Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

Una relazione dell’on. Cavasola sulla Sardegna

«Corriere della Sera», 22 aprile 1916[1]

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1961, pp. 335-338

 

 

La lettura della relazione dell’on. Cavasola sulla applicazione della legge 16 luglio 1914 per provvedimenti straordinari a favore della Sardegna, lascia una impressione veramente confortante nel lettore. Ecco un ministro, vien fatto di dire spontaneamente, il quale vede chiaramente quale sia il vero compito del dicastero dell’agricoltura in tempo di pace ed in tempo di guerra. Dopo aver letto tanti articoli e sunti di discorsi, in cui si faceva rimprovero all’on. Cavasola di non aver fatto ciò che non era in poter suo di fare, di non aver costretto a ribassare, non solo entro i limiti del possibile, ma anche al di là i prezzi ed i noli ed i cambi, che in ogni guerra combattuta dal principio del mondo si sono ostinati a salire, di non avere rivoluzionato, per rispondere ad esigenze immaginarie del momento, la legislazione vigente, frutto di secolari o decennali esperienze, pacifiche o belliche; dopo essere stati infastiditi dai progetti di chi vuole attuare ogni sorta di piani «geniali» e sceglie, per l’attuazione, il momento più difficile immaginabile, che è il tempo di guerra – fa piacere, dopo tutto ciò, leggere una relazione semplice e piana in cui un ministro tranquillamente espone quanto un suo ufficio speciale ha compiuto nell’intento di integrare» l’azione privata insufficiente o di far ciò che i privati sono assolutamente impotenti a compiere. I lettori di questo giornale sanno come io sia tiepidissimo ammiratore del ministero di agricoltura, industria e commercio; vero nido di «padreterni», i quali vorrebbero strafare in ogni cosa ed immaginano di essere in grado di insegnare ciò che e’ lecito ed illecito, utile ed inutile ad agricoltori, industriali e commercianti. L’ufficio speciale della Sardegna non merita, come si vede dall’opera sua, questa diffidenza; e di ciò va data lode a chi lo dirige ed al ministro che lo indirizza. Integrare l’azione privata dove è insufficiente, sostituirvisi dove essa non può far nulla: ecco i canoni a cui quell’ufficio si è attenuto, anche mentre la guerra dura. I risultati raggiunti dall’agosto 1914 al febbraio 1916 – che è il periodo contemplato dall’odierna relazione dell’on. Cavasola – sono incoraggianti e luminosi.

 

 

Cinque cattedre di agricoltura ad Oristano, Ozieri, Nuoro, Lanusei ed lglesias, due sezioni ad Alghero e Cagliari, un podere dimostrativo ad Isili hanno compiuto una larga propaganda di insegnamento coadiuvata da un buon corredo di attrezzi rurali, sementi e concimi chimici. La divulgazione sperimentale e pratica di tutte queste risorse, ch’erano pressoché ignote in Sardegna, venne completata da una diffusa applicazione della meccanica agraria, cosicché si trovò modo di rendere accessibile la trebbiatura meccanica perfino nella regione montuosa del Nuorese e dell’Ogliastra. E perché il costo del macchinario non fosse di ostacolo alla sua utilizzazione più estesa, il ministero provvide all’acquisto di talune di esse allo scopo di promuovere poi la formazione di consorzi di utenti.

 

 

Le casse ademprivili di Cagliari e di Sassari, le casse agrarie ed i monti frumentari sono una antica gloria della Sardegna. La legge del 1914 vi ha dato nuovo incremento.

 

 

Mercé il completamento dell’anticipazione di lire 2.200.000 alle casse ademprivili di Cagliari e di Sassari, fatta dalla Cassa depositi e prestiti, e mercé l’autorizzazione alle casse ademprivili stesse di eccedere i limiti normali delle anticipazioni ai monti frumentari, il credito agrario nell’isola ebbe tale incremento che le 2.618 operazioni per circa 1.300.000 lire dell’esercizio 1913 alla Cassa di Sassari, salirono nel 1915 a 5.257 operazioni per circa 2.200.000 lire; mentre per la Cassa di Cagliari le 7.078 operazioni del 1913 per poco più di 2 milioni, nel 1915 si raddoppiavano quasi a 13.891 per oltre 3 milioni e mezzo.

 

 

Così si è provveduto, in un paese dove il credito ordinario è poco sviluppato, a permettere agli agricoltori l’acquisto di sementi, concimi, attrezzi e macchine agrarie. Né meno efficace fu l’opera integratrice dello stato per quanto si riferisce alla bonifica agraria ed alla divulgazione dei migliori metodi culturali coll’esempio vivo e diretto delle tenute sperimentali; ed all’uopo il ministero deliberò ed ha già attuata la istituzione di un podere dimostrativo assumendo in affitto una vasta tenuta di circa 2.400 ettari fertilissima, ricca d’acqua e traversata da due linee ferroviarie, sita a breve distanza da Cagliari e che – bonificata per iniziativa di Carlo Alberto – era poi stata assoggettata ad uno sfruttamento del tutto irrazionale.

 

 

Per l’incremento della razza cavallina dei sardi, così preziosa per i servizi della nostra cavalleria, quindici erano già le stazioni di monta funzionanti nella passata primavera con un severo selezionamento e con premi per le fattrici migliori. Altri premi, in rapporto alla razza bovina, furono banditi per il miglioramento dei pascoli, insieme a una larga distribuzione di tori il cui numero sale già a 120. L’incrocio dei bovini sardi con la razza bruna Schwyz diede risultati eccellenti.

 

 

Ma dove l’interesse destato dalla relazione Cavasola diventa più vivo è nel campo della ricerca di acque sotterranee, per usi agricoli ed igienici. Sino al novembre ultimo erano già stati eseguiti nell’isola 2.000 metri di trivellazione distribuiti in 27 pozzi, dei quali uno solo ebbe esito negativo mentre per taluno si sono trovati veli acquiferi a grande profondità (perfino 96 metri) atti a gittare sopra suolo da cinquanta a centocinquanta litri d’acqua saluberrima al minuto primo. Da pozzi ordinari a pochi metri dal suolo si sono potuti ottenere inoltre 720 e persino 1.200 litri d’acqua al secondo come a San Sperato e a Bau Arena, cosicché si poté provvedere, oltre all’irrigazione agraria, anche all’alimentazione idrica di parecchi centri. Finora sui 363 comuni dell’isola, 112 sono già provveduti d’acqua potabile e per circa due quinti dei rimanenti i progetti sono già o compiuti o in via di studio. Apposite ricerche, cui furono interessati anche i direttori delle cattedre ambulanti, condussero inoltre alla scoperta di copiose sorgenti finora inutilizzate, una sola delle quali, che scaturisce dai monti di Oliena, ha una portata media di ben 500 litri al secondo.

 

 

La ricerca e l’utilizzazione delle acque del sottosuolo ebbe quest’altro vantaggio: d’eliminare la necessità di acquedotti costosissimi già progettati. Basti dire che, mentre per uno di questi s’eran già preventivate 860.000 lire di spesa, si poté dotare largamente d’acqua tutto l’abitato d’un comune spendendo solo 20.000 lire per la trivellatura di un pozzo.

 

 

Qui davvero si vede la grandezza dell’opera compiuta. Scoprire l’acqua nascosta nel sottosuolo non è opera a cui possono giungere le forze degli individui isolati, privi della necessaria cultura tecnica e privi di capitale; ed è un ricreare la terra che gli uomini abbandonavano per l’arsura e la malaria.

 

 

Accanto all’acqua, il chinino salvatore delle febbri. Durante la campagna contro la malaria, condotta dall’estate 1914 all’inverno 1915 furono ben 375 gli ambulatori che si poterono far funzionare nell’isola, così da profilassare 76.947 persone e curarne 46.835 con un consumo complessivo di 1.522 chilogrammi di chinino. I casi di malattia, che nel 1912 passavano i 6.000 con 809 morti, nel 1914 si ridussero così a men di 47.000 con soli 543 morti. Ciò malgrado molto resta ancora a fare: ma l’attività antimalarica è condotta con molto fervore. Né minore e quello per la campagna contro il tracoma. Basti dire che nel 1914 i casi curati nell’isola furono 6.051 nel Cagliaritano e 1.061 in provincia di Sassari.

 

 

Bene a ragione il ministro conchiude la sua sobria e parlante relazione affermando che l’«intrapresa gloriosa alla quale si è accinto il paese non ha interrotto lo svolgimento del programma prestabilito né lo modificherà per l’avvenire». Concepito non sotto l’impulso transitorio di un sentimento improvviso, ma in seguito a studi e ad esperienze ponderate, il programma di redenzione della Sardegna avrà così veramente giovato a rendere questa e l’Italia meglio capaci di nuovi e duraturi progressi economici ed umani.

 

 



[1] Con il titolo Una legge benefica per la Sardegna. La sua confortante applicazione in un rapporto delVon. Cavasola. [ndr]

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