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28 giugno 1946 – Sul confine occidentale

Atti Parlamentari – Assemblea Costituente – Assemblea plenaria, Discussioni

Interventi e Relazioni parlamentari, a cura di Stefania Martinotti Dorigo, Vol. II, Dalla Consulta nazionale al Senato della Repubblica (1945-1958), Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1982, pp. 247-251

 

 

 

L. EINAUDI inizia la propria attività di deputato all’Assemblea costituente sottoscrivendo, insieme con altri deputati, la seguente interrogazione:

 

 

«Interroghiamo il ministro degli Affari esteri per conoscere se rispondano a verità le notizie pubblicate dalla stampa concernenti il destino di Briga, Tenda e del Moncenisio, che così profonda commozione hanno suscitato nell’opinione pubblica del paese».

 

 

Il presidente Saragat ne dà lettura; prende quindi la parola l’on. De Gasperi, presidente del Consiglio e ministro degli Esteri e dichiara tra l’altro che non vi sarà «nessuna flessione da parte nostra; nessuna sosta nella nostra resistenza ad una decisione ingiusta, sulla quale non siamo stati consultati e della quale non abbiamo corresponsabilità né innanzi alla nostra famiglia nazionale, né innanzi alla più vasta famiglia dei popoli liberi».

 

 

A questo punto interviene L. EINAUDI:

 

 

A nome dei firmatari dell’interrogazione, prendo atto delle parole pronunciate dal presidente del Consiglio, quando ha detto che il governo avrebbe opposto la maggiore resistenza alle domande presentate e che, a quanto abbiamo sentito – sebbene la notizia non sia ancora irrevocabile – sarebbero già state deliberate a Parigi.

 

 

Come italiano e come piemontese, eletto nei due collegi del Piemonte, non posso che farmi eco del dolore profondo che quelle popolazioni sentiranno, quando saranno convinte che proprio nessun rimedio esiste a questa prepotenza.

 

 

Devo ricordare che quei confini occidentali sono stati conquistati con la fatica, col dolore e col sangue di intere generazioni di italiani. Noi avevamo sperato – o almeno i nostri avi avevano sperato – nel 1860 che fosse posta una pietra sulle discordie che per secoli avevano turbato le relazioni tra l’Italia e la Francia.

 

 

In quell’anno era stato suggellato una patto d’amicizia perpetua, amicizia che sarebbe stata e sarà perpetua fino al giorno nel quale i confini dell’Italia saranno posti sulla cima delle Alpi, così che le acque che discendono dalla parte francese spettino alla Francia e le acque che discendono dalla parte italiana spettino all’Italia. Io spero ancora che le deliberazioni prese a Parigi non siano irrevocabili, in quanto ritengo – tutti gli italiani ritengono – che l’Italia e la Francia sono destinate a vivere amiche tra di loro, sorelle tra di loro, partecipanti ambedue all’opera di pace e di prosperità internazionale. Ma a questa concordia degli animi tra Italia e Francia farebbe ostacolo – forse farebbe ostacolo grave e insormontabile – questa pietra di discordia, la quale venisse gettata tra i nostri due popoli che sono fatti per amarsi fra di loro.

 

 

Con questo augurio, che la parola di Parigi non sia irrevocabile, io mi associo ai voti del presidente del Consiglio. (Applausi).

 

 

Dopo interventi di numerosi deputati, il presidente conclude: «La amputazione del territorio nazionale di Tenda e Briga, se fosse confermata, ci riempirebbe di costernazione come italiani e di dolore come fautori di una politica di solida amicizia tra la Francia e l’Italia… Sarebbe doloroso constatare che la diffidenza avesse a prevalere sulle esigenze di una solidarietà internazionale, che è così necessaria al consolidamento della democrazia e della pace».

 

 

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