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13 dicembre 1955 

Atti Parlamentari, Senato della Repubblica. Dibattiti

Interventi e Relazioni parlamentari, a cura di Stefania Martinotti Dorigo, Vol. II, Dalla Consulta nazionale al Senato della Repubblica (1945-1958), Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1982, pp. 801-819

 

 

 

L. Einaudi fa il suo ingresso a Palazzo Madama, per la prima volta dopo il settennato presidenziale. Il presidente Merzagora lo accoglie con queste parole: «Sono sicuro di interpretare il sentimento unanime del Senato rivolgendo un deferente e cordiale saluto al presidente Einaudi, il quale interviene oggi per la prima volta al lavori dell’Assemblea dopo la cessazione dalla suprema magistratura della Repubblica, alla quale ha prodigato le sue insigni doti di studioso e di statista. Dalla sua rinnovata partecipazione ai lavori parlamentari il Senato attende, come per il passato, un prezioso contributo di scienza e di saggezza politica. Per questa attività formulo i voti più affettuosi. (Vivissimi, generaliapplausi)».

 

 

Interviene il presidente del Consiglio Segni: «A nome del governo e mio personale mi associo alle parole del presidente di questa Assemblea e porgo al presidente Einaudi, del quale ebbi l’onore di essere collega in un momento molto difficile per la politica monetaria italiana e al quale noi andiamo tutti debitori della stabilità della nostra moneta, bene prezioso tra i preziosi, il mio saluto e il più fervido augurio che egli possa ancora a lungo collaborare in questa Assemblea con quello spirito di solidarietà sociale, con quella nobiltà e con quella sapienza con la quale egli ha retto in questi anni la suprema magistratura dello stato. (Vivissimi, generali applausi)».

 

 

L. EINAUDI prende la parola:

 

 

Ringrazio il presidente del Senato delle cortesi espressioni che ha avuto a mio riguardo e ringrazio anche il presidente del Consiglio del saluto che ha voluto porgermi. Sono orgoglioso di rientrare in questa Aula nella quale la prima volta ho fatto il mio ingresso il 9 dicembre 1919, quasi esattamente trentasei anni fa. Molto spazio di tempo corre da quell’epoca ad oggi.

 

 

Quando sono entrato accompagnato, come allora era uso, al banco della presidenza dai miei due carissimi amici senatori Francesco Ruffini e Luigi Albertini, l’impressione che ho avuto era quella di un certo timore reverenziale. Nell’Aula si vedevano molti più capelli canuti di quelli che io vegga adesso, molti più uomini dall’aspetto venerando – non che noi non l’abbiamo, ma allora questo aspetto era più d’uso ed incuteva soggezione; ma la soggezione mi è venuta meno a grado a grado, non appena mi sono potuto persuadere che in quell’Aula dominava la più ampia e illimitata libertà dì discussione intorno ai problemi, pure importanti, che si discutevano. Se non vi è questa libertà illimitata di discussione, manca la ragione del Parlamento, manca la ragione della libertà politica. Un po’ per volta questa libertà di discussione si è illanguidita e si è da libertà illimitata convertita gradatamente in una libertà tecnica, in una libertà oggettiva. Anche durante,il ventennio c’era discussione, ma poteva attuarsi soltanto nell’ambito di certe idee, entro certi confini che non potevano essere oltrepassati. La limitazione fu causa di grave scadimento delle discussioni medesime. Ed io ricordo che negli ultimi anni, mancando l’animo della discussione, mancando l’animo dell’opposizione senza limiti, era necessario qualche volta che il presidente del Senato invitasse almeno due oratori a rappresentare le parti opposte. Quella non era discussione vera e propria, quella era un camuffamento della libertà politica e della libertà di discussione. Debbo dire che durante tutti gli anni in cui sono stato assente avendo sentito il dovere di seguire i dibattiti di questa Assemblea, dalla quale io non mi sono mai sentito idealmente distaccato, la lettura attenta di essi mi ha persuaso che noi siamo tornati a quella che è veramente discussione, perché senza limitazioni e sola garanzia di libertà politica.

 

 

Allo spirito di libertà che domina nella Assemblea nella quale oggi rientro rendo omaggio come al ritorno alle migliori tradizioni delle epoche passate. (Vivissimi, generali applausi. Molte congratulazioni).

 

 

 

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