Il saluto di Einaudi

Tratto da:

Gazzetta del popolo

Data di pubblicazione: 17/06/1948

Il saluto di Einaudi

«Gazzetta del popolo», 17 giugno 1948

 

 

 

Quando cerco di risalire ai ricordi dei primi anni nei quali cominciai a guardare dentro nella carta stampata, sempre mi rivedo dinnanzi agli occhi mio padre seduto in un seggiolone, che ancora conserviamo, posto nel piccolo stanzino separato da un assito dall’ufficio di esattoria di Carrù, con in mano il Popol e la Piemonteisa.

 

 

Erano i nomi con i quali noi ragazzini conoscevamo la Gazzetta del Popolo e quella che poi divenne la Stampa. Di formato più piccolo la Gazzetta del Popolo ma piegata in otto pagine; di formato ordinario in quattro pagine la Gazzetta piemontese. Non ricordo a quale delle due fosse più affezionato mio padre; ma suppongo che per essere egli stato compagno nelle scuole elementari di S. Damiano Macra di Giovanni Giolitti, propendesse verso il giornale che fin d’allora era considerato più vicino allo statista piemontese. Ma grande era il rispetto professato altresì per gli uomini della Gazzetta del Popolo: Bottero, di cui si ricordavano nei comuni della campagna piemontese le memorande polemiche con Don Margotti, Cerri che per anti anni resse le sorti del fiero giornale. La rubrica del «sacco nero», che nei primi decenni alimentava discussioni acerbe tra il parroco liberale (uno ne conobbi, antico cappellano militare ed orgoglioso della sua croce mauriziana) ed il mangiapreti locale, a poco a poco impallidiva, sino a scomparire del tutto.

 

 

Oggi, la Gazzetta del Popolo compie i cent’anni. Gran cammino ha corso l’Italia nel frattempo; e mentre essa mutava volto, anche la Gazzetta diventava un’altra. Era un giornale di polemica politica, fornito di lunghi articoli, di pochi «dispacci elettrici» e di ancor più scarsi «annunci». Oggi è un grande giornale moderno, nel quale il notiziario ha necessariamente il miglior luogo. È scomparsa l’appendice dei lunghi romanzi tradotti dal francese, che si ritagliava e, diligentemente cucita, era un surrogato di libro nella nascente biblioteca, dove quelle prime conquiste pur si conservano a ricordo degli inizi della mia mania bibliofila; ma al posto suo è comparsa la terza pagina delle novelle, dei saggi critici, delle varietà scientifiche. Sono nuove le fotografie e le illustrazioni; ma è antico e destinato a durare nel tempo il solido buon senso con cui gli uomini e gli avvenimenti sono giudicati per quel che in verità valgono e sono, anche se la verità è diversa dai propositi dichiarati e dalle descrizioni partigiane.

 

 

Auguro che fra cent’anni ancor vi siano lettori i quali, avendo stima di chi la dirigerà e la scriverà ne traggano consiglio di vita operosa e vantaggiosa a sé ed alla patria.

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