Un nuovo partito?

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 03/07/1901

Un nuovo partito?

«La Stampa», 3 luglio 1901

 

 

 

Nei giorni scorsi si sono avute parecchie manifestazioni politiche e si sono verificati parecchi fatti di grande rilevanza, i quali hanno attirato l’attenzione della stampa e del pubblico. Una di queste manifestazioni va studiata con attento sguardo in modo speciale: il discorso tenuto a Cremona dall’on. Sacchi.

 

 

Venuto dopo quello dell’onorevole Guerci ed annunziatore di una serie di altri discorsi di uomini di parte radicale, il discorso Sacchi è importante specialmente perché in esso un deputato radicale affermò apertamente la fede del nuovo partito radicale costituzionale, secondo cui il regime attuale è capace di assicurare tutti i progressi richiesti dalla giustizia e dalla libertà.

 

 

Ma è evidente che tale affermazione non basta a costituire la ragione d’essere di un partito indipendente dagli altri partiti costituzionali. Questi potranno rallegrarsi che le loro file vengano ad essere rafforzate da nuovi elementi che prima si dimostravano dubbiosi intorno alle finalità del regime attuale. Alcuni ne trarranno altresì stimolo a proseguire in una politica che possono ritenere atta ad attrarre nuove forze vigorose, prima riluttanti, nella cerchia di quelli che vogliono contemporaneamente la conservazione ed i progressi della Monarchia e della Patria.

 

 

Ma tutto finisce lì. La fede proclamata dall’on. Sacchi verso le istituzioni nostre fondamentali non basta a dare fisionomia di partito autonomo al gruppo di deputati di cui egli si fece il portavoce a Cremona. Per costituire un partito distinto dagli altri occorre che non solo si sappia ciò che, d’accordo colla grandissima maggioranza della nazione, si vuole conservare a fondamento degli istituti patrii; ma occorre altresì che si conosca quale sia il programma d’azione del nuovo partito e che questo si differenzi, per qualche importante caratteristica, dai programmi accolti dagli altri partiti costituzionali.

 

 

Ora a noi non pare che il programma dell’on. Sacchi soddisfi a codesti requisiti.

 

 

Egli vuole la riforma tributaria per mezzo delle eccedenze del bilancio; e vuole concedere ai Comuni ampia libertà di procedere essi alle riforme desiderate, aiutandoli col condono del canone daziario di 52 milioni. Ma la conservazione della solidità del bilancio è voluta anche nel tempo stesso dai governanti attuali e dai loro oppositori; e la politica degli sgravi

compiuti colle eccedenze del bilancio forma il postulato, ad esempio, di due ministri del tesoro appartenenti a Gabinetti diversi, come l’on. Luzzatti e l’on. Di Broglio.

 

 

L’on. Sacchi non spera un ritorno completo al libero scambio, ma si augura che i nuovi trattati di commercio si informino a concetti di libertà più larghi che non gli esistenti. O forse non è questa la persuasione di molti in Italia?

 

 

Quando alla triplice alleanza, l’on. Sacchi adopera un linguaggio incerto tra l’approvazione condizionata alla politica delle alleanze nel passato, perché quei legami colla Germania e coll’Austria furono contratti «sotto la pressione della volontà nazionale», e la invocazione per il futuro di una politica di libertà, appoggiata ad un ordinamento militare di vigorosa difesa.

 

 

Vi sono, all’Estrema Destra, al Centro ed a Sinistra numerosi uomini i quali, su fatti di politica estera, hanno idee che gareggiano, per incertezza di lineamenti definiti e per mancanza di propositi lungamente duraturi, con quelle ora manifestate dall’on. Sacchi. Ancora una volta qui non si vede il leitmotiv ispiratore di un programma diverso da quello nutrito da altri.

 

 

Neppure quanto fu detto dal capo del neopartito radicale rispetto alle spese militari ha sapore di novità o di divergenza da idee accolte da altri uomini di fede costituzionale. l’On. Sacchi vuole la riduzione dei Corpi d’armata a nove; vuole una politica militare di difesa. Ma questo stesso vogliono uomini di Sinistra, come l’on. Fortunato di Destra, come l’ex-on. Colombo e uomini del Centro, di Sinistra e di Estrema. Né vi sarà alcuno che si opponga alla sostituzione dei fucili alla artiglieria da campagna ed alla cavalleria, se ciò sarà dimostrato utile dalla scienza militare. Ma in tale argomento nulla hanno a vedere i partiti politici e molto invece – ed anzi soltanto – lo studio tecnico spassionato della questione. Se non nei particolari, il programma del nuovo partito radicale ha una concezione d’insieme della politica nazionale che valga a differenziarlo dagli altri programmi?

 

 

Non pare. Non esiste nel discorso dell’on. Sacchi l’accenno ad alcun concetto generale che non formi il patrimonio comune di quanti amano il bene della Patria. La critica dell’impotenza organica del partito repubblicano, come tale; la dimostrazione dell’opportunità di trasformare il partito socialista in partito operaio; l’inno alla libertà ed alle riforme; la glorificazione dell’esercito come tutore dell’indipendenza nazionale e della libertà di tutti: sono questi concetti buoni, ma di cui si potrebbero trovare le dimostrazioni nei discorsi dei deputati di ogni partito, non esclusi i socialisti ed i repubblicani medesimi.

 

 

A noi pare dunque che al neo-partito radicale manchi la ragione di costituirsi in un vero e proprio partito indipendente dagli altri. è una gradazione e nulla più. Esso è destinato a formare il ponte di passaggio dai partiti estremi ai partiti costituzionali. Per la sua stessa natura esso non può avere una vitalità ed una potenza tali da attirare a sé molti proseliti. Attraverso al nuovo gruppo si passa, ma non ci si ferma. L’on. Sacchi ed i suoi amici costituiranno l’avanguardia più innovatrice del partito costituzionale salvo a confondersi del tutto con questo nel giorno in cui salissero al Governo.

 

 

Dopo tutto però è un bene che i radicali, più portati per il loro temperamento positivo e pratico ad aspirare al Governo del paese, si accorgano che questo paese può essere governato bene anche sotto la Monarchia. Auguriamoci che tale persuasione si diffonda altresì tra i repubblicani ed i socialisti. Sarà tanto minore la forza degli elementi disgregatori della politica nazionale e più rapido il progresso reale e fecondo del Paese.

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