Verso la stabilizzazione

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 25/11/1925

Verso la stabilizzazione

«Corriere della Sera», 25 novembre 1925

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VIII, Einaudi, Torino, 1965, pp. 550-555

 

 

 

Il ministro Volpi può essere lieto del nuovo successo ottenuto con la firma del contratto per un prestito di 100 milioni di dollari assunto dalla Banca Morgan e dalle sue consociate negli Stati uniti. Con sobrie parole l’on. Volpi ha spiegato ai banchieri americani lo scopo da lui perseguito: «il prestito verrà impiegato ad aumentare le riserve auree per la continuazione del programma di stabilizzazione della lira». Così, lapidariamente, il Volpi ha tagliato corto a fantasie di mutazioni monetarie, di lire oro, che avevano in mesi decorsi turbato il mercato monetario ed ha chiarito che il programma del tesoro è: «continuare nell’opera di stabilizzazione della lira». Il che significa che la lira resta come è, che non verrà arrecata alcuna perturbazione ai contratti vigenti, e che lo scopo immediato perseguito è dare stabilità al valore della lira. Ci sarà tempo, poi, a fare altri passi meditati sulla via del risanamento monetario.

 

 

Poiché da gran tempo ho manifestato la opinione che questa debba essere appunto la prima fase del ritorno alla normalità monetaria, è opportuno oggi spiegare quale sia il significato tecnico del concetto di stabilizzazione, proclamato dal ministro, e in qual modo il prestito dei 100 milioni di dollari possa essere un mezzo idoneo e duraturo per l’attuazione del concetto. Espongo idee, le quali sono oramai il patrimonio pacifico della pratica monetaria di tutti i paesi i quali hanno con successo attuato un programma di stabilizzazione.

 

 

Una prima idea è negativa ed è quella che il presidente del consiglio ribadì con energia a Milano e che è altresì fermo principio del tesoro italiano: non bisogna, per nessuna ragione, aumentare il volume della circolazione. Taluno, scarsamente informato della tecnica stabilizzatrice, potrebbe immaginare, in verità, che se alla fine ottobre la circolazione cartacea totale era di 21,6 miliardi di lire quando la riserva metallica era di 2.000 milioni di lire oro, domani, con una riserva cresciuta, grazie al nuovo prestito di 100 milioni di dollari, da 2.000 a 2.500 milioni di lire oro, la circolazione possa crescere da 21,6 a 27 miliardi di lire carta. Questa teoria è fondata sull’applicazione aritmetica della regola del tre; ed è notissima sotto il nome di teoria sbagliata della «garanzia». Sbagliata, perché suppone che le garanzie o riserve metalliche servano in quanto sono conservate. Ma se sono tenute in serbo, non servono a nulla ed è come fossero sotterrate nel centro della terra. Le garanzie metalliche servono in quanto sono date via. Nessuna riserva ha impedito la discesa precipitosa della carta moneta, finché si sapeva che le banche l’avrebbero tenute strette, senza spossessarsene. Le garanzie servirono invece sempre, quando i banchi emittenti si dimostrarono pronti a consegnarle a chi portava carta al cambio. Sapendo che si poteva sempre ottenere il cambio, tutti si tennero cari i biglietti.

 

 

Quindi se si seguisse il consiglio di coloro che, a garanzia cresciuta da 2.000 a 2.500 milioni oro, immaginano possibile un correlativo proporzionale aumento nella circolazione da 21,6 a 27 milioni carta, la banca emittente dovrebbe essere pronta a garantire la stabilità della carta ad un certo livello, mediante l’uso della sua riserva. Supponiamo che il livello prescelto sia l’attuale di 25 lire per 1 dollaro. Faccio questa ipotesi, non perché ritenga che questa sia la più giusta o la più probabile; bensì per non sostituire con una qualunque altra cifra arbitraria quella che, a ragion veduta, fisserà il tesoro italiano. Unicamente questo ha i dati per potere fare una scelta fondata. Che cosa accadrebbe se la circolazione interna fosse portata a 27 od anche solo a 25 miliardi sulla base della teoria sbagliata della garanzia? L’esistenza di una certa massa di oro non potrebbe assolutamente eliminare il fatale effetto di un incremento nel volume della circolazione. I prezzi interni crescerebbero e divisi per 5, quale è il rapporto attuale tra le parità monetarie (25 lire per dollaro è il quintuplo della parità di 5 lire per dollaro) diventerebbero superiori ai prezzi esteri. Adesso i prezzi interni sono un po’ inferiori (indice in carta 730) ai prezzi esteri (160 oro uguale 800 carta); e quindi l’esportazione è incoraggiata e l’importazione è trattenuta. Se, aumentando il volume della circolazione, i prezzi interni salissero a 900, essi, al cambio stabilizzato di 25 lire per dollaro, ossia di 1 oro a 5 carta, equivarrebbero in oro a 180; ossia sarebbero superiori al livello estero 160. Conseguenza: incoraggiamento alle importazioni, scoraggiamento alle esportazioni. La bilancia dei pagamenti internazionali, tutto compreso, diverrebbe sfavorevole. Bisognerebbe pagare 1 o 2 o 3 miliardi di lire carta all’estero. Ciò si potrebbe fare soltanto presentando lire carta all’istituto di emissione e ricevendone tratte – al cambio fisso – sull’estero, ossia sul fondo oro dei 100 milioni di dollari del prestito Morgan. Il fondo a poco a poco si esaurirebbe, e la circolazione interna si ridurrebbe nel tempo stesso, per la consegna di lire alla Banca d’Italia, di nuovo dai 27 o 25 miliardi ai 21,6 miliardi attuali. A questo punto l’operazione sarebbe finita, come suppergiù finì l’operazione analoga del 1883: l’Italia rimarrebbe con il debito, senza il fondo oro e con la circolazione restituita alla cifra attuale. Non vedo nessuna forza la quale automaticamente possa far ritornare in seguito l’oro nel fondo precostituito, quando ne fosse uscito attraverso alle vicende ora descritte. Certo il ritorno non sarebbe provocato da un aumento della produzione nazionale; poiché l’aumento della circolazione da 21,6 a 25 determinerebbe bensì dapprima un fervore di impianti e di lavoro; ma la conseguente diminuzione da 25 a 21,6 sarebbe cagione, quasi subito, di una terribile crisi commerciale, per mancanza di contanti e tracollo di prezzi.

 

 

Per queste ragioni la teoria sbagliata della garanzia è dappertutto abbandonata; e se ne deve parlare soltanto perché ad ogni tratto è messa fuori dai soliti dilettanti della carta moneta.

 

 

Per attuare il programma di vera ossia duratura stabilizzazione il nostro tesoro, all’unisono con le tesorerie degli stati a finanza razionale, agisce secondo una regola ben differente, che si potrebbe chiamare dell’equilibrio tra i fattori economici. Supponendo che:

 

 

  • a) 25 lire per 1 dollaro (o quell’altro rapporto che fosse stabilito dal tesoro) sia la base della stabilizzazione;
  • b) che, dato questo rapporto di cambio, un livello di 160 dei prezzi esteri corrisponda ad un livello 800 dei prezzi interni delle merci in generale; e correlativamente 150 a 750, ecc. ecc., sempre nel rapporto di 1 a 5, identico al rapporto supposto tra le parità monetarie;
  • c) che, per mantenere il livello interno dei prezzi delle merci ad 800, sia necessaria e sufficiente la circolazione attuale di 21,6 miliardi di lire carta (passo sopra alla mia preferenza per i 20 miliardi, perché qui voglio porre un problema di pura tecnica);
  • d) che, al supposto livello di cambio stabilizzato, di circolazione e di prezzi esteri ed interni, delle merci, la bilancia dei pagamenti internazionali si trovi in una condizione di equilibrio o pareggio;
  • e) che parimenti sia in pareggio il bilancio dello stato e delle aziende statali;

 

 

  • constatato che le condizioni a ed e sono attualmente esistenti, che la condizione c presenta un alto grado di probabilità, e che le condizioni b e d appaiono assai vicine alla loro effettiva realizzazione;
  • giuocoforza è concludere che il tesoro italiano è in grado di attuare il programma di stabilizzazione al livello a favore di cui a ragion veduta esso si decidesse.

 

 

Infatti, supponiamo che per un avvenimento qualsiasi, ad esempio cattivo raccolto, la bilancia dei pagamenti (condizione d) diventi momentaneamente sfavorevole, ossia che noi si debba pagare all’estero 1 miliardo di lire carta di più di quanto noi abbiamo diritto di riscuotere. Ecco un fatto che parrebbe dover mettere in pericolo la stabilizzazione raggiunta. Niente affatto. I debitori del miliardo potrebbero invero portare alle casse della Banca d’Italia 1 miliardo di lire carta, sia direttamente sia attraverso le banche di cui sono clienti; e riceverebbero dalla Banca, al cambio stabilizzato di 25 lire per 1 dollaro, tratte per 40 milioni di dollari sul fondo del prestito Morgan, fondo che, secondo l’usanza universale, sarebbe depositato all’estero appunto a questo scopo.

 

 

Il fondo, in un primo momento, si ridurrebbe da 100 a 60 milioni di dollari; ma, ed è qui l’essenza del meccanismo, contemporaneamente la circolazione lavorante in paese si ridurrebbe da 21,6 a 20,6 miliardi di lire-carta. O che forse quei tali debitori all’estero non hanno dovuto consegnare alla Banca d’Italia 1 miliardo di lire, ossia annullare biglietti per altrettanta somma ai fini della circolazione interna?

 

 

Ed ecco svolgersi, con logica impeccabile, gli effetti della circolazione ridotta: i prezzi interni delle merci ribasserebbero al di sotto del livello dei prezzi esteri, con cui prima erano alla pari; – i prezzi bassi favorirebbero le esportazioni e scoraggerebbero le importazioni. Invece di un disavanzo, nascerebbe un avanzo nella bilancia dei pagamenti internazionali. I nostri crediti supererebbero i debiti; ed un saldo attivo in dollari ci sarebbe dovuto. Il processo di aggiustamento durerebbe finché i livelli dei prezzi esteri ed interni non si fossero nuovamente parificati; e siccome ciò non potrebbe accadere fino a quando la circolazione interna non fosse ritornata a 21,6 miliardi di lire carta, è evidente che il supero delle esportazioni sulle importazioni dovrebbe giungere sino a fruttarci un credito liquido di 40 milioni di dollari. Gli esportatori italiani, per provvedere alle loro occorrenze di spesa, realizzerebbero le tratte sull’estero; e direttamente od indirettamente, i 40 milioni di dollari sarebbero, per far lire, presentati agli sportelli della Banca d’Italia, la quale li ritirerebbe, consegnando in cambio 1 miliardo di lire carta. Alla fine, ritornati i prezzi esteri ed interni in equilibrio, ristabilito il pareggio nella bilancia dei pagamenti internazionali, la Banca d’Italia si troverebbe nuovamente in possesso di un fondo dollari riaumentato da 60 a 100 milioni e la circolazione interna ritornerebbe ad essere di 21,6 miliardi di lire.

 

 

Quello che sopra ho descritto è naturalmente lo schema ideale del meraviglioso meccanismo che rende i cambi stabilizzati. Nella pratica ci sono attriti, movimenti sussultori ed ondulatori, aggiustamenti e riaggiustamenti. Qui ho voluto soltanto indicare le grandi linee del fenomeno; e cercare di spiegare come, osservate le condizioni poste, il programma di stabilizzazione sia oramai attuabile. I fautori della sbagliata teoria della garanzia pretenderebbero fare a meno della osservanza della condizione relativa al fermo al volume della circolazione. Ciò è assurdo, perché, rotto l’equilibrio esistente in un punto, tutti gli altri punti rimarrebbero campati in aria e dovrebbero cercare un’altra posizione. Il che vuol dire che il cambio non potrebbe assolutamente rimaner fermo al livello prescelto, ma dovrebbe cercare un altro punto d’arresto. Per la stabilizzazione è dunque sufficiente ma è altresì necessario osservare le condizioni poste; è cioè sufficiente e necessario che, al livello prescelto, esista uno stabile equilibrio tra i diversi fattori economici.

 

 

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