Un quarantennio di finanza italiana. La lotta contro il disavanzo – Da 900 a 1600 milioni di spesa. Quarantacinque miliardi spesi dallo stato in quarant’anni

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 14/07/1901

Un quarantennio di finanza italiana. La lotta contro il disavanzo – Da 900 a 1600 milioni di spesa. Quarantacinque miliardi spesi dallo stato in quarant’anni

«La Stampa», 14 luglio 1901

 

 

 

Una vicenda interessante è quella che ci è narrata da una recente pubblicazione ufficiale sul bilancio del regno d’Italia negli esercizi finanziari dal 1862 al 1899-900. Sono quasi quarant’anni di vita finanziaria del nostro Paese, la cui storia viene narrata nelle tabelle e nei diagrammi di quel volume. Ed è una storia interessante davvero, divisa in quattro principali periodi.

 

 

Il diagramma che qui riproduciamo fa risaltare in maniera nitidissima la evoluzione del bilancio dopo l’unificazione.

 

 

La curva continua lineare rappresenta le spese; la curva a puntini segna invece le entrate.

 

 

Sulla linea orizzontale sono segnati gli anni; e sulla linea verticale l’ammontare delle entrate e delle spese in milioni di lire. In un primo periodo, il quale abbraccia l’epoca eroica della formazione del nuovo regno, dal 1862 al 1875, la curva delle spese si mantiene costantemente al disopra della curva delle entrate. Il disavanzo fra l’entrata e la spesa effettiva, che nel 1862 saliva a 446 milioni, venne a ridursi nel 1874 a 13 milioni, attraverso ad una discesa interrotta soltanto nel 1866 e nel 1870 per le spese di guerra sostenute per il riscatto delle province venete e per la liberazione di Roma, in conseguenza delle quali il disavanzo salì nel 1866 alla cifra massima di 721 milioni e a quella di 214 milioni nel 1870.

 

 

Il secondo periodo, nel quale la curva delle spese rimane inferiore a quella delle entrate, si apre nel 1875, con un avanzo di milioni 13.87, che sale a milioni 20.70 nel 1876, a 34.60 nel 1877, per raggiungere, attraverso a non lievi oscillazioni negli anni 1878, 1879 e 1880,la più alta cifra, mai toccata dal nostro bilancio, di milioni 53.26 nel 1881. Con l’esercizio 1882 ricominciano i disavanzi. Gli appetiti si erano svegliati; tutti avevano fatto a gara a chiedere nuove spese; cosicché, malgrado il sollievo portato al bilancio dalla legge 7 aprile 1881, che istituì la Cassa speciale per le pensioni, l’avanzo precipitò a milioni 5.90; e se si tiene conto del maggior onere che l’erario avrebbe dovuto sostenere per far fronte all’intera spesa delle pensioni, anche quel modesto avanzo scompare totalmente, per convertirsi in un deficit di milioni 16.96, schiudendo una lunga serie di disavanzi che, dopo aver toccato la sommità

estrema di milioni 253.63 nell’esercizio 1888-89, diminuiscono ininterrottamente fino al 1897-98, anno in cui si inizia il quarto periodo. Nel quale torna a spuntare un raggio di sole.

 

 

Grazie ai nobili e perseveranti sforzi dei finanzieri, ammaestrati dalla dura esperienza del passato, siamo ora rientrati nel periodo degli avanzi: 9.46 milioni nel 1897 e 1898, 32.66 nel 1898-99 e 38.42 nel 1899-900. Se è istruttiva la storia degli avanzi e dei deficit del bilancio nostro, non è meno istruttiva la storia dell’aumento delle spese pubbliche.

 

 

Si spendevano 926 milioni nel 1862; nel 1866 a cagione della guerra si sale a 1338 per ricadere a 928 milioni l’anno successivo. Ma nel 1868 si supera in via ordinaria il miliardo; e dopo d’allora non si è mai più discesi al disotto di quella cifra. Nel 1876, quando la Destra abbandonò il potere, eravamo giunti a 1102 milioni. In seguito il crescendo è continuo, sino al 1888-89; siamo a 1207 milioni nel 1877, a 1224 nel 1881, a 1430 nel 1884-85, a 1589 nel 1887-88, e tocchiamo la suprema vetta di 1754 milioni nel 1889- 90.

 

 

Dopo d’allora si rifà giudizio; le spese vengono ridotte; la compagnia della lesina fa mormorare tutti coloro i quali vivono sul bilancio dello Stato; ed i milioni spesi scendono a 1647 nel 1889-90, a 1575 nel 1891-92 ed a 1569 nel 1892-93.

 

 

L’anno 1894-95 vede un bilancio passivo di 1600 milioni;nel 1895-96,dopo la campagna africana, si spendono 1699 milioni; nel 1896-97 si discende novamente a 1624, attorno alla qual cifra ci manteniamo in seguito. Nel 1899-900 la spesa risulta di 1633 milioni.

 

 

È un aumento colossale quello che si è verificato in 38 anni: circa 707 milioni di lire.

 

 

Tendendo conto delle sole spese effettive ordinarie e confrontando, per comodità di calcolo, il 1868 con il 1899-1900, risulta che le spese intangibili (debiti perpetui, redimibili, variabili, vitalizi, dotazioni), aumentarono da 467.76 a 794.50 milioni, ossia di ben 326.74 milioni. Le spese per i servizi civili crebbero da 285 a 428 milioni, aumentando di 143 milioni. Il bilancio della guerra passò da 150 a 223 milioni con un incremento di 73 milioni; ed il bilancio della marina da 26.60 a 114.28 con 87.68 milioni in più.

 

 

In totale le spese militari quasi raddoppiarono passando da 176.67 a 337.52 con un guadagno di 160.85 milioni. In totale su un aumento di 634 milioni alla spesa, 326 milioni in più erano dovuti alle spese intangibili, 143 alle spese per i servizi civili, 160.85 alle spese militari e 3.46 alle reintegrazioni di fondi. In totale, tenuto conto delle sole spese effettive ordinarie, dal 1862 al 1899-900 si spese la non indifferente somma di 45 miliardi e 941 milioni di lire, circa i tre quarti di quanto si calcola approssimativamente essere la ricchezza pubblica in Italia nel momento presente.

 

 

Ecco come fu divisa questa spesa complessiva di 45.941 milioni:

 

 

Debiti ed oneri intangibili

L. 22.323

Spese generali dell’Amministrazione civile

” 1,250

Spese di commissione, cambio, eco. per i pagamenti all’estero

” 76

Spese di riscossione delle imposte

” 5,404

Magistratura

” 911

Spese di giustizia

” 197

Diplomazia

” 210

Servizi pubblici (poste, telegrafi, scuole, carceri, sicurezza pubblica , ecc.)

” 5,250

Asse ecclesiastico

” 125

Bilancio della guerra

” 7,674

Bilancio della marina

” 2,318

Spese diverse

” 112

Reintegrazione di fondi

” 85

 

 

Sono cifre che fanno pensare.

 

 

Gli interessi e l’ammortamento del debito pubblico, le pensioni, le dotazioni del Re e delle Camere legislative assorbirono il 48.5 per cento, quasi la metà, delle spese totali.

 

 

Le spese di riscossione delle imposte portano via un altro 11.7 per cento. Le spese del bilancio della guerra sono responsabili per il 16.7 per cento della spesa; e quelle del bilancio della marina per il 5.4 per cento. In tutto i bilanci militari assorbono il 22.1 per cento delle spese. Cosicché per le spese generali dell’Amministrazione civile (Ministeri civili, Consigli di Stato, Corte dei Conti, Intendenze di finanza, Prefetture, Economato generale),per i servizi pubblici (zecche, archivi, opere pie, sanità, sicurezza pubblica, carceri, istruzione e belle arti, genio civile, strade, acque, bonifiche, porti, poste e telegrafi, ecc.), per la Magistratura, le spese di giustizia e la diplomazia rimane soltanto più il 17 per cento delle spese totali.

 

 

In base a questo calcolo possiamo spiegare come nello stesso tempo siano vivissime le lagnanze dei contribuenti, schiacciati del soverchio pondo delle imposte, e siano universali le lagnanze contro il cattivo andamento dei pubblici servizi.

 

 

Gravi sono le imposte, ma il loro provento va in massima parte a sopperire agli oneri fissi dello Stato, alle spese di riscossione ed alle spese militari; ed appena il 17 per cento, ossia 7 miliardi ed 818 milioni su 45 miliardi e 941 milioni poterono essere adoperati a mandare innanzi i servizi civili dello Stato.

Torna su