni ed i contrasti della vita moderna sono descritti con insuperabile efficacia; sono statistiche le quali registrano le pulsazioni ed i movimenti dei fenomeni sociali, sono riviste, bollettini, giornali finanziari ed economici destinati a riflettere le mutazioni nel pensiero scientifico e nella attività materiale della varie nazioni.

 

 

Quanti, ad esempio, non si saranno fatti, a proposito del lento movimento ascensionale del proletariato, della propaganda socialista, delle proposte di riforme sociali, la domanda: Qual è la condizione degli operai delle nazioni moderne, cosa guadagnano, come vivono, in qual modo sono protetti durante il lavoro di fabbrica, quale intensità rivestono gli scioperi, a quali mezzi si è ricorso per risolverli pacificamente; quali forme ha il socialismo democratico e di Stato; in quali rapporti stanno l’iniziativa privata ed i servizi pubblici eserciti dallo Stato e dai Comuni?

 

 

Nel Laboratorio economico torinese rispondono alla domanda i quaranta meravigliosi volumi dell’inchiesta inglese sulle condizioni del lavoro in tutti i paesi del mondo, i rapporti di tutti gli uffici del lavoro esistenti in Francia, Belgio, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, la raccolta, unica in Italia, dei rapporti degli ispettori delle fabbriche inglesi dal 1834, e numerose statistiche sugli scioperi, sulle assicurazioni ed i bilanci di famiglie operaie pubblicati sotto il titolo; Les ouvriers des Deux Mondes dalla Società d’economia sociale di Parigi.

 

 

Né sono dimenticate le questioni di Banca, di finanza, di tributi e, per quanto lo consente la ristrettezza dei mezzi, si cerca di avere una collezione completa di diagrammi, cartogrammi, atlanti, i quali sono gli indici misuratori del movimento economico delle varie nazioni. Torino deve essere fiera di essere la prima città d’Italia in cui sia sorto un Istituto scientifico, cattolico nel senso più elevato della parola, destinato ad accogliere, sul terreno neutro della ricerca imparziale del vero, le persone delle più opposte credenze politiche e sociali, conservatori e democratici, individualisti e socialisti, studiosi e uomini di parte.

 

 

Le numerose pubblicazioni fatte dai membri del Laboratorio economico dimostrano quanto si sia fatto nei quattro anni già trascorsi, e sono arra sicura che la sua attività si estenderà nel futuro vie maggiormente, sia nel campo puramente scientifico, come pure nell’opera pratica di

insegnamento sociale.

Torna su