Ammonimenti
Tipologia : Paragrafi/Articoli
Data pubblicazione : 02/11/1920

Ammonimenti

«Corriere della Sera», 2 novembre 1920

 

 

 

Che ben 40 tecnici  e 954 operai siano stati allontanati dalla Fiat perché accusati di crumiraggio nel periodo di occupazione delle fabbriche non è stato smentito dalla FIOM. Non averli potuto difendere fu annoverato dai due dirigenti dimissionari, Agnelli e Fornaca, tra i motivi più potenti del loro proposito di abbandonare la grande impresa torinese. Gli organizzatori, non che vergognarsi, grandemente si vantano di siffatto risultato, che essi reputano una segnalata vittoria dello spirito di solidarietà operaia. Tutti i lavoratori debbono essere costretti ad unire insieme le loro forze, o per virtù di convincimento spontaneo o per la paura di essere privati dei mezzi di lavorare e di vivere, per la paura di vedersi negato casa, vitto e vestito, di essere scacciati dal consorzio dei propri compagni. «Nullos ei ave dicat, aut eum osculari praesumat. Nemo ei jungatur in consortio, neque in aliquo negotio. Maledictus sit ubicumque fuerit, sive in domo, sive in agro, sive in via, sive in semita». Oggi i socialisti, eredi dei barbari germanici del secolo VII dopo Cristo, non concepiscono la lotta, se non sotto l’aspetto della interdizione dall’acqua e dal fuoco. Anch’essi ripetono colla vecchia formula ex-communicationum: «Nessuno saluti il crumiro, nessuno lo baci. Nessuno tratti con lui alcun affare, né si unisca a lui in compagnia. Sia egli maledetto, dovunque si trovi, sia in casa, sia sul campo, sia sul sentiero». Così potevano parlare i barbari, appena usciti dalle selve germaniche e fanatici neofiti del cristianesimo; e noi manderemo a governare le cose del Comune, ossia di tutti, i nuovi fanatici di un pazzesco verbo venuto dall’Asia?

 

 

Persino nella gentile Toscana, dove i costumi erano da secoli modello di cortesia al mondo, l’ondata barbarica importata dai fanatici del comunismo sta facendo regredire le popolazioni alle tenebre più tetre del medioevo. È di ieri l’episodio di quel ferito in una sera di tafferugli elettorali e di ebbrezze per la vittoria comunista, il quale non poté, essendo estraneo ed avversario della chiesa comunista, essere caricato, morente, sul treno per essere condotto d’urgenza al più vicino ospedale. Muoia il rinnegato, il borghese, come un cane sulla pubblica strada: ma non una mano proletaria si alzi per lenire le sue sofferenze negli ultimi istanti della vita. Dicevano le formule di scomunica dei primi secoli del medioevo: «Maledictus sit in totis viribus corporis. Maledictus sit in totis compaginibus membrorum; a vertice capitis usque ad plantam pedis non sit in eo sanitas». Oggi, nuovamente, dinanzi ai colpevoli di mancato omaggio e voto al vangelo comunistico, gli adepti ripetono: «Sia maledetto in tutte le forze del corpo. Sia maledetto in tutta la compagine delle sue membra; né in lui rimanga nulla di sano dalla punta del capo sino alla pianta dei piedi». Chi non avrà la tessera del partito, domani, se vinceranno i fanatici del comunismo, non avrà né pane né latte né vestito; malato, non sarà ricoverato all’ospedale; senza tetto, non avrà casa dal commissario comunale agli alloggi. E noi daremo a simile gente il governo di noi stessi?

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