Uno scienziato ignoto premiato dall’Accademia dei Lincei

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 07/06/1904

Uno scienziato ignoto premiato dall’Accademia dei Lincei

«Corriere della Sera», 7 giugno[1] 1904

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. II, Einaudi, Torino, 1959, pp. 140-143

 

 

Riferendo circa l’assegnazione dei quattro grandi premi reali (10.000 lire l’uno), da parte dell’Accademia dei lincei, si ricordò come il premio di filologia, su relazione del senatore Graziadio Ascoli, fosse stato conferito al professore Alfredo Trombetti, insegnante al liceo di Cuneo, per un lavoro di materia glottologica.

A proposito del prof. Trombetti riceviamo ora da un insegnante che fu suo collega a Cuneo, il seguente cenno biografico:

 

 

A Cuneo, il prof. Trombetti era ed è un mito. Gli allievi liceali rimanevano dapprima stupefatti dinanzi ai ravvicinamenti inaspettati che il professore faceva tra il latino ed il greco e gli idiomi più strani ed ignoti dell’Africa e dell’Asia. I colleghi quando andavano a trovarlo nel suo modesto alloggio fuori città, quasi in aperta campagna, lo vedevano immerso nello studio di libri rari e impenetrabili, imperturbato in mezzo al chiasso indiavolato che sette bambine gli facevano attorno. Si sapeva che il Trombetti lavorava attorno ad un’opera di lunga lena di comparazione glottologica; ma gli scettici dubitavano che quella fosse una forma di mania, come ve ne sono frequentemente in coloro che si occupano a cercare le origini delle parole. Il fatto che il Trombetti parlava poco di sé e meno ancora dei suoi meriti aveva contribuito a crescere il mistero.

 

 

A poco a poco gli amici suoi più intimi erano riusciti a scoprire cose molto interessanti sulla sua vita. Si seppe così che nel Trombetti, nato nel 1866 a Bologna da poverissimi genitori, la passione delle lingue si era sviluppata precocemente. In seconda elementare imparava il francese su una vecchia grammatica del Leibnitz, regalatagli da un amico: in terza elementare compra con cinque soldi una grammatica tedesca e di lì a poco stupisce il maestro leggendogli Lessing nell’originale. Ottenuta la licenza elementare deve imparare un mestiere; e dall’età di 8 ai 18 anni fa il commesso di negozio, l’apprendista orefice, il garzone barbiere, ecc. Ma l’amore agli studi non veniva meno in lui, pure in mezzo a queste occupazioni così poco intellettuali. Per qualche tempo si appassiona all’astronomia ed alla matematica: ed una mattina lo trovano addormentato in terra su una carta astronomica che gli aveva servito per studiare la proiezione degli astri. Ben presto però la passione per lo studio delle lingue si riaccende. Si fa insegnare il latino dal parroco del suo rione. Un giorno avendo saputo che era di passaggio a Bologna un persiano convertito alla religione evangelica gli si offre per dargli lezioni di italiano in cambio di lezioni di persiano. Passando una volta dinanzi ad una libreria antiquaria fu colpito da un fac-simile arabo che precedeva la traduzione francese della vita di Abdel-Kader. Il libraio mosso a curiosità e compassione di questo giovinetto che contemplava con tanto desiderio quelle lettere arabe, glielo imprestò e parlò poi dello strano suo cliente col Landoni ed il Rocchi, che frequentavano la sua libreria. Chiamato dinanzi ad essi, ed al Gandino, ed al Carducci, il Trombetti li fece stupire colla sua prodigiosa cultura linguistica; sicché i cinque illustri uomini credettero doveroso di facilitargli la via degli studi rilasciandogli nel dicembre 1883 una dichiarazione, così calda[2] che, in base ad essa il municipio di Bologna assegna al giovinetto una pensione annua di 600 lire per compiere i suoi studi. Nel 1891 egli ottiene con lode la laurea in lettere; ed allora comincia la sua via crucis attraverso i ginnasi ed i licei del regno. Dove lo mandano egli si ferma; e non gli viene neppure in mente che sia possibile ottenere una sede migliore per mezzo di qualche raccomandazione. Un giorno capita in ispezione in una cittadina spersa del mezzogiorno, dove il Trombetti insegnava, un suo antico professore; e, meravigliato di vederlo così privo di qualunque mezzo di studio, lo appoggiò per una sede migliore; ed è così che da 8 anni il Trombetti è al liceo di Cuneo, da cui non è mai uscito, altro che per andare a Roma questa volta a ricevere il premio reale.

 

 

In questa epoca di titolografia sfrenata, e di rapida concorrenza ai posti universitari, uno che avesse avuto anche solo il decimo delle cognizioni del Trombetti, avrebbe battuto la gran cassa e si sarebbe fatto strada. Egli invece non si è mosso; ed ha continuato e continua a vivere delle magre 200 lire al mese di stipendio di professore liceale, senza pensare ad altro. O meglio costruiva pazientemente, mattone a mattone, un grande edificio di scienza glottologica. Sono quattro volumi manoscritti in-folio, intitolati Nessi genealogici tra le lingue del mondo antico, che oggi gli hanno procurato – dietro voto unanime di una commissione di cui faceva parte l’Ascoli – il gran premio reale delle diecimila lire dei lincei. Non è qui il luogo di esporre il contenuto di quest’opera, che forse potrà far epoca nella scienza glottologica e sarà vanto della scuola italiana. Basti dire che il Trombetti vi delinea tutto un ciclo di parentela fra le più diverse lingue del mondo, che vi sono ridotte ad unità. Il Trombetti è un tenace fautore della dottrina dell’unità dell’origine delle lingue che in seguito alle sue investigazioni è oramai posta su buone basi.

 

 

Dell’importanza scientifica dell’opera non è qui possibile di parlare. Basti mettere in luce il caso singolarissimo di studioso solitario che aspetta quindici anni a cogliere il frutto delle sue fatiche: e d’un tratto balza alle cime più alte della fama scientifica. Dimostriamoci lieti che egli abbia saputo trovare giudici degni della loro missione. Par lecita una domanda: è possibile ancora lasciare uno dei primi fra i glottologi viventi alla modesta cattedra del liceo di Cuneo?

 

 

 



[1] Con il titolo Rivelazione d’uno scienziato premiato dall’Accademia dei Lincei. [ndr]

[2] La dichiarazione era così concepita:

Il giovanetto Alfredo Trombetti, bolognese, dell’età d’anni diciotto non compiuti, orfano di padre, estremamente povero, e che ha due fratelli minori accolti nel ricovero di mendicità, si è dato per naturale inclinazione allo studio delle lingue con tale sollecito profitto da potersene sperare, nel seguito di ben regolati studi, un distinto poliglotto.

Infatti, desideroso di dare un suo modesto saggio di quanto ha saputo apprendere nelle lingue, le quali chiamansi dotte, fu appositamente conchiusa un’amichevole adunanza dei qui sottoscritti la sera del 18 aprile di questo anno 1883. Alla quale presentatosi il Trombetti, e da lieta accoglienza incoraggiato, interpretò e chiosò molto accuratamente quanto gli fu messo innanzi di greco e di latino (ed anche d’inglese e di tedesco) non senza addurre, ad ogni interrogazione, la ragione filosofica ed etimologica delle frasi e delle parole che domandavano particolare schiarimento.

Fu quindi stimato soverchio il proseguire nell’esame d’altre lingue da lui sapute, come a dire della francese, della spagnuola e della portoghese, dappoiché si guardò il profitto ottenuto nelle più ardue, come guarentigia ben sufficiente di quello ch’egli deve aver raccolto nelle rispettivamente agevoli; tanto più, che offresi a prova altresì nell’ebraico e nell’arabo.

Qui si espone un fatto; e qui non si esprime né più, né meno di quel che detta la coscienza nel caso certamente straordinario, lasciando stare tutte le frasi encomiastiche, affinché sia libera da ogni ombra di coazione la umanitaria volontà di chiunque amasse il pregio di muovere spontaneo al soccorso di un giovane povero, studiosissimo, e di sicuro riuscimento.

Giosue Carducci, Gio. Battista Gandino,

Teodorico Landoni, Gino Rocchi

Bologna, 21 novembre 1883.

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