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13 aprile 1946 – Stato di previsione di spase del Ministero del Commercio Estero

Consulta Nazionale – Resoconti

Interventi e Relazioni parlamentari, a cura di Stefania Martinotti Dorigo, Vol. II, Dalla Consulta nazionale al Senato della Repubblica (1945-1958), Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1982, pp. 205-209

 

 

 

È all’esame delle Commissioni riunite Finanze e Tesoro e Industria e Commercio lo schema di provvedimento legislativo Stato di previsione della spesa del Ministero del Commercio con l’estero per l’esercizio finanziario 1945-46 (n. 161). Prende la parola per primo il consultore Campilli, relatore per la Commissione Industria e Commercio, rilevando, tra l’altro, che «alcuni dati del bilancio presentato… attestano come non ci sia nessuna adeguatezza fra i compiti e le funzioni del Ministero del Commercio con l’estero e le cifre impostate nel bilancio stesso… invoca perciò per il Ministero stesso un bilancio più adeguato alle sue attività». Ha poi inizio la discussione generale sul provvedimento, con interventi di Molinelli e Campilli; quindi L. Einaudi rileva l’importanza della questione sollevata circa la insufficienza degli stanziamenti per il bilancio del Ministero del Commercio con l’estero. A parte la questione se convenga allargare o restringere le funzioni del Ministero con l’estero, crede che oggi, seguendo lo spirito con cui sono regolati tutti gli emolumenti dei funzionari dei ministeri, un’aggiunta agli stanziamenti non produrrebbe se non maggiore confusione e quindi un’amministrazione e un funzionamento peggiori degli attuali. È noto che alcuni dei migliori funzionari del Ministero degli Esteri se ne vanno o se ne sono già andati. Ma a questo inconveniente, che è veramente l’inconveniente essenziale nel funzionamento del Ministero del Commercio con l’estero, non si rimedia aumentando gli stanziamenti. Si potrebbe rimediare solo elevando gli stipendi, per legare al Ministero persone che hanno dimostrato di essere veramente capaci; altrimenti produrremmo un danno, perché invece di avere una persona mediocre che accetta di lavorare a 170.000 lire al mese, ne avremo due, tre, quattro; e sarà una confusione peggiore di quella che c’è adesso. Si tratta quindi di mutare le idee che si riferiscono alla rimunerazione delle persone cui si vuole attribuire una funzione essenziale, che possa essere di guida allo scopo di espandere maggiormente il commercio con l’estero.

 

 

Quanto poi allo stanziamento per le Camere di commercio, esprime una riserva sull’opportunità di nuovamente istituire alcune Camere di commercio nei luoghi dove già esistevano; occorrendo a ciò avere il gradimento degli stati nei quali le Camere di commercio dovrebbero avere sede. Dubita, ad esempio, che sia conveniente oggi di ricostituire una Camera di commercio a Londra.

 

 

Il relatore replica che, «avendo avuto modo di visitare la Camera di commercio di Londra, ha notato che gli stanziamenti erano insufficienti ed in seguito non erano stati addirittura più corrisposti; ma lo stesso ambasciatore riteneva opportuno di conservare quella Camera di commercio».

 

 

L. Einaudi conferma comunque di considerarla finora inopportuna.

 

 

La discussione prosegue con interventi di Campilli, Vanoni, del presidente Cerabona e Molinelli; quindi il relatore rileva che «Il senatore Einaudi ha posto la questione in termini abbastanza crudi: manca nel Ministero un’attività direttrice, perché i due direttori generali del commercio estero se ne sono andati… non possiamo lasciare senza direzione i nostri rapporti commerciali di importazione e di esportazione, in confronto a paesi che disciplinano il commercio estero nel modo più ampio». L. Einaudi accenna l’opportunità di avere sott’occhio anche il bilancio di altri organi che si interessano del commercio estero, come, per esempio quello dell’Istituto per il commercio estero, il cui bilancio si alimenta in rapporto ad una percentuale sul valore delle importazioni e delle esportazioni. Quest’opera di propaganda del commercio estero era stata affidata a suo tempo all’I.C.E., e trattasi di un organismo che ha sempre avuto notevole importanza in questo settore.

 

 

Il relatore «osserva che l’I.C.E. svolge oggi un’attività contingente; ma dovrebbe ritornare alla sua funzione originaria, di essere cioè come il pilota degli esportatori ed importatori, svolgendo opera di consulenza, di impostazione, di consigli ecc. I suoi compiti dovrebbero essere insomma fissati in base a quella che era la sua natura statutaria».

 

 

Interviene ancora Ernesto Rossi, quindi il presidente dichiara chiusa la discussione generale; i sei articoli del provvedimento sono messi ai voti e approvati senza discussione. Quindi il presidente «Osserva che la relazione del consultore Campilli si conclude con una raccomandazione corrispondente a quella emersa dalla discussione. Pone quindi ai voti la relazione comprendente la raccomandazione stessa». La relazione viene approvata, quindi il presidente dichiara che la Commissione esprime parere favorevole allo schema di provvedimento, con la raccomandazione appena approvata.

 

 

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