Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. V

Corriere della Sera

Una questione scientifica e un’economia in bilancio

«Corriere della Sera», 10 dicembre 1920

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. V, Einaudi, Torino, 1961, pp. 934-935

 

 

 

Il senato, dopo essersi occupato per quattro sedute di un disegno di legge sulla pesca e sui pescatori, ha consumato due giorni per ascoltare numerosi oratori dibattere una interpellanza sull’acquario di Napoli. Piccolo argomento, intorno a cui i senatori Volterra, Arlotta, Spirito, Mazziotti, Del Pezzo, Bianchi, Mortara e Grassi hanno saputo intessere elevate considerazioni. Il ministro Croce ha risposto assai efficacemente ottenendo il consenso quasi pieno del senato.

 

 

In realtà, sebbene si trattasse di un acquario, il problema discusso involgeva un problema fondamentale per l’atteggiamento dello spirito italiano dopo la guerra. È noto che nel 1872 il prof. Antonio Dhorn fondava a suo rischio, profondendovi l’intiero suo patrimonio e quello della moglie, e attraverso gravi difficoltà , un istituto zoologico, venuto presto in gran fama, benemerito degli studi e conosciuto da tutti i visitatori di Napoli. Venuta la guerra, il figlio Rinaldo Dhorn, nato a Napoli, ma di nazionalità tedesca, dovette uscire dall’Italia. Naturalmente, la gestione fu affidata provvisoriamente a un italiano. Poi fu creato un ente autonomo a cui, con atto di imperio, si trasferiva la proprietà dell’istituto, la quale spettava al municipio di Napoli, e l’uso dello stesso, che fino al 1962 spettava alla famiglia Dhorn. Il ministro Croce, con decreto recente, sopprimeva l’ente autonomo e restituiva la proprietà dell’acquario al municipio di Napoli e l’uso al Dhorn.

 

 

Le critiche furono acerbissime nel mondo accademico, protestandosi contro il ritorno di un istituto divenuto italiano alla vecchia direzione tedesca. In realtà, il dibattito ha messo in luce che la istituzione dell’ente autonomo, se era strettamente legale, era contraria, trattandosi di proprietà privata, all’equità. Ed era contraria all’interesse pubblico. Bene han fatto osservare il Del Pezzo e il Croce che non è lecito profondere 500.000 lire all’anno in una istituzione, per cui c’era il vecchio concessionario pronto a continuare l’opera del passato, senza spese per lo stato, quando gli istituti scientifici esistenti languono per mancanza assoluta di mezzi di riscaldamento, illuminazione, libri, strumenti. E il senato ha consentito ancora quando parecchi oratori hanno fatto osservare che alla scienza italiana ed al progresso delle scoperte scientifiche giova la concorrenza di istituti privati agli istituti di stato, anche se gli istituti privati siano geriti da stranieri, purché, come è prescritto per l’acquario napoletano, sotto la sorveglianza italiana.

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