Vocabolario monetario

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 29/07/1924

Vocabolario monetario

«Corriere della Sera», 29 luglio 1924

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 755-759

 

 

 

Le discussioni monetarie sono non di rado infeconde, perché le stesse parole sono adoperate a significare concetti differenti: rivalutazione, svalutazione, stabilizzazione tornano nel discorso con significati differenti, sicché nella confusione delle lingue i contendenti finiscono di non capirsi più. Mi è parso non inutile perciò di compilare un piccolo elenco di questi significati differenti attribuiti alle medesime parole, così da mettere sull’avviso coloro che leggono e talvolta non si sanno rendere ragione delle controversie a cui assistono. L’elenco non è compiuto e probabilmente non è esatto; nulla essendo così difficile come l’adoperare vocaboli proprii in questa complicata materia.

 

 

Rivalutazione n. 1. Chiamasi da taluno «rivalutazione» l’atto di quel governo, il quale, dopo avere annullato a zero il valore dell’antica moneta (ad esempio il marco-carta o il rublo-carta), emette una nuova moneta piena (marco-oro o il suo surrogato marco-rendita invece del marco-carta o chervonetz invece del rublo-carta). Siccome i vocaboli possono essere definiti nella scienza ad arbitrio, l’unica condizione posta essendo che la definizione convenzionale sia chiara e nota, così è lecito chiamare rivalutazione l’atto ora descritto. Sia ben chiaro soltanto che non si rivaluta affatto la vecchia moneta; marco-carta e rublo-carta rimangono a zero; ed i portatori di essi non ricevono nulla. Neppure i detentori di crediti in marchi-carta o rubli-carta ricevono di solito nulla. Nulla hanno ricevuto i detentori di rubli-carta. I creditori privati di crediti in marchi-carta scaduti e rimborsati in carta senza valore non ricevono nulla; solo i detentori privati di crediti ipotecari non scaduti riceveranno in marchi-oro il 15% dell’ammontare nominale del loro credito. I detentori di titoli di debito pubblico tedesco hanno ricevuto la vaga promessa che dei casi loro si parlerà quando la Germania avrà finito di pagare le riparazioni; il che vuol dire quando la generazione la quale ha sofferto la bancarotta statale sarà morta e il problema sarà maturo per dare sui diritti degli eredi un definitivo frego.

 

 

Non è male chiarire tutto ciò; essendo talvolta la Germania citata come un prototipo di onestà perché sta rivalutando il marco a 100 centesimi o pfennige-oro. Sta emettendo, bisogna correggere, una nuova moneta-oro; ma senza dare nulla ai detentori della vecchia moneta e quasi nulla ai creditori in marchi vecchi. La rivalutazione n. 1 ha una grande importanza sotto altri rispetti; ma non ha certo l’effetto sperato dai danneggiati della svalutazione: la gente rovinata vede codificata per sempre la propria rovina; e gli arricchiti si tengono ciò che avevano lucrato.

 

 

Rivalutazione n. 2. Chiamasi anche rivalutazione l’atto di quel governo il quale riporta la vecchia moneta dal livello a cui era arrivata all’antica parità. Sono semplici varianti, senza importanza, del n. 2 il dare o non dare un nome nuovo alla vecchia moneta. La caratteristica importante del n. 2 sta nel riportare la vecchia moneta al vecchio valore.

 

 

Si danno tuttavia variazioni interessanti di questo tipo di rivalutazione.

 

 

Se la vecchia moneta è scaduta relativamente poco di valore, appare più agevole riportarla alla parità. Perciò l’Inghilterra, la cui lira sterlina erasi svalutata da 100 a 70, sta riportandola alla pari e l’ha già riportata a circa 90.

 

 

Se la vecchia moneta è invece scaduta maggiormente, il cammino da percorrere è più lungo. Essendo, ad esempio, la lira italiana scaduta ad un dato momento da 100 a 18, ci volle più fatica a riportarla al livello odierno di 23, di quanto abbia durato l’Inghilterra a riportare la sterlina dal 70 al 90%. Se si fa il conto, un aumento da 18 a 23 è suppergiù lo stesso, proporzionatamente, di un aumento da 70 a 90: circa il 300%.

 

 

Breve o lunga la via, possibile o circondata di gran difficoltà l’impresa, la rivalutazione n. 2 è la sola che si possa chiamar tale nei rispetti dei possessori o creditori in vecchia moneta.

 

 

Rivalutazione n. 3. Taluno parla di rivalutazione anche se questa non è piena. Quando, ad esempio, il franco-carta francese, caduto a 20 centesimi-oro circa, con rapida manovra fu riportato al livello di 32, a cui stava poco dianzi, si parlò di «rivalutazione». Bisognerebbe aggiungere per lo meno l’aggettivo «parziale». E bisognerebbe tener nota altresì, per apprezzare lo sforzo compiuto ed i risultati ottenuti, del periodo di tempo per cui la svalutazione era durata. Quasi sempre le rivalutazioni parziali, sinora verificatesi, seguirono ad una svalutazione rapida, che durava da poco tempo: così in Francia ieri, così nella Ceco-Slovacchia prima. Quando la svalutazione fu rapida ed è di recente origine, i prezzi delle merci, dei beni, dei redditi, dei capitali, i salari, gli stipendi, ecc. ecc. non hanno ancora avuto tempo di adattarsi alla svalutazione monetaria; ed una violenta ripresa della moneta non turba a fondo interessi acquisiti e può avvenire senza gravi difficoltà.

 

 

Invece la rivalutazione, anche parziale, incontra difficoltà enormemente maggiori quando la svalutazione dura da gran tempo. La stessa Inghilterra esita a spingere la sterlina dal 90% alla parità, perché teme di danneggiare il pareggio del bilancio e di mettere in pericolo le industrie esportatrici. La Francia, la quale ha potuto rivalutare il franco da 20 a 32 centesimi, perché il ribasso era recente, non pensa per ora a riportarlo inoltre da 32 a 100 e forse neppure a 50, perché le difficoltà paiono formidabili, a causa della maggiore antichità della svalutazione. Dura anzi fatica a mantenerlo a 32 ed il ribasso attuale a circa 28 è indice delle difficoltà della rivalutazione parziale.

 

 

Stabilizzazione n. 1. È quella di fatto, che si verifica da qualche anno in Italia. Sono circa tre anni che la lira in media vale 23 centesimi-oro. Le oscillazioni attorno a questa media erano dapprima assai ampie; ora tendono a ridursi. Nessun atto del legislatore è intervenuto però a dichiarare che il corso di 23 debba essere quello stabile. La lira può oscillare sopra e sotto siffatto livello.

 

 

Stabilizzazione n. 2. Si ha quando il legislatore interviene a dichiarare che il governo cambierà le vecchie monete in nuove monete piene ad un rapporto fissato per legge. Se, ad esempio, il governo italiano coniasse nuove lire-oro o stampasse nuove lire-carta permutabili alla pari in oro e dichiarasse di cambiare 4 lire-carta attuali in 1 lira-oro, si avrebbe la stabilizzazione della lira attuale al corso del 25%. Per molte ragioni che qui sarebbe, in sede di definizione, troppo lungo chiarire, tale sistema, assai usato in passato e riapplicato recentemente, darebbe luogo a complicazioni stranissime e pericolose. L’Italia applicò questo sistema quando cambiò la corona austriaca al corso di 60 centesimi di lire-carta nelle nuove province ed ai corsi di 40 e 7 centesimi a Fiume. Le lagnanze senza numero sorte in quei luoghi, lagnanze per lo più nei casi singoli giustificate, provano quanto più straordinariamente difficile sarebbe una operazione consimile in un grande paese. Notisi che le lagnanze sorte nelle nuove province si sarebbero ugualmente udite, con altrettanta ragione, in altri casi e da altre persone, se diverso fosse stato il sistema adottato.

 

 

Stabilizzazione n. 3. È, come la seconda, anche quella n. 3 una stabilizzazione «legale». Fu adottata in Argentina ed altrove. Per spiegarla in termini italiani, essa consisterebbe in questo: il governo dovrebbe dichiararsi pronto a dare un assegno pagabile all’estero di 25 centesimi-oro a chiunque gli consegni 1 lira-carta od a pagare con 1 lira-carta un assegno estero di 25 centesimi-oro. All’interno seguiterebbe a circolare la lira-carta odierna; ma ognuno sarebbe sicuro di poterla sempre cambiare a sua volontà in 25 centesimi-oro e viceversa sarebbe sicuro di avere 1 lira-carta dando 25 centesimi-oro. La moneta corrente ridiventa moneta aurea, così come si dice stia accadendo ora in Germania; con questa differenza che ai portatori tedeschi di marchi-carta non fu dato nulla, mentre nell’esempio citato ed anche nella stabilizzazione n. 2 ai portatori di lire-carta si darebbero 25 centesimi-oro.

 

 

La stabilizzazione n. 3 ha per sua caratteristica che, a differenza della 2, il governo non ritira le vecchie monete, né le cambia all’interno in 25 centesimi-oro. Le vecchie lire-carta continuano a correre all’interno; solo per i pagamenti da farsi all’estero o da ricevere dall’estero, il governo è pronto a dare in cambio di 1 lira-carta un titolo pagabile all’estero in 25 centesimi-oro; od a ricevere titoli pagabili in 25 centesimi-oro dando 1 lira-carta.

 

 

Quei governi i quali adottarono la stabilizzazione n. 3 vollero conseguire due effetti: il primo fu di ritornare ad una moneta a base oro; ed il secondo fu di ritornarvi senza spostare i complicati rapporti sorti in lunghi anni all’interno sulla base della lira-carta. Il legislatore, dopo avere, con le sue emissioni, profondamente modificati i rapporti di dare ed avere tra cittadini, quando crede che essi si siano oramai fissati ad un certo livello, afferma di non volere più intervenire in questi rapporti e si dichiara soltanto disposto a garantire che, ad un certo saggio, la moneta di carta sarà cambiata in moneta d’oro per i pagamenti esteri.

 

 

Come ho detto nella premessa, probabilmente le varietà sono in numero maggiore di quelle definite. Oltre alla definizione, non ho voluto esporre intorno alle sei varietà dichiarate alcun giudizio. Innanzi tutto, giova veder chiaramente il fine che si desidera o si oppugna.

 

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