Un monumento di storia economica

Tratto da:

Rivista di storia economica

Data di pubblicazione: 01/03/1937

Un monumento di storia economica

«Rivista di storia economica», marzo 1937, pp. 58-61

 

 

 

I Libri di commercio dei Peruzzi, per cura di Armando Sapori, con una premessa di Vincenzo Azzolini, governatore della Banca d’Italia. Vol. primo delle Pubblicazioni della direzione degli Studi medievali. Milano, Treves, 1934. Un vol. in quarto, legato, di pagg. settantasettesima – 571, 2 alberi genealogici e 12 tavole fuori testo. Prezzo lire 120.

 

 

Questo volume è un vero monumento. Per la forma solenne, in quarto grande, in carta scelta; con nobili caratteri di stampa – e siano grandemente lodati perciò gli editori che curarono amorosamente la stampa e la Banca d’Italia la quale con signorile magnificenza volle che l’ideata pubblicazione avesse luogo -; per l’indirizzo propugnato nello studio della storia economica.

 

 

Fin dal 1926, quando pubblicò il volume su La crisi delle Compagnie mercantili dei Bardi e dei Peruzzi, il Sapori cominciò a battere un chiodo, del quale non ha più lasciato il martellamento: la necessità di allargare il campo delle ricerche di storia economica medievale e dei tempi moderni, pressoché circoscritto alle fonti giuridiche e a quelle letterarie, con il portare l’indagine sui libri di commercio, sulle ricordanze personali dei mercati, sui trattati di mercatura. I numerosi lavori, da lui in seguito costruiti su tali materiali, mentre recarono contributi nuovi e del più alto interesse ai nostri studi, resero sempre più suggestivo l’invito da lui rivolto per la pubblicazione integrale di quei testi, troppo difficili, per un complesso di ragioni, ad essere utilizzati in pieno attraverso gli originali conservati negli archivi pubblici, negli archivi privati, nelle biblioteche. Della quale pubblicazione il Sapori indicò fin nei più minuti particolari il metodo, riproducendo a volta a volta, per intero, nell’appendice di ogni studio, i documenti usufruiti nel testo.

 

 

L’esempio e l’invito trovarono ogni giorno più favorevole accoglienza presso gli studiosi, così che attorno alla monumentale edizione dei Libri di commercio dei Peruzzi, che ora ha visto la luce, si raccoglie buon numero di lavori: i quali essendo condotti sulla base dei criteri esposti dal Sapori, costituiscono tutti, italiani e stranieri, una sorta di corpus unico, le cui parti mancano soltanto dell’uniformità estrinseca del formato. Ricordiamo, in ordine di data, in quest’ultimo triennio: Il libro dell’entrata e dell’uscita di una compagnia mercantile senese del sec. tredicesimo, 1277 – 1282 a cura di G. Astuti (Torino, Lattes, 1934, pp. ventiquattresima – 562 in ottavo, n. quinto della Collana di documenti e studi per la storia del commercio e del diritto commerciale italiano, a cura di F. Patetta e M. Chiaudano); Das Handlungsbuch der Holzschuher in Nurnberg von 1307, bearbeitet u.n. herausgegeben von A. Chroust u. H. Pzoesler (Erlangen, Palm u. Enke, 1934) pp. ottantatreesima – 162 in ottavo); Inventaire des Affaitadi, banquiers italiens à Anvers de l’annee 1568, par J. Denucè (Anvers, 1934, Ed. de Sikkel, pp. 260 in ottavo); El libro di mercatantie et usanze de’ paesi, a cura di F. Borlandi (Torino, Lattes, 1936, pp. cinquantunesima – 215, n. settimo della Collana di docc. e studi su ricordata); La pratica della mercatura di Francesco Balducci Pegolotti, edited by Allan Evans (Cambridge, Mass., 1936, pp. cinquantatreesima – 443, The Mediaeval Academy of America); Il mastro a partita doppia di un’azienda mercantile del Trecento, a cura di T, Zerbi (Como, Cavalleri, 1936, pp. quindicesima – 255 in ottavo).

 

 

I «Libri della Compagnia Peruzzi» erano noti, in parte per assaggi tentati da uomini di lettere, che ne trassero curiosità sul secolo d’oro del nostro volgare, da storici della ragioneria, che si interessarono alle forme delle registrazioni, da storici di Firenze, che si fermarono con particolare insistenza sulle notizie delle vicende politiche, e spigolarono, sopratutto, informazioni sul costume. In special modo Luigi Simone Peruzzi ne fece oggetto, quasi settant’anni fa, di interi capitoli del suo fortunato ma spropositatissimo libro sulla Storia del commercio dei banchieri di Firenze in tutto il mondo conosciuto dal 1200 al 1345 e Roberto Davidsohn ne trasse centinaia di schede che utilizzò qua e là nella sua poderosa e farraginosa Geschichte von Florenz.

 

 

Le esplorazioni, più o meno parziali e più o meno felici, raggiunsero sopratutto lo scopo di far desiderare la conoscenza totale e sicura di un testo, di cui ogni studioso celebrava, dal suo angolo particolare di vista, l’importanza, lamentando in pari tempo che lacune abrasioni moltiplicassero la difficoltà, già oltremodo ardua, della lettura. In effetto, ciascuno si doleva di aver potuto trarre poche conclusioni e di non poter assicurare, che quelle poche fossero sicuramente attendibili.

 

 

Oggi il difficilissimo manoscritto trecentesco, mutilato dall’opera del tempo e dall’incuria e dalle ingiurie degli uomini, si legge tutto, in una stampa nitidissima ed elegante: si legge tutto, perché l’editore è giunto a decifrare, con sforzo, anche laddove non era rimasto che il solco, sulla cartapecora, della pressione della penna; ha ricostruito, valendosi delle molte registrazioni di una stessa operazione, le partite distrutte per lacerazione della membrana; ha precisato l’entità delle lacune per l’asportazione di carte e fascicoli, e ha precisato anche il contenuto di queste parti mancanti. Il testo si può usufruire così, senza restrizione; ed è un testo grandioso per mole ed organicità, che abbraccia un cinquantennio, dalla fine del duecento alla metà del trecento, e consta di quattro codici, due libri di amministrazione della compagnia Peruzzi, il Libro dell’asse sesto e il Libro segreto sesto, e due di ricordanze personali dei fratelli Arnoldo e Giotto Peruzzi, direttori della società: ricordanze che attengono il patrimonio privato, ma che richiamano continuamente i rapporti fra questo patrimonio e la compagnia, presso la quale si aveva il conto corrente, e attraverso la quale passava e si svolgeva tutta l’attività economica dei compagni.

 

 

Che cosa contengono quei codici? A chi possono servire? Per quali ricerche? Si pensi alla importanza della Compagnia Peruzzi, una delle più potenti dei primi del Trecento, il cui campo di azione si estese pressoché a tutto il mondo conosciuto, a mezzo di una rete enorme di succursali, e attraverso rapporti con sovrani e con pontefici, con baroni, con ordini cavallereschi, con l’alto clero e con monasteri, con gli uomini più cospicui della nascente economia moderna.

 

 

La complessa importante attività, in tutti i campi dell’economia, commercio industria banca finanze, attività strettamente connessa con tutte le vicende politiche e sociali del tempo, fa sì che nella vita della compagnia fiorentina si trovino rispecchiati e riassunti i più vari aspetti della vita d’allora sicché i documenti nei quali è fissato il ricordo di quella attività costituiscono la trama per la storia piena di un gruppo di anni che vide concludersi, per ciò che attiene all’economia, le audacie del prodigioso duecento e maturare l’età moderna.

 

 

A questa fonte ricchissimi potranno attingere, con sicurezza di risultati, tutti coloro che cercano, in ogni campo, di ricostruire il passato. Il lavoro di utilizzazione è già cominciato. Lo stesso Sapori ha dato un saggio delle molte possibilità di studio, ricostruendo, nell’Archivio storico italiano (Fasc. 3 del 1934) la «storia interna della compagnia Peruzzi», che si può considerare una monografia sulla organizzazione delle grandi compagnie mercantili italiane del trecento; A. Fanfani ha scritto nella Rivista internazionale di scienze sociali e poi ha riprodotto nel volume Saggi di storia economica italiana (Milano, 1936) un articolo sulla Economia domestica dei Peruzzi e dei loro compagni, in cui attraverso la specificazione delle entrate e delle spese dei membri più autorevoli della società, si studia il tenore di vita dei grandi mercanti del sec. quattordicesimo; F. P. Luiso, che ha intrapreso la stampa, da tempo annunziata, delle sue Indagini biografiche su Giovanni Villani (n. 51 del Bullettino dell’istituto storico italiano e archivio muratoriano, Roma 1936) ha raccolto dalle pagine dell’edizione notizie preziose sull’attività mercantile del massimo cronista fiorentino, socio della compagnia Peruzzi di cui diresse anche succursali all’estero, ove ebbe la visione diretta o dirette informazioni di molti fatti narrati nella sua cronaca. Il volume vuole d’altro canto essere il primo d’una serie con cui il Sapori si propone di raccogliere la documentazione della vita economica fiorentina in tutti i suoi aspetti.

 

 

La compagnia Peruzzi, pure operando, come si è detto, a mezzo della «compagnia della mercanzia», anche nel campo dell’industria e del commercio, ebbe in special modo il carattere e le finalità della grande banca; altre compagnie, invece, pur compiendo esse pure operazioni bancarie, si dedicarono, a preferenza, al commercio o all’industria. Il Sapori ha raccolto altri libri di altre società, e ha disegnato il piano della loro pubblicazione, che muoverà da quella dei registri degli Alberti del Giudice, già parzialmente trascritti; in ultimo darà una raccolta di documenti sulla conduzione di alcune aziende agricole. Auguro al Sapori di trovare nelle imprese di lunghissima lena alle quali si è accinto un conforto al dolore di aver perduto la compagna della vita che per un decennio con amore ed intelligenza di studiosa collaborò con lui nel trarre fuori da codici spesso guasti ed impervi il testo stupendo che oggi abbiamo dinnanzi agli occhi.

 

 

A leggerlo sono guida preziosa gli strumenti sussidiari di cui il curatore lo volle fornito: una prefazione nella quale è spiegata la tecnica della compilazione dei codici, le modalità del sistema contabile del trecento ed il lettore è fatto così persuaso del buon fondamento della affermazione già sopra ricordata e giustamente orgogliosa del Sapori di avere non solo trascritto esattamente quel che si poteva leggere, ma anche quel che era divenuto illeggibile e anzi bene spesso più non esisteva; una descrizione dei codici, dove si legge la chiave per la conoscenza dei conti impostati nelle carte oggi mancanti, chiave a compilare la quale fu necessaria la conoscenza compiuta delle correlazioni logiche esistenti fra le migliaia di scritturazioni superstiti; – la bibliografia dei libri e dei frammenti di libri mercantili italiani del medio evo pubblicati sino al oggi, – ed ultimo un indice. I lettori della rivista conoscono la mala mia abitudine di lamentarmi per la mancanza di indici in troppi libri italiani di teoria e di storia economica; querele incoraggiate da quel fondo inavvertito di superbia che esiste in chiunque abbia l’illusione di aver tentato la fatica che si rimprovera altrui di non voler intraprendere.

 

 

Ahimè! ché superbia ed illusione di aver redatto qualche non spregevole cosa cadono dinnanzi all’indice di Sapori. Lodai nel quaderno quarto dell’anno scorso le meraviglie degli indici alla raccolta degli scritti di List; ma qui, nell’indice ai libri di commercio dei Peruzzi, ad ogni pagina bisogna meravigliare. Si identificano i nomi di persone e di luogo, così da impedire si confondano in una più persone dallo stesso nome o si sdoppi in due una persona sola, segnalata nei testi con nomi diversi in luoghi diversi. Il curatore dovette ricostruire genealogie complicate, mettere a sacco fonti, oltreché italiane, francesi inglesi fiamminghe, per identificare nomi di persone e luoghi, registrati in maniera differente dalla vera e simile invece a quella di altri, che invece debbono essere esclusi.

 

 

Si registrano i vocaboli del tempo e si classificano anche sotto il corrispondente moderno. I redattori dei libri Peruzzi non usano mai la voce «interessi», vietati dalle leggi contro l’usura; ma sotto a quella voce si leggono gli opportuni riferimenti per i sinonimi: costo di denari – donamento di denari – dono, donamento di tempo – guadagno, donare per – per buono e lecito guadagno – merito di denari pro, prode, provvedimento -ristoramento di tempo, ristorare – spese per denari – tempo di denari – avanzi, porre ad avanzo – spese, porre a spesa, – che erano le parole eufemistiche, con le quali quegli avveduti fiorentini notavano il fatto reale necessario del pagare e ricevere gli interessi vietati dalle leggi canoniche.

 

 

Chi voglia conoscere una persona una famiglia una compagnia di mercanti legga quel nome ed avrà lo spunto per scrivere storia. Spesso, ben più che lo spunto, leggerà, compita, la trama del suo scritto. Che cosa si può chiedere di più delle sette colonne e mezza di riferimenti alla compagnia mercantile e delle dieci e mezza alla famiglia dei Peruzzi? della compagnia si elencano ordinatamente i riferimenti riguardanti i patti sociali, le sette compagnie, una separatamente dall’altra, che si succedettero dall’1 novembre 1292 al grande fallimento del 1345, la compagnia della drapperia, quella della mercanzia, i singoli compagni, i fattori e discepoli, le succursali ed i loro direttori, i fondachi e le botteghe in Firenze, i notai e procuratori, i sindaci al fallimento, ed i libri di amministrazione (dell’asse, bianchi, gialli, neri, ranci, rossi, segreti, segreti della mercanzia, dei ma’ (mali) debitori).

 

 

Della famiglia si elencano, con i relativi riferimenti, 95 componenti tra uomini e donne e si danno gli elementi per studiare il libro del Piarlagio, ossia degli immobili in Firenze, il libro comune del mobile, ossia del patrimonio liquido, quelli con coverta di cuoio delle compere di terra, dell’asse, comune delle possessioni, di carta pecora con coverta d’asse verde delle possessioni, di poderi, delle raccolte di poderi, e diversi libri segreti. Vengano poi, e saranno benemeriti, gli storici a scrivere storie dei Peruzzi e della banca di Firenze. Quando li loderemo, ricordiamoci però che i loro libri erano già scritti a mezzo nell’indice Sapori.

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