Vantaggi psicologici della terra

Tratto da:

Il buongoverno. Saggi di economia e politica (1897-1954)

Data di pubblicazione: 01/01/1954

Vantaggi psicologici della terra

Il buongoverno. Saggi di economia e politica (1897-1954), Laterza, Bari, 1954, p. 184[1]

 

 

 

 

Oltre al prodotto economico, la terra produce anche vantaggi non consistenti in frutti propriamente detti distaccantisi dal terreno: il piacere fisico del possesso, che consiste nel camminar sopra il fondo, nel contemplarlo, nel toccarne le piante e vederle crescere; la gioia del lavoro, che consiste nel non lavorare ad ore fisse, sempre uguali in tutti i giorni dell’anno, ma ad ondate, con momenti di ansia e di intensità grandissime e lunghi intervalli di ozio e consiste altresì nel lavorare per uno scopo, che è di riempire il granaio di frumento dorato e sonante, la cantina di vino, dal bel colore, largitore di letizia; il piacere psicologico, che sta nell’immaginazione del miglioramento futuro del fondo, nell’assaporamento dell’invidia provata dal vicino o dall’amico a cui l’acquisto proprio negò il soddisfacimento dell’uguale desiderio; il piacere sociale, di preminenza sulla gente priva di terra, di ossequio da parte dei minori proprietari o dei clienti; il piacere famigliare di sapere i figli forniti di un mezzo di esistenza, di uno strumento di lavoro indipendente dalla buona grazia altrui ed assicuratore contro i rischi di disoccupazione; sicché il genitore si lusinga che la sorte della famiglia sia sicura, perché legata ad una casa e ad una terra in cui vivrà per qualche generazione il ricordo di lui, quasi fondatore di una dinastia entro certi limiti sovrana; il piacere politico, che è di acquistare clientela nel paese per conseguire cariche pubbliche.

 

 

Tutto ciò si paga, perché ha valore; epperció di questi vantaggi, che si potrebbero dire psicologici, del possesso terriero si ha ragione di discorrere sovratutto nel trattato della “capitalizzazione” dei redditi fondiari e dei criteri di stima dei valori della terra; perché con essi massimamente si spiegano le frequenti capitalizzazioni della terra a saggi di interesse inferiori, talvolta d’assai, al saggio corrente per impieghi d’uguale natura.



[1] Questo articolo è la ristampa parziale di La terra e l’imposta, Annali di economia dell’Università commerciale Luigi Bocconi, 1924 [ndr].

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