Un libro sul Continente Nuovissimo

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 22/09/1898

Un libro sul Continente Nuovissimo

«La Stampa», 22 settembre 1898

 

 

 

Il Continente Nuovissimo è l’Australia, e lo scrittore del libro è il console generale d’Italia a Melbourne, avv. Pasquale Corte[1]. Il Corte è una delle più spiccate e notevoli individualità del Corpo consolare italiano.

 

 

Questo Corpo, composto in generale di persone colte, intelligenti e attive si urta però contro gravissimi ostacoli burocratici che nella madre patria quasi ne paralizzano l’azione. Il console, giunto nel suo paese di destinazione, animato dal desiderio di fare qualcosa a pro dei suoi concittadini, studia, si informa e spedisce al Ministero rapporti coscienziosi sulla emigrazione, sulle colonie, sulla domanda di lavoro e sulla possibilità di iniziare nuovi traffici commerciali tra il paese di sua residenza e l’Italia.

 

 

Ma purtroppo tutta questa sua attività di solito si esercita invano. Il rapporto, se è lungo o se raccoglie verità scottanti a carico dei grandi sfruttatori dei nostri emigranti, viene messo a dormire negli archivi. Se i pericoli della pubblicazione non sono troppo gravi, essa avviene nelle colonne del Bollettino del Ministero degli affari esteri o nel Bollettino di informazioni commerciali o, se si tratta di notizie spicciole, in certi foglietti volanti intitolati Informazioni per gli emigranti.

 

 

Se i bollettini ed i foglietti avessero una grande diffusione, lo scopo del console si potrebbe dir raggiunto. Invece i Bollettini sono inviati agli abbonati paganti, gente scarsissima in Italia, alle Biblioteche, ai grandi Istituti ed Associazioni industriali e commerciali.

 

 

Come è evidente, la loro diffusione non può che essere scarsa, dati questi primitivi mezzi di pubblicità; e la prova della scarsa diffusione dei rapporti consolari si ha nelle continue lagnanze dei ceti industriali e commerciali. Quanto ai foglietti volanti, se il Governo volesse dimostrare di interessarsi davvero delle sorti degli emigranti, procurando loro notizie sicure sui paesi di destinazione, essi dovrebbero essere inviati direttamente a tutti i giornali di qualunque partito, e specialmente a quelli dei piccoli paesi, con preghiera di riportare le notizie in esteso od in sunto.

 

 

I giornali di provincia, nella rattristante massa di originale, li ristamperebbero ben volentieri. Inoltre se in tutti i centri rurali di emigrazione, il Ministero avesse uno o più corrispondenti, questi sarebbero ben lieti di darsi l’aria di regi impiegati onorari distribuendo i fasci di foglietti loro inviati da Roma.

 

 

Nella realtà il sistema seguito dal Governo per diffondere i foglietti è ben diverso e testimonia della insigne sapienza giornalistica dei nostri burocratici.

 

 

Il Ministero degli affari esteri invia i foglietti al Ministero dell’interno; questo ne fa tanti pacchi corrispondenti alle 69 prefetture. I prefetti li rimbalzano sui sottoprefetti; e questi alla loro volta li inviano ai sindaci.

 

 

I segretari comunali si veggono capitare ogni tanto un fogliettino di informazioni per gli emigranti, bene spesso molto tempo dopo che le notizie furono scritte e quando già ne è svanita la opportunità; ed esauriscono la pratica ordinando al messo comunale di appiccicarli all’albo pretorio. E tutto finisce lì.

 

 

Qual è quell’emigrante il quale si cura di andare a chiedere informazioni sui paesi esteri ad un foglio ingiallito appeso all’albo pretorio? In tal modo i consoli mediocri si veggono spinti a non far più nulla ed a cristallizzarsi nel quotidiano esaurimento del lavoro d’ufficio. I consoli attivi e volonterosi si scoraggiano e finiscono per lasciar correre l’acque per la sua china, visto che gli sforzi compiuti per fare il bene a nulla servono. Alcuni rarissimi si ostinano e lottano per adempiere al loro ufficio informativo con mezzi di pubblicità moderni e diversi da quelli tradizionalmente adottati nelle Cancellerie romane.

 

 

Fra questi benemeriti consoli si annovera il Corte. Appena egli ricevette la circolare emanata dalla Commissione ordinatrice della divisione Italiani all’estero ai consoli per invitarli ad adoprarsi per ottenere il concorso dei nostri connazionali all’Esposizione di Torino, invece di gettarlo nel cestino, come fecero tanti suoi colleghi, fu compreso di vivissima gioia e subito si accinse all’opera.

 

 

Costituiti dei Comitati speciali in Sydney, Melbourne e Brisbane, invitò gli agenti consolari della Nuova Zelanda, della Tasmania, dell’Australia Meridionale ed Occidentale a coadiuvarlo nel patriottico compito; e malgrado la crisi finanziaria dell’Australia, la grande distanza, la poca importanza numerica della colonia e la sua dispersione in un territorio più ampio dell’Europa, riuscì a mettere insieme una mostra la quale rivaleggia per numero di espositori, per varietà di prodotti agricoli, minerari, commerciali, industriali ed intellettuali colle migliori mostre delle altre colonie. Non contento della mostra (di cui ho già avuto occasione di intrattenere altra volta i lettori della Stampa, il Corte volle illustrare l’Australia, le sue ricchezze, i suoi governi, i suoi abitanti, con un libro che merita veramente grande attenzione e che io vorrei fosse saccheggiato senza pietà dai giornali della penisola, perché si diffonderebbero così utilissime cognizioni su quel lontano paese e sulla possibilità di avviarvi un movimento emigratorio dall’Italia.

 

 

Il libro del Corte riesce interessante ed attraente per la freschezza e la varietà delle notizie: vi si parla della geografia australiana, della flora e della fauna indigena ed importata, degli abitanti indigeni ed importati di colore, degli australiani bianchi e se ne descrivono i caratteri, le consuetudini, i guadagni. Vi si aggiunga una rassegna minuta di tutte le singole colonie dell’Australia (Vittoria, New South Wales, Sud Australia, Queensland, Tasmania, Australia occidentale, Nuova Zelanda, Nuova Guinea, isole di Thursday, di Norfolk e Figi) con dati autentici e recenti sulla estensione territoriale, sulla popolazione, ricchezza, ferrovia, canali, irrigazione, traffico marittimo ed interno, porti, scuole, salari, sistemi di concessione e prezzi di vendita della terra, imposte, giornali, ecc., su tutti gli argomenti insomma che possono interessare un italiano desideroso di conoscere a fondo un paese estero.

 

 

Ma qui non si ferma l’utilità del libro; perché il quadro svolgentesi dinanzi agli occhi del lettore riesce a persuaderlo che nell’Australasia britannica esiste ancora un immenso campo aperto all’attività degli industriali, dei commercianti, degli operai e dei contadini affollantisi in eccessiva copia nel nostro Paese.

 

 

Le colonie australiane sono paesi ideali per le forme di Governo, per l’autonomia amministrativa completa e per una libertà amplissima che invano si cercherebbe nel vecchio mondo. Laggiù la libertà del pensiero è completa, la proprietà è sicurissima, malgrado si tratti dei Governi più socialisti del mondo, le fiscalità sono minime, la disciplina è grande, la giustizia è assolutamente imparziale, non vi sono persecuzioni.

 

 

«Il segreto di un tale stato di cose che dovrebbe attirare l’attenzione degli uomini di Stato europei, riposa – conclude a ragione il Corte – su caposaldi così semplici o di così facile applicazione, da far stupire che non siano ovunque applicati. Essi sono: poche imposte a base progressiva e punto fiscali, ma applicazione di multe fortissime in caso di false denunzie e di contravvenzione: pochi impiegati, ma ben pagati: nessuna intrusione del potere esecutivo nel giudiziario e quindi indipendenza assoluta dei giudici ed applicazione stretta della legge: Nel Parlamento non combinazioni ibride, non personalità, non idoli: non introduzione di deputati nell’amministrazione di aziende pubbliche e private, non persone cadenti per la vecchia età, ma trusts o boards (uffici) diretti da persone tecniche competenti, partiti ben delineati e disciplinati, esclusive questioni di principii in campo, deputati sul fior degli anni, pieni di vigore e d’iniziativa non laudatores temporis acti e delle vecchie cianfrusaglie di caste, divisioni di classi, decorazioni, titoli nobiliari, ecc., ma colla divisa di migliorare la sorte delle classi lavoratrici e col motto in cuore Advance Australia… A tali uomini si può con lieto animo affidare una parte del nostro proletariato, che troverà colà terreni a bizzeffe, un popolo ben cortese ed ospitaliero e Governi ben disposti a riceverlo.»

 

 

A me prima di finire non resta se non da fare un augurio: che il Governo sappia mettere in pratica i consigli del Corte per quanto riguarda la tutela della emigrazione e l’impulso ai traffici colla abolizione di tasse marittime opprimenti e perniciose e che i capitalisti italiani non siano lenti ad accorgersi delle fonti di guadagno nascoste nell’Australia a favore di chi oserà indirizzare uomini e merci verso quei ricchi e giovani paesi.

 



[1] Avv. P. CONTE. Il Continente Nuovissimo ossia L’Australasia Britannica illustrata. Torino, Roux Frassati e C., 1898.

 

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