Una questione di uomini ed una questione di principio

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 17/04/1921

Una questione di uomini ed una questione di principio

«Corriere della Sera», 17 aprile 1921

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VI, Einaudi, Torino, 1963, pp. 123-124

 

 

 

Poiché anche altri giornali ne hanno parlato, mi pare opportuno accennare sul «Corriere» ad uno degli episodi più caratteristici della battaglia elettorale in provincia di Torino. Primo dei candidati non riusciti nella lista dell’on. Boselli nelle elezioni generali del 1919, venuto anzi a pochissimi voti di distanza dall’on. Boselli, l’on. Edoardo Giretti doveva vedere il proprio nome accolto senza discussione nella lista del blocco di concentrazione liberale. Uomo di studi ed insieme di azione, egli da oltre trent’anni è sulla breccia per la difesa delle idee liberali in genere e liberiste in materia doganale; ha fatto della propaganda di quelle idee lo scopo della sua vita: ha reso il suo antico collegio valdese il luogo dove le questioni politiche ed economiche sono discusse non solo più appassionatamente ma anche con maggiore consapevolezza e preparazione che non in qualunque altra circoscrizione d’Italia. Assistere ad un comizio elettorale nell’ex collegio dell’on. Giretti equivale ad assistere ai classici comizi nel paese d’origine del regime parlamentare: domande e risposte, richieste di schiarimenti da parte degli elettori, su idee e non su uomini. In un momento in cui il partito liberale deve, per rifarsi un programma, richiamarsi alle antiche tradizioni cavouriane, non può essere tenuto da parte l’unico uomo politico che, con tenacia ammirevole, continuò nel Piemonte a propugnare quel programma e quelle idee nella forma più incontaminata, anche quando idee e tradizioni liberali parevano cadute nel dimenticatoio. Né si può trascurare il fatto che l’on. Giretti non è un puro teorico o un professionista qualunque; è un industriale, esercente la più antica industria nostra, quella della seta; e, come tale, non ha mai chiesto favori e protezione allo stato; anzi si è sempre opposto, in seno alla sua classe, ad ogni domanda di favori a carico dei contribuenti. Cooperatore della prima ora, ha fondato e presiede il più antico forno cooperativo d’Italia e lo fa vivere per virtù propria senza chiedere sussidi a nessuno.

 

 

Fa pena sentir dire e leggere che ad un uomo siffatto, che dovrebbe essere l’onore di una lista liberale, metterebbero il veto da una parte il governo e dall’altra parte gli industriali. Contro il veto del governo, se c’è, devono pensare a ribellarsi le sane forze liberali piemontesi. Acquietarvisi vorrebbe dire che si accoglie il concetto che possano entrare alla camera le sole schiene curve pronte ad ubbidire ai cenni del governo. Ciò non può volere l’on. Giolitti: e se il veto davvero esiste, deve essere l’opera di qualche suo troppo zelante seguace. Quanto agli industriali, pensino alla loro posizione morale: porre un veto di questo genere significa chiaramente che gli industriali torinesi e piemontesi hanno un programma nettamente protezionistico. Se è così, se essi combattono l’on. Giretti, poiché egli è l’araldo più in vista della campagna antiprotezionistica, che cosa essi stanno a fare nel partito liberale Protezionismo e liberalismo sono due termini assolutamente contraddittori. Il comm. Agnelli, membro della giunta del comitato centrale d’azione del partito liberale, il quale ha scritto in collaborazione con Attilio Cabiati un magnifico libro tutto intonato alla necessità di una politica doganale liberista, certamente lotterà in seno alle organizzazioni industriali per farle ritrarre da un falso passo, che le porrebbe in pessima vista di fronte al pubblico indipendente, il quale pensa che le elezioni non si fanno per mandare in parlamento dei servitori degli interessi particolari di questo o quel gruppo, ma dei servitori dell’idea liberale e cioè degli interessi collettivi, con cui si identificano quelli dell’industria sana e progressiva.

 

 

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