Una storia gloriosa

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 20/04/1897

Una storia gloriosa

«La Stampa», 20 aprile 1897

 

 

 

La storia gloriosa è quella della Cassa di risparmio di Torino. Noi abbiamo sotto gli occhi il resoconto pubblicato dalla Amministrazione per il 1896 e le cose che esso racconta tornano gradite all’animo di chiunque ami le lente e pacifiche conquista fatte lottando pertinacemente e gagliardamente. Una tabella pubblicata a carte 36 e 37 della relazione ci rappresenta in sintesi nitida e veloce lo stato dei depositi del 1854 al 1896.

 

 

Sorta il 30 gennaio 1854 con 3593 soci la Cassa di risparmio torinese ha a poco a poco attratta a sé una parte sempre maggiore della popolazione che lavora e risparmia. I libretti erano saliti già a 6791 nel 1860, a 14,405 nel 1870, per balzare a 44,617 nel 1880, toccare gli 86,373 nel 1800 e raggiungere finalmente i 95,874 mila nel 1896. L’incremento è enorme e continuo; e se negli anni 1891/96 appare meno cospicuo, ciò è dovuto al fatto che, allargata oramai la influenza dell’Istituto in tutte le classi della popolazione e saturate specialmente le classi più agiate e pronte al risparmio, più lento deve essere naturalmente il processo di assorbimento delle classi lavoratrici, a cui lo scarso reddito non consente ancora l’esercizio del risparmio. Né meno interessante è lo svolgimento della curva dei crediti dei depositanti.

 

 

Al momento in cui la Cassa apriva i suoi sportelli al pubblico e raccoglieva la eredità dell’antico Istituto comunale, meno di un milione e 400 mila lire rappresentava il risparmio totale giacente nelle sue casse. Crescono i depositanti, ma la fortuna pubblica e privata negli anni burrascosi dal 1854 al 1860 rimane incerta, onde alla fine del 1860 non più di due milioni e mezzo sono depositati alla Cassa torinese. Dal 1860 al 1870 la fiumana dei depositi accorrenti si allarga; ed a 6 milioni e 200 mila lire aumentano alla fine del 1870 le rimanenze a credito dei depositanti.

 

 

Né il moto si arresta; dopo un altro decennio, nel 1880, i depositi si sono quadruplicati e sono cresciuti a 23 milioni e mezzo. Raddoppiano di nuovo ed in breve volger di tempo riescono a superare i 48 milioni nel 1889 e ad avvicinarsi ai 50 milioni nel 1893, dopo aver superata vittoriosamente la crisi fierissima che imperversò negli anni che volsero intorno al 1890. Nel 1894 la Cassa di risparmio sostenne un’altra lotta memorabile contro la sfiducia ingeneratasi nel pubblico per gli scandalosi e terrifici fallimenti bancari, per la approssimantesi bancarotta dello Stato ed i tristi pronostici del lugubre Sonnino; ed in un anno solo perdeva 2 milioni e 300 mila lire di depositi.

 

 

Ma dalla battaglia incruenta, sebbene accanita e fiera, la Cassa torinese risorgeva più gagliarda e vigorosa di prima. Il Consiglio d’amministrazione, con sapiente accorgimento, riduceva il saggio dell’interesse (il quale, dopo essersi tenuto per più di dieci anni al 4,50%, si era conservato dal 1887 al 4,25%) a partire dal 1895 al 3,75% e dal 1896 al 3,50%.

 

 

La riduzione dell’interesse ad un limite più consentaneo alle vere funzioni delle Casse di risparmio produsse i suoi necessari e benefici effetti. Nel 1896 i depositi superiori a 1000 lire, appartenenti a persone per lo più agiate, che attratte dall’alto interesse, tenevano una parte dei loro capitali depositati alla Cassa, diminuiscono di due milioni. Ma è perdita allegra, a cui fanno lieto compenso gli aumenti avvenuti nei depositi da lire 100 a lire 1000, indici esatti del vero risparmio popolare, che non si rifugia alla Cassa di risparmio come a comodo e facile mezzo di investimento, ma come a sicuro e temporaneo ostello per i capitali raggranellati col sudore e colla fatica.

 

 

La politica degli interessi tenui a cui negli ultimi anni si è attenuta la Casse torinese è dunque saggia e provvida; ed accrescendo la fiducia nelle granitiche basi dell’Istituto contribuirà ad espanderne sempre più l’efficacia fra quelle classi appunto a cui essa è specialmente destinata. è curiosa ed interessante la ripartizione per classi dei depositanti al 31 dicembre 1896. I contadini erano 4400 e 3739 le contadine; 21,047 gli uomini e 13,427 le donne esercenti arti e mestieri; 3770 i domestici e 12,874 le serve; 1365 i militari; 2874 gli uomini e 984 le donne esercenti pubblico impiego; 8184 gli agiati e 17,441 le agiate; 1130 gli esercenti professioni liberali; 4083 le donne attendenti a cure domestiche, e finalmente 556 erano le pubbliche corporazioni.

 

 

Predomina il medio ceto degli impiegati e dei piccoli commercianti; né mancano le classi veramente operaie fra le serve, i contadini, le attendenti a cure domestiche.

 

 

Lungo è stato il cammino percorso, e gloriose le vittorie della Cassa di risparmio torinese; ampio rimane però ancora il vergine campo a cui attingere le nuove reclute della previdenza. L’aprirsi auspicato di un novello periodo di prosperità, disgiunto dalle speculazioni pazze ed ammaestrato dalle dolorose esperienze del passato, col rendere migliori le sorti della grande massa della popolazione, ci affida lo storico futuro della Cassa di Torino potrà registrare altri progressi ed altre vittorie superiori alle presenti, pur così cospicue e meritorie.

 

 

La Cassa alle future vittorie si prepara con una oculata amministrazione; nello scorso anno il patrimonio ed il fondo di riserva si accrescevano di 495 mila lire e salivano alla cifra di 10 milioni e 154 mila lire. I depositanti sono garantiti in modo veramente eccezionale; di fronte a 47 milioni e mezzo di depositi la Cassa possiede 24 milioni e 690 mila lire di titoli a debito dello Stato, 13 milioni di titoli garantiti dallo Stato, 2 milioni e mezzo di obbligazioni di Corpi morali e 15 milioni di mutui a Corpi morali, in tutto quasi 62 milioni di attività facilmente liquidabili e stimate colla più meticolosa prudenza.

 

 

In fine a queste poche linee di breve e meritata lode si permetta allo scrivente una modesta osservazione. Gli effetti cambiari figurano all’attivo nella somma minima di 260 mila lire.

 

 

In un libro intitolato: Le istituzioni agrarie delle provincia di Parma, che il Ministero di agricoltura, industria e commercio con iniziativa rara volle inviato in dono a tutte le Casse di risparmio del Regno, l’on. Cornelio Guerci ha dimostrato quale enorme beneficio la Cassa di risparmio di Parma abbia arrecato ai commercianti ed agli agricoltori collo sconto di cambiali. Essa impiegò il 40 per cento del suo fondo complessivo in investimenti cambiari, ripartendolo fra 10 mila cambiali con una media di circa 600 lire. La Cassa parmense è stata la prima che abbia coraggiosamente girato di bordo e preferito ai titoli le cambiali solide e serie.

 

 

Ebbene, negli undici anni che seguirono la mutazione di indirizzo le perdite non sono per nulla aumentate, dimostrando con evidenza meridiana che lo sconto di cambiali è un investimento altrettanto e forse più sicuro dei titoli stessi di Stato. E se coll’investire i proprii fondi in titoli dello Stato le Casse di risparmio contribuiscono a rafforzare il credito dello Stato, collo scontare le cambiali esse possono conseguire uno scopo ben più nobile ad alto: la ricostituzione economica dell’Italia produttrice.

 

 

Sono anni ed anni che nelle aule del Parlamento si trascinano senza frutto numerosi progetti per favorire il credito agrario. Alcune fra le Casse di risparmio e delle Banche popolari dell’Emilia, della Lombardia e del Veneto hanno cominciato a risolvere il problema per loro conto, scontando a mite saggio le cambiali degli agricoltori.

 

 

Alla iniziativa ardita hanno applaudito le maggiori Casse francesi, che si apparecchiano a seguirne l’esempio. Vorrà la Cassa torinese lanciarsi nella nuova via additata dallo stesso Governo, impiegando nello sconto di cambiali, se non i capitali dei depositanti, almeno una parte del suo ingente patrimonio?

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